Data ultimo aggiornamento: 11 agosto 2026

La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, comprende le attività che aiutano i motori di ricerca a trovare, interpretare e selezionare contenuti utili per le persone. Non riguarda soltanto il posizionamento di una pagina per una parola chiave: comprende l’accessibilità tecnica del sito, l’organizzazione delle informazioni, la qualità dei contenuti, la reputazione della fonte e la capacità di rispondere a bisogni di ricerca reali.

Negli ultimi anni la ricerca si è estesa oltre il tradizionale elenco di risultati. Google presenta immagini, video, prodotti, mappe, risultati locali, risposte dirette e contenuti generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Anche ChatGPT, Gemini, Perplexity e altre piattaforme possono cercare, selezionare e citare fonti presenti sul web.

Questo cambiamento non rende superata la SEO. Al contrario, richiede una SEO più completa. Una risorsa deve essere accessibile, comprensibile, attendibile, riconoscibile e sufficientemente utile da meritare di essere utilizzata come fonte. Ciò che viene spesso chiamato GEO non è quindi una disciplina separata: è un ulteriore sviluppo della SEO, sollecitato dalla ricerca generativa.

Ciao, sono Francesco Margherita, un consulente SEO. Ho sviluppato questa lunga guida sulla SEO per provare a spiegare con parole semplici cosa significa fare SEO e soprattutto in che modo la SEO può essere utile al tuo business. La guida è suddivisa in paragrafi lungo i quali ho cercato di tracciare un percorso storico e soprattutto di porre l’accento su cose che non penseresti essere pertinenti con la SEO e che invece lo sono. Spero che questa guida ti sia utile per inquadrare bene la materia e capire se – e in che modo – la SEO possa rappresentare una strada percorribile e sostenibile per il tuo business.

Francesco Margherita
Francesco Margherita

Perché questa guida è affidabile

La guida SEO che stai per leggere è stata realizzata da Francesco Margherita, già:

Qua e là troverai link interni verso gli articoli pertinenti di approfondimento sul mio blog e se non dovessero bastare, troverai anche riferimenti diretti a fonti e approfondimenti di Google per singolo argomento.

Francesco Margherita ha curato e/o cura aspetti della SEO per aziende come:

  • Aruba Business (pianificazione editoriale per il blog)
  • Bakeca srl (analisi SEO in itinere per il portale di annunci generalista)
  • Tessiland.com (Analisi SEO in itinere per lo shop online leader di settore nella vendita di filati)
  • Irpot.com (Analisi in itinere per lo shop online leader nel settore articoli per feste)
  • Armont & Blaine (Analisi SEO periodiche sulla piattaforma e-commerce)
  • Pacopetshop.it (Audit SEO per lo shop online di articoli per animali)

Puoi leggere alcune recensioni su di me a questo link.

Definizione SEO

La SEO è l’insieme delle attività che migliorano il rapporto tra una risorsa digitale, i sistemi di ricerca e le persone che li utilizzano. Il suo scopo è rendere i contenuti tecnicamente accessibili, semanticamente comprensibili, pertinenti rispetto alle ricerche e sufficientemente affidabili da essere selezionati e mostrati.

La SEO non coincide con il semplice inserimento di parole chiave. Comprende l’architettura del sito, la scansione e l’indicizzazione, i contenuti, i collegamenti interni, i segnali provenienti dal resto del web, l’esperienza della pagina e la misurazione dei risultati.

I motori di ricerca moderni interpretano significati, relazioni tra entità, contesto e intento. La corrispondenza letterale tra query e testo rimane utile in alcuni casi, ma non è più il centro del lavoro.

Differenze tra la SEO dei primi anni 2000 e quella attuale

SEO nei primi anni 2000SEO oggi
Attenzione concentrata sulla presenza e sulla ripetizione delle parole chiave esatte.Attenzione rivolta al bisogno dell’utente, al contesto della ricerca e alla capacità della pagina di fornire una risposta utile.
Creazione di una pagina per ogni variante significativa della parola chiave.Accorpamento delle query che esprimono lo stesso bisogno in risorse complete, evitando duplicazioni e contenuti seriali.
Meta keyword considerate utili; title e altri metadati ottimizzati soprattutto attraverso le parole chiave.Meta keyword irrilevanti; title utile per descrivere il contenuto e favorire la scelta del risultato. La meta description può influenzare il clic quando Google decide di utilizzarla.
Importanza attribuita soprattutto alla quantità dei backlink.Valore attribuito a link editoriali pertinenti, reputazione della fonte e relazioni autentiche con il resto del web.
Testi prodotti principalmente per ottenere una posizione nei risultati di ricerca.Contenuti pensati per risolvere un problema, sostenuti quando possibile da esperienza diretta, competenza, dati, esempi e fonti.
Lunghezza, densità delle parole chiave e formule ripetibili trattate come criteri di ottimizzazione.Nessuna lunghezza ideale: il contenuto deve essere completo quanto serve e breve quanto possibile.
SEO tecnica concentrata soprattutto su tag HTML, sitemap e struttura degli URL.SEO tecnica estesa a scansione, indicizzazione, canonicalizzazione, rendering JavaScript, prestazioni, dati strutturati e gestione delle diverse versioni delle pagine.
Risultati di ricerca composti prevalentemente da collegamenti testuali.Risultati articolati in pagine web, immagini, video, prodotti, mappe, notizie, risposte dirette e contenuti generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
Ottimizzazione finalizzata principalmente a ottenere una posizione e un clic.Ottimizzazione finalizzata a essere trovati, compresi, selezionati, presentati e citati nelle diverse esperienze di ricerca.
Usabilità e compatibilità mobile considerate aspetti secondari.Esperienza complessiva della pagina importante per utenti e motori di ricerca, senza ridurla a un unico punteggio o fattore.
Produzione di contenuti facilmente scalabile attraverso modelli e riscritture.Maggiore attenzione all’originalità e al valore aggiunto; la produzione massiva di pagine non utili può rientrare nelle politiche antispam.
Valutazione dei risultati basata soprattutto su posizione e volume di traffico.Misurazione basata su visibilità nelle diverse superfici, traffico qualificato, conversioni, citazioni, domanda di marca e valore economico.


L’ecosistema Google

Google Search non presenta più una sola lista di collegamenti. A seconda della ricerca può mostrare risultati testuali, immagini, video, prodotti, mappe, schede locali, notizie, risultati di Discover, risposte dirette, AI Overview e AI Mode.

La SEO deve quindi individuare le superfici pertinenti al progetto. Un e-commerce dovrà lavorare anche su dati di prodotto, Merchant Center, immagini, disponibilità, spedizioni e resi. Un’attività locale dovrà curare sito, Profilo dell’attività su Google, informazioni aziendali e recensioni. Un editore dovrà considerare Google News, Discover, immagini, video, firme, date e trasparenza editoriale.

Non tutte le superfici richiedono gli stessi segnali, ma condividono una base: contenuti accessibili e indicizzabili, informazioni coerenti, struttura tecnica chiara e corrispondenza tra ciò che viene dichiarato nel codice e ciò che l’utente vede nella pagina.

Fonte –> Aspetto nella Ricerca Google

Google non è l’unico sistema di ricerca. Bing alimenta anche alcune esperienze di ricerca esterne, mentre DuckDuckGo combina fonti proprie e di altri fornitori. In determinati mercati sono rilevanti motori come Yandex, Baidu o Naver.

Le basi restano simili: accessibilità tecnica, indicizzazione, contenuti pertinenti e segnali di reputazione. Cambiano però l’indice, le funzionalità disponibili, il pubblico e il peso attribuito ai diversi segnali. Per questo le decisioni devono partire dai mercati e dai motori realmente utilizzati dagli utenti del progetto.


L’importanza dei contenuti web

Un contenuto SEO non deve soltanto contenere le parole associate a una ricerca. Deve offrire una risposta utile, affidabile e sufficientemente originale. Quando sul web esistono già decine di pagine che ripetono le stesse informazioni, una nuova riscrittura non produce necessariamente valore.

La qualità può derivare dall’esperienza diretta, da dati originali, esempi concreti, prove, confronti, immagini proprie, competenza specialistica, chiarezza espositiva o capacità di risolvere meglio un problema. La forma dipende dal bisogno: una risposta può richiedere dieci righe, una tabella, un video, un prodotto, uno strumento oppure una guida molto lunga.

L’intelligenza artificiale può assistere ricerca, organizzazione e scrittura. Il problema non è che un testo sia stato prodotto con l’AI, ma che vengano pubblicate su larga scala pagine non originali e prive di valore reale. Google considera abuso la produzione massiva destinata principalmente a manipolare i risultati, indipendentemente dal metodo con cui i contenuti sono stati generati.

Oltre all’ottimizzazione tecnica, è importante progettare i contenuti sulla base dell’osservazione dei risultati delle pagine già posizionate nelle SERP dei motori di ricerca. Studiare i concorrenti per comprendere le strategie che stanno utilizzando e analizzare gli argomenti correlati, può fornire ispirazione e indicazioni preziose per migliorare la propria presenza online. Strumenti come Sistrix possono essere utilizzati per identificare le tendenze di ricerca, individuare le parole chiave più rilevanti e valutare il posizionamento rispetto ai concorrenti. Progettare i contenuti in modo strategico, basandosi su dati analitici e una comprensione approfondita del proprio settore, è un elemento chiave per ottenere una visibilità duratura e di successo sui motori di ricerca.

Esperienza, competenza e riconoscibilità della fonte

La qualità non dipende soltanto dal testo. È utile rendere riconoscibili l’autore, l’organizzazione responsabile, le fonti utilizzate, la data di aggiornamento e l’esperienza concreta che sostiene le affermazioni.

Il concetto di E-E-A-T — esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità — non deve essere trattato come un singolo fattore misurabile. È un modello utile per valutare se una pagina e la sua fonte offrano ragioni sufficienti per essere considerate attendibili, soprattutto nei temi che possono incidere sulla salute, sulla sicurezza, sulle finanze o sul benessere delle persone.

Fonte –> Guida introduttiva all’ottimizzazione per i motori di ricerca


Search Intent (spiegato con esempi pratici)

Il search intent, o intento di ricerca, rappresenta la motivazione dietro una specifica query inserita in un motore di ricerca. Comprendere il search intent è fondamentale per creare contenuti che rispondano in modo efficace alle esigenze degli utenti. Esistono generalmente quattro tipi principali di search intent:

  1. Informational Intent (Intento Informativo): Gli utenti cercano informazioni specifiche. Ad esempio, una query come “come cucinare la pasta al dente” è chiaramente di natura informativa. In questo caso, un contenuto web dovrebbe fornire istruzioni dettagliate sulla preparazione della pasta al dente.
  2. Navigational Intent (Intento Navigazionale): Gli utenti cercano di raggiungere un sito web specifico o una pagina. Ad esempio, la query “Facebook login” indica un intento navigazionale. Un contenuto adatto dovrebbe fornire un link diretto alla pagina di accesso a Facebook.
  3. Transactional Intent (Intento Transazionale): Gli utenti cercano di compiere un’azione specifica, come effettuare un acquisto o scaricare qualcosa. Un esempio potrebbe essere la query “acquistare scarpe online”. Un contenuto pertinente dovrebbe presentare opzioni di acquisto, recensioni e informazioni sulle caratteristiche delle scarpe.
  4. Commercial Investigation Intent (Intento di Investigazione Commerciale): Gli utenti sono interessati a prodotti o servizi ma vogliono ulteriori informazioni prima di prendere una decisione. Ad esempio, la query “migliori laptop del 2023” indica un interesse nell’investigare opzioni prima di un acquisto. Un contenuto efficace dovrebbe fornire recensioni dettagliate e confronti tra i vari modelli.

Questa classificazione serve a orientarsi, ma le ricerche reali possono combinare più bisogni. Una persona può cercare informazioni, confrontare alternative e prepararsi all’acquisto nella stessa sessione o perfino nella stessa query.

Le ricerche conversazionali e generative rendono ancora più evidente questa complessità. Per rispondere a una domanda articolata, un sistema può scomporla in più ricerche correlate, recuperare fonti diverse e costruire una risposta complessiva. Google descrive questo processo come query fan-out.

Per la SEO significa che non basta ripetere la query principale. Occorre comprendere quali decisioni, dubbi, confronti e informazioni secondarie compongono realmente il problema dell’utente.

Approfondimento –> intenti di ricerca e di risposta

Strategie SEO per diverse tipologie di siti web

Una strategia SEO deve adattarsi al modello di business, al pubblico e al tipo di ricerca che il sito vuole intercettare. Le attività tecniche, editoriali e off page non hanno lo stesso peso in ogni progetto.

Siti e-commerce

La SEO di un e-commerce deve facilitare la scoperta dei prodotti e accompagnare le persone nella scelta. Le categorie intercettano generalmente ricerche più ampie, mentre le schede prodotto rispondono a esigenze specifiche e vicine all’acquisto.

Occorre lavorare sull’architettura delle categorie, sulla gestione dei filtri, sui collegamenti interni e sulla qualità delle schede prodotto. Descrizioni, immagini, varianti, disponibilità, recensioni, spedizioni e resi devono essere chiari e coerenti.

I dati strutturati di tipo Product e Offer, insieme ai dati inviati tramite Google Merchant Center, possono rendere i prodotti idonei alle diverse esperienze commerciali di Google. La creazione incontrollata di URL attraverso filtri e combinazioni di attributi deve invece essere gestita per evitare duplicazioni e spreco delle risorse di scansione.

Siti di aziende di consulenza

Un sito di consulenza deve rendere comprensibili i servizi offerti e dimostrare perché l’azienda possiede le competenze necessarie per erogarli.

Le pagine dei servizi devono descrivere problemi affrontati, metodo di lavoro, destinatari e risultati attesi. Casi di studio, testimonianze verificabili, persone riconoscibili, esperienze concrete e contenuti specialistici aiutano a costruire credibilità.

Il blog non dovrebbe trattare qualsiasi argomento capace di produrre traffico, ma approfondire i problemi collegati ai servizi e al mercato dell’azienda. La visibilità informativa deve sostenere quella commerciale, non diventare un obiettivo separato.

Siti di liberi professionisti

Per un libero professionista la SEO deve collegare in modo chiaro identità, competenze, servizi e area geografica eventualmente servita.

Biografia, esperienze, qualifiche, casi seguiti, recensioni e informazioni di contatto aiutano utenti e motori di ricerca a riconoscere la persona responsabile del servizio. Le pagine non devono limitarsi a dichiarare competenze, ma dovrebbero fornire elementi concreti che le dimostrino.

Quando il servizio ha una componente locale, è importante coordinare il sito con il Profilo dell’attività su Google e mantenere coerenti nome, indirizzo, recapiti e aree servite.

Siti editoriali e giornali online

Un progetto editoriale deve rendere riconoscibili la fonte, gli autori e il processo con cui vengono prodotti i contenuti.

Firme, profili degli autori, date di pubblicazione e aggiornamento, fonti, informazioni sull’editore e politiche di correzione contribuiscono alla trasparenza. Titoli, immagini e anteprime devono descrivere correttamente il contenuto, evitando promesse sensazionalistiche non mantenute.

Per le pubblicazioni pertinenti possono assumere importanza Google News, Discover, immagini e video. Rapidità e frequenza sono utili, ma non devono sostituire originalità, accuratezza e valore informativo.

Magazine verticali

Un magazine dedicato a un solo settore deve costruire una copertura tematica coerente senza pubblicare pagine soltanto per intercettare ogni variante di ricerca.

L’architettura deve collegare guide principali, approfondimenti, notizie e contenuti specialistici. Gli autori devono essere riconoscibili e possedere esperienza adeguata agli argomenti trattati.

È preferibile aggiornare, consolidare o eliminare contenuti deboli e sovrapposti, invece di aumentare continuamente il numero delle pagine. Dati originali, interviste, prove, opinioni motivate e contributi di esperti permettono di distinguere il magazine dai contenuti intercambiabili già presenti sul web.

Attività locali

La SEO locale deve aiutare il motore di ricerca a comprendere che cosa offre l’attività, dove opera e perché rappresenta un risultato pertinente per una determinata zona.

Il sito deve contenere informazioni aziendali coerenti, pagine dedicate ai servizi realmente disponibili e riferimenti geografici naturali. Il Profilo dell’attività su Google deve essere completo e aggiornato, con categoria corretta, orari, recapiti, fotografie e recensioni autentiche.

Non è utile creare numerose pagine locali quasi identiche sostituendo soltanto il nome della città. Ogni pagina territoriale deve corrispondere a un servizio realmente disponibile e offrire informazioni specifiche per quella zona.

Tabella riassuntiva

Tipologia di sitoPriorità SEO principali
E-commerceCategorie, schede prodotto, filtri, varianti, dati strutturati, Merchant Center, immagini e collegamenti interni
Azienda di consulenzaPagine servizio, casi di studio, competenze dimostrabili, contenuti collegati al mercato e reputazione
Libero professionistaIdentità, esperienza, servizi, recensioni, contatti e presenza locale
Sito editorialeOriginalità, firme, fonti, date, trasparenza, News, Discover e immagini
Magazine verticaleCopertura tematica coerente, autori competenti, consolidamento dei contenuti e contributi originali
Attività localeProfilo dell’attività, coerenza dei dati, servizi, recensioni e rilevanza geografica

Posizionamento, cos’è e in cosa è diverso dall’ottimizzazione SEO?

L’ottimizzazione comprende gli interventi con cui si migliorano accessibilità, comprensione, pertinenza, utilità e reputazione di una risorsa. Il posizionamento è uno dei possibili risultati di questo lavoro: indica la collocazione ottenuta per una determinata ricerca.

Non esistono attività capaci di produrre direttamente e con certezza una posizione. SEO tecnica, contenuti, architettura, collegamenti e reputazione creano segnali e condizioni che i motori valutano insieme alle caratteristiche della ricerca e alle risorse concorrenti.

È quindi utile distinguere il lavoro svolto dal risultato osservato, senza dividere artificialmente la SEO in attività di “ottimizzazione” e attività che garantirebbero il “posizionamento”.

Eccoti un link alla mia checklist di analisi SEO.

Approfondimento: Guida ai sistemi di ranking della ricerca Google


Ranking e sistemi di ranking

Il posizionamento è inoltre relativo: una pagina non viene valutata nel vuoto, ma rispetto alle alternative disponibili per quella specifica ricerca.

Il ranking è l’ordine con cui un motore di ricerca presenta i risultati in risposta a una determinata ricerca. Non dipende da una classifica fissa di fattori, ma dall’interazione tra numerosi sistemi e segnali.

La valutazione può cambiare in base alla query, alla lingua, alla località, all’attualità richiesta, al dispositivo e al tipo di contenuto cercato. La stessa pagina può quindi ottenere risultati molto diversi per ricerche apparentemente simili.

Accessibilità tecnica, pertinenza, utilità, originalità, reputazione, collegamenti e qualità dell’esperienza concorrono in modi differenti. Alcuni elementi aiutano il motore a comprendere la pagina o a presentarla meglio senza essere necessariamente fattori diretti di ranking.

Fonte –> Ranking dei risultati – come funziona la ricerca Google


Visibilità, pro e contro

Il concetto di visibilità nei motori di ricerca si riferisce sempre più spesso alla capacità di presidiare tutte le integrazioni che Google offre agli utenti nei risultati di ricerca e non solo alla capacità di un sito web o di una pagina di apparire nelle prime posizioni dei risultati di ricerca quando gli utenti cercano parole chiave o argomenti specifici. Essere visibili comporta un maggiore potenziale di esposizione ai potenziali visitatori, aumentando le probabilità di clic e di interazione con il contenuto del sito. Tuttavia, la visibilità non è sempre positiva, specialmente se si è visibili per argomenti non pertinenti o peggio per notizie negative.

La visibilità non coincide necessariamente con il clic. Google può soddisfare una parte del bisogno direttamente nella pagina dei risultati attraverso mappe, prodotti, risposte immediate, video o contenuti generativi. Una fonte può quindi contribuire a una risposta o rafforzare la riconoscibilità del marchio senza ricevere lo stesso numero di visite che avrebbe ottenuto in una SERP tradizionale.

Per questo la SEO non deve misurare soltanto posizioni e traffico. Occorre osservare query presidiate, presenza nelle diverse superfici, qualità delle visite, conversioni, citazioni, domanda di marca e contributo complessivo al percorso dell’utente.

Essere visibili per prodotti, servizi o argomenti non correlati al proprio business può portare a un traffico non qualificato e a una bassa conversione, influenzando negativamente la performance complessiva. A tale scopo occorre sempre studiare un piano editoriale che sia essenzialmente centrato sul proprio business, evitando di approfondire altre tematiche, magari pur pertinenti, ma non direttamente rilevanti. Inoltre, se il proprio nome o quello della propria azienda diventa visibile per fatti di cronaca spiacevoli o infamanti, l’impatto delle notizie negative sulla reputazione può essere significativo, con possibili conseguenze a livello di brand e credibilità.

Un altro caso interessante in merito ai problemi di visibilità su Google riguarda le omonimie. In questo caso viene subito in mente l’esperta di social media Veronica Gentili. La giornalista omonima, molto più nota nel mondo dell’informazione, può facilmente oscurare la presenza online dell’esperta di social media nei risultati di ricerca. Questo può rappresentare una sfida per Veronica, poiché la visibilità online può essere influenzata da vari fattori, tra cui il volume di contenuti generati e la popolarità dell’omonima giornalista. Affrontare questo tipo di sfida richiede strategie specifiche per differenziare la propria presenza online e migliorare la visibilità nei risultati di ricerca pertinenti al proprio settore.

Approfondimento –> Creare contenuti utili, affidabili e pensati per le persone


SEO e ricerca generativa

Le risposte generative non eliminano la SEO. Per costruire una risposta fondata sul web, i sistemi devono trovare, recuperare, comprendere e selezionare fonti. Le normali condizioni della SEO — accessibilità, indicizzazione, pertinenza, qualità e reputazione — restano quindi il punto di partenza.

La differenza riguarda soprattutto la forma della ricerca. Una domanda complessa può essere scomposta in più ricerche, affrontata da diverse prospettive e soddisfatta attraverso passaggi estratti da fonti differenti. Diventa quindi più importante produrre informazioni specifiche, verificabili e originali, inserite in una struttura chiara.

Non serve riscrivere i testi “per l’AI”, spezzarli artificialmente in frammenti, creare un markup generativo o inseguire menzioni costruite. Google afferma inoltre di non utilizzare llms.txt per la propria ricerca. Questi file possono avere altri destinatari, ma non migliorano la presenza su Google.

Ciò che viene chiamato GEO descrive dunque una pressione ulteriore sulla SEO: meno spazio per contenuti intercambiabili, maggiore necessità di esperienza, dati, chiarezza, identità e valore informativo.

fonte: guida ufficiale alle funzionalità generative

Traffico organico, perché è importante?

Il traffico organico non è gratuito. Richiede investimenti in analisi, tecnologia, contenuti, reputazione e manutenzione. Si distingue dal traffico pubblicitario perché non prevede necessariamente un costo per ogni clic e può continuare a produrre risultati nel tempo.

Questa continuità non è però garantita. Domanda, concorrenza, sito e sistemi di ricerca cambiano. La SEO deve quindi essere trattata come un’attività continuativa e non come un intervento destinato a produrre rendite permanenti.

La SEO si fa solo per il sito web?

Il sito web resta il principale ambiente controllabile attraverso la SEO, ma le persone cercano anche in piattaforme verticali come YouTube, Amazon, TikTok, mappe e marketplace. Questi ambienti possiedono motori interni, regole e formati propri.

È possibile applicare principi di ottimizzazione anche a queste piattaforme: comprendere la domanda, rendere il contenuto interpretabile, utilizzare metadati appropriati, migliorare la qualità dell’esperienza e misurare i risultati. È però opportuno distinguere la SEO per i motori di ricerca generalisti dall’ottimizzazione interna delle singole piattaforme.

Il lavoro svolto fuori dal sito può inoltre rafforzare notorietà, domanda di marca, reputazione e diffusione dei contenuti. Non bisogna però trasformare automaticamente like e condivisioni in presunti fattori diretti di ranking su Google.

SEO tecnica

La SEO tecnica assicura che i contenuti possano essere scoperti, scansionati, elaborati, indicizzati e presentati correttamente. Una buona pagina non può produrre risultati se il motore non riesce a raggiungerla, interpretarla o riconoscerla come versione principale.

Le verifiche fondamentali riguardano codici di stato HTTP, robots.txt, meta robots, canonical, sitemap, collegamenti interni, rendering JavaScript, duplicazioni, paginazioni, parametri, versioni linguistiche, immagini e stabilità dell’infrastruttura.

Non tutte le pagine devono essere indicizzate. La SEO tecnica deve aiutare il motore a concentrare attenzione sulle risorse utili, evitando duplicati, archivi vuoti, risultati di ricerca interni e combinazioni di filtri prive di domanda o valore.

Scansione e indicizzazione

La scansione è il processo attraverso cui i crawler scoprono e visitano le risorse presenti sul web. L’indicizzazione avviene quando il motore elabora una pagina e decide se inserirla nel proprio indice. Sono due fasi distinte: una pagina scansionata non viene necessariamente indicizzata.

I collegamenti interni e le sitemap aiutano Google a scoprire gli URL, mentre robots.txt può limitare la scansione di determinate risorse. Bloccare un URL nel file robots.txt, però, non garantisce che venga escluso dall’indice. Quando una pagina deve restare accessibile ma non comparire nei risultati, si utilizza normalmente la direttiva noindex, lasciandola scansionabile finché il motore non ha recepito l’indicazione.

Non tutte le pagine di un sito meritano di essere indicizzate. Risultati di ricerca interni, archivi vuoti, combinazioni inutili di filtri, duplicati e contenuti privi di valore possono aumentare la complessità del sito senza ampliare realmente la sua capacità di soddisfare le ricerche.

Canonicalizzazione e contenuti duplicati

Uno stesso contenuto può essere raggiungibile attraverso più URL a causa di parametri, filtri, varianti, protocolli, sottodomini o differenti percorsi di navigazione. In questi casi il motore deve scegliere quale versione considerare principale, cioè canonica.

Il tag rel="canonical" consente al sito di indicare la versione preferita, ma viene trattato da Google come un segnale e non come un ordine assoluto. Collegamenti interni, sitemap, redirect e canonical dovrebbero fornire indicazioni coerenti. Se il canonical punta a un URL mentre il sito continua a collegarne e includerne in sitemap un altro, la scelta diventa meno chiara.

La presenza di contenuti duplicati non determina automaticamente una penalizzazione. Può però disperdere i segnali, rendere incerta la selezione della pagina principale e consumare risorse di scansione. Quando una versione alternativa non deve più esistere, un redirect è generalmente più netto del solo canonical.

JavaScript e rendering

Molti siti utilizzano JavaScript per costruire contenuti, menu, filtri, collegamenti e schede prodotto. Google può eseguire JavaScript, ma il rendering richiede un’elaborazione ulteriore rispetto alla lettura dell’HTML già presente nella risposta del server.

Le informazioni essenziali non dovrebbero dipendere da interazioni che il crawler potrebbe non eseguire, come clic, scorrimenti o apertura di elementi complessi. Contenuto principale, collegamenti, title, canonical e dati necessari alla comprensione della pagina devono essere disponibili in modo affidabile.

Il rendering lato server e la generazione statica possono facilitare l’accesso ai contenuti, ma non rappresentano un obbligo universale. La verifica decisiva consiste nel controllare ciò che Google riesce effettivamente a visualizzare attraverso lo strumento di ispezione URL di Search Console e nel confrontarlo con quanto vede l’utente.

Dati strutturati

I dati strutturati descrivono in un formato standardizzato le informazioni presenti nella pagina. Possono aiutare Google a riconoscere prodotti, offerte, articoli, attività locali, ricette, eventi e altre entità, rendendo alcune pagine idonee a specifiche presentazioni nei risultati di ricerca.

Il markup deve rappresentare fedelmente informazioni visibili agli utenti. Non bisogna inserire proprietà false, contenuti nascosti o valutazioni che non corrispondono alla pagina. La correttezza tecnica può essere verificata con il test dei risultati multimediali e attraverso i rapporti di Search Console.

I dati strutturati non garantiscono risultati arricchiti e non costituiscono una scorciatoia per il posizionamento. Non esiste neppure un markup speciale necessario per comparire nelle risposte generative: anche in questo contesto restano uno strumento della SEO utile a rendere le informazioni più esplicite, non una disciplina separata.

Esperienza della pagina e Core Web Vitals

L’esperienza della pagina riguarda la qualità complessiva dell’interazione tra l’utente e il sito. Non coincide soltanto con la velocità, ma comprende leggibilità, stabilità dell’interfaccia, facilità di navigazione, compatibilità mobile, sicurezza e assenza di elementi invasivi che ostacolano l’accesso al contenuto.

I Core Web Vitals sono metriche utilizzate per misurare alcuni aspetti concreti dell’esperienza reale degli utenti. Il Largest Contentful Paint, o LCP, valuta la velocità con cui viene visualizzato il contenuto principale. L’Interaction to Next Paint, o INP, misura la capacità della pagina di reagire alle interazioni. Il Cumulative Layout Shift, o CLS, rileva gli spostamenti imprevisti degli elementi durante il caricamento.

Per raggiungere valori considerati buoni, il contenuto principale dovrebbe caricarsi entro 2,5 secondi, l’INP dovrebbe rimanere entro 200 millisecondi e il CLS non dovrebbe superare 0,1. Queste valutazioni vengono normalmente effettuate sul 75º percentile delle visite e possono essere controllate attraverso il rapporto Core Web Vitals di Search Console e strumenti come PageSpeed Insights.

I Core Web Vitals vengono utilizzati dai sistemi di ranking di Google, ma non devono essere interpretati come una scorciatoia per ottenere visibilità. Un punteggio perfetto non garantisce un buon posizionamento e non può compensare contenuti poco pertinenti, deboli o privi di valore.

Google chiarisce inoltre che non esiste un unico “segnale di esperienza della pagina”. I suoi sistemi considerano diversi aspetti e cercano complessivamente di favorire risorse capaci di offrire un’esperienza soddisfacente. L’obiettivo non deve quindi essere raggiungere un punteggio perfetto per il motore di ricerca, ma eliminare gli ostacoli che rendono la pagina lenta, instabile, difficile da leggere o da utilizzare.

Fonte: Comprendere l’esperienza sulle pagine nei risultati della Ricerca Google e Core Web Vitals e risultati della Ricerca.

On page SEO

La SEO on page riguarda il modo in cui una singola pagina viene progettata, strutturata e presentata agli utenti e ai motori di ricerca. Il punto di partenza non è sempre la parola chiave: è il bisogno che la pagina deve soddisfare e il ruolo che svolge all’interno del sito.

Title, intestazione principale, sottotitoli, testo, immagini, video, collegamenti e dati strutturati devono descrivere con coerenza lo stesso oggetto. Le parole utilizzate aiutano il motore a comprendere il contenuto, ma non occorre ripetere rigidamente una formula né coprire ogni variante della query.

La lunghezza non è un criterio di qualità. Una pagina deve essere completa quanto serve e breve quanto possibile. Analizzare i concorrenti è utile per capire il livello della risposta già disponibile, non per copiarne struttura, numero di parole o argomenti in modo meccanico.

I link interni contestuali aiutano utenti e motori a scoprire risorse correlate e a comprendere le relazioni tra le pagine. Menu, breadcrumb, tassonomie e collegamenti nel corpo del testo devono sostenere un’architettura leggibile, evitando pagine isolate e reti di link create soltanto per distribuire segnali.


Off page SEO

La SEO off page riguarda i segnali e le informazioni che, fuori dal sito, contribuiscono a definirne reputazione, notorietà e relazioni con il resto del web.

I collegamenti editoriali restano importanti perché permettono ai motori di scoprire risorse e comprenderne contesto e rilevanza. Il loro valore non dipende soltanto dal numero: contano pertinenza, qualità della fonte, ragione editoriale del collegamento e naturalezza del profilo complessivo.

Digital PR, ricerca originale, strumenti utili, dati, contributi specialistici e relazioni con editori e comunità possono generare citazioni e link autentici. Acquisto sistematico di link, scambi eccessivi, reti artificiali e contenuti pubblicati su siti terzi soltanto per sfruttarne l’autorevolezza possono invece rientrare nelle politiche antispam.

Menzioni, recensioni, discussioni e domanda di marca possono avere valore per reputazione e acquisizione anche quando non producono un link. Non vanno però trasformate automaticamente in fattori diretti di ranking.


Come evolvono i sistemi di ranking di Google

Google utilizza numerosi sistemi per recuperare, interpretare, valutare e ordinare i risultati. Alcuni nomi storici, come Panda e Penguin, identificavano aggiornamenti o sistemi che nel tempo sono stati integrati nei sistemi principali. Altri, come Hummingbird, RankBrain, BERT e i sistemi di comprensione neurale, descrivono passaggi nell’interpretazione delle query e dei contenuti.

Non è utile trattare ogni aggiornamento come una nuova regola da inseguire. I core update modificano il modo in cui più segnali e sistemi valutano complessivamente i contenuti. Quando un sito perde visibilità, non sempre esiste un singolo errore tecnico da correggere: può essere cambiata la valutazione relativa della sua utilità rispetto alle alternative.

Anche l’Helpful Content System non è più un aggiornamento autonomo: dal marzo 2024 i suoi principi sono confluiti nei sistemi principali di ranking. Guida ufficiale ai sistemi di ranking


Non esiste una classifica universale dei fattori di ranking

Google utilizza molti sistemi e segnali, il cui peso può variare in funzione della query, del contenuto, della lingua, della località e del contesto. Ridurre la SEO a una lista ordinata di dieci fattori crea una precisione apparente che non corrisponde al funzionamento reale della ricerca.

È più utile ragionare per aree:

  • accessibilità e indicizzabilità;
  • pertinenza rispetto alla ricerca;
  • utilità e originalità della risposta;
  • attendibilità della fonte;
  • collegamenti e relazioni con il web;
  • organizzazione interna del sito;
  • esperienza della pagina;
  • contesto locale, commerciale o temporale della query.

Alcuni elementi aiutano Google a comprendere una pagina senza essere necessariamente fattori diretti. Altri possono incidere sul modo in cui il risultato viene presentato o sul numero di clic senza modificarne la posizione. La distinzione tra ranking, comprensione, idoneità alle funzionalità e rendimento è essenziale.


Cosa sono le parole chiave

Una parola chiave è un termine o una frase specifica che gli utenti inseriscono – sotto forma di query – nei motori di ricerca per trovare informazioni pertinenti. A differenza di un semplice termine, una parola chiave è selezionata con attenzione per rappresentare il nucleo concettuale di ciò che gli utenti cercano online. Una parola chiave può essere composta da uno o più termini, riflettendo la complessità delle intenzioni di ricerca degli utenti. La differenza fondamentale tra una parola chiave e un termine generico risiede nella sua connessione diretta con gli intenti di ricerca. Le parole chiave sono intrinsecamente legate alle aspettative degli utenti, poiché chi cerca “migliori ristoranti vegani a Milano” ha un’intenzione di ricerca più specifica rispetto a chi cerca solo “ristoranti”. In sostanza, le parole chiave fungono da ponte semantico tra ciò che gli utenti desiderano trovare e il modo in cui la loro query è interpretata dai motori di ricerca.

Le parole chiave rimangono utili per osservare la domanda, scegliere il linguaggio e misurare la visibilità. Non devono però essere confuse con gli argomenti né trattate come unità isolate.

I motori interpretano entità, attributi, relazioni, sinonimi e contesto. Una pagina può rispondere a molte query senza contenerne esattamente tutte le formulazioni. La keyword research moderna deve quindi studiare sia le espressioni utilizzate dalle persone sia i problemi, le decisioni e le informazioni che quelle espressioni sottintendono.

Creare una pagina per ogni minima variante può produrre duplicazioni e contenuti su larga scala privi di valore. È preferibile stabilire quando più ricerche possono essere soddisfatte dalla stessa risorsa e quando, invece, richiedono pagine realmente diverse.

Come si misurano i risultati SEO

Le metriche dipendono dall’obiettivo. Search Console permette di osservare query, impressioni, clic, posizioni indicative, pagine e tipologie di ricerca. Gli strumenti di analisi misurano comportamento e conversioni sul sito. CRM, e-commerce e dati aziendali consentono di collegare i contatti al valore economico.

Posizione media, visibilità e traffico non devono essere interpretati isolatamente. Cambiamenti nella SERP, stagionalità, domanda, risultati locali e risposte generative possono modificare i clic anche quando il posizionamento resta stabile.

Una valutazione seria combina dati tecnici, visibilità, qualità del traffico, conversioni e risultati commerciali.


È vero che la SEO non produce lead concreti?

La SEO può produrre lead, vendite e altre azioni di valore, ma il risultato non dipende soltanto dal ranking. Servono domanda pertinente, proposta credibile, pagina adeguata, esperienza efficace e un sistema di misurazione capace di collegare le visite agli esiti commerciali.

Una query informativa può contribuire alla conoscenza del marchio senza generare una conversione immediata. Una ricerca commerciale o locale può invece produrre un contatto con poche visite. Per questo il traffico, preso da solo, è una misura incompleta.

La strategia deve distinguere visibilità, visite, microconversioni, lead qualificati, vendite e valore economico. Deve inoltre considerare che una parte del percorso può avvenire direttamente nelle pagine dei risultati o nelle risposte generative.

Keyword research e piano editoriale restano utili, ma devono essere collegati al mercato, alle pagine di servizio, al percorso decisionale e alla capacità reale dell’azienda di soddisfare la domanda intercettata.

Infine: se hai trovato interessante questa guida

In questa guida c’è tutta l’attenzione e (se conta qualcosa) l’esperienza di un consulente SEO che opera dal 2007. So di essere l’ultimo arrivato, ma mi occupo solo di questo, quindi, prima che tu chieda a un consulente SEO di seguirti per lo sviluppo della visibilità organica della tua azienda sul web, spero davvero che questa guida possa servirti a entrare in confidenza con l’argomento. Se hai trovato questa guida utile ti chiedo la cortesia di condividerla o recensirla su Google. Se hai necessità di scrivermi per domande in particolare, puoi contattarmi da qui.

Intanto grazie per l’attenzione e buon lavoro.

Francesco Margherita