Come fare SEO nel 2020

by francesco 8.2K views5

Sul serio vuoi sapere come fare SEO nel 2020? Ma non sei stanco di leggere questi articoli fuffa su quanto devi allungare il titoletto e quali dati strutturati usare nell’anno che verrà? Tuttavia, se per tanti anni abbiamo fatto SEO sempre allo stesso modo, stavolta le novità ci sono davvero.

Non riguardano tanto le pratiche ormai consolidate, ma lo scenario in cui Google si muove e prende decisioni sui contenuti da premiare. Diamo un’occhiata allo stato dell’arte.

Qualità media e tematicità

Gli angoli su cui impatta la SEO sono sempre gli stessi: scansione, architettura, contenuti e strategia. Se fino ad ora hai fatto questo mestiere concentrandoti su queste cose e senza tralasciare le performance a livello sistemistico, non dovrai cambiare proprio nulla rispetto a come lavori. Piuttosto a seguito del “terremoto” chiamato medical update occorso dal mese di agosto 2018 e di tutte le successive rettifiche (mai terminate), pare che Google faccia più attenzione di prima al tipo di contenuto rispetto al tipo di sito web che lo ospita e al rapporto tra numero di contenuti e temi trattati all’interno dei singoli siti web.

Alcune (buone) domande

Per fare una buona SEO nel 2020 devi capire bene quali tematiche trattare sul sito che curi, come trattarle e quanto trattarle. In particolare, quanti articoli sull’alluce valgo sarà opportuno pubblicare su di un sito di medicina generale? Quanti su quello di un podologo? Quanti su quelli di un ortopedico? Quali topic andranno sviluppati con più attenzione caso per caso considerando le diverse intenzioni di ricerca per tipo di sito?

Ormai abbiamo capito che non si possono più trattare argomenti troppo vari solo perché “comunque c’entrano”, ma bisogna essere molto verticali in base a ciò che gli utenti si aspettano di trovare su quel sito in particolare. Se ci pensi è un bel passo avanti tutto sommato, giacché ormai non c’era più verso di trovare un sito sul fitness che non pubblicasse ricette di cucina, articoli sulla crescita personale, su tematiche psicologiche e disfunzioni erettili.

Aggiornamenti algoritmici

Tra settembre, ottobre e novembre 2019 Google ha lanciato progressivamente un importante core algorithm update denominato BERT, acronimo di Bidirectional Encoder Representations from Transformers. Ora, provare a spiegare cosa cambiare nella SEO per posizionarsi meglio in virtù delle nuove dinamiche di apprendimento veicolate dall’intelligenza artificiale di BERT è una gigantesca supercazzola! Abbiamo semplicemente un motore di ricerca ancora più bravo e veloce di prima a prendere decisioni su cosa valga la pena mostrare agli utenti e cosa no. 

Sviluppa i tuoi articoli partendo dall’idea che debbano essere serviti come risposte ad una query vocale, quindi semplifica tutto. Rispondi subito, sii didascalico, poi magari argomenta. Più avanti scriverò qualcosa sui dati strutturati come Speakable, ma almeno per adesso non ci farei molto affidamento, fosse solo perché in Italia non funzionano, tuttavia se controlli i siti web di notizie americani, lo implementano tutti.
Danny Sullivan ha affermato che lo schema potrà funzionare anche con contenuti al di fuori di Google News. Implementarlo significa dunque anticipare i tempi.

Quanto valgono adesso i link?

È decisamente arrivato il momento di smettere l’acquisto di link su siti web di article marketing perché nella migliore delle ipotesi non spostano niente. Questi siti web nascono apposta per vendere spazi, quindi il concetto di qualità media come il rapporto tra contenuti e argomenti non può essere tenuto sotto controllo. Spesso per questi siti web Google non riesce nemmeno a inquadrare la tipologia, perché non hanno senso, quindi rilassati, mantieni la calma e possibilmente evita proprio di comprare link anche da siti web importanti di questo tipo.

Un fatto di cui ci siamo accorti in tanti è che ora i backlink che non spostano traffico sono del tutto insignificanti.

Quei link builder che in virtù dello storico peso dei backlink nell’algoritmo del Page Rank, continuano a decantare l’efficacia dei segnali “forti” provenienti da giornali generici tipo “La-voce-della-val-di-Minchiola .it” potranno certamente continuare a fare il loro mestiere, ma dovranno impegnarsi a trovare relazioni da cui far scaturire backlink, non siti web di quart’ordine da cui acquistarne per pochi euro.

Strategie multicanale

Un buon modo per fare SEO nel 2020 è non fare SEO (ad ogni costo). Se un tempo il canale organico andava bene per qualunque cosa, oggi gli utenti si spostano su canali ormai compiutamente diversificati per occasione d’uso e per tipologia di utenti. A seconda di chi sei, quanti anni hai e cosa ti serve, puoi preferire utilizzare snapchat, Instagram, Tiktok e via dicendo. Si tratta di piattaforme sulle quali gli utenti non cercano più, ma subiscono il flusso del feed. Anche Google ha capito questa tendenza e ha lanciato Discover per offrire lo stesso tipo di flusso ai propri utenti.

La rivoluzione della ricerca nel 2020 è che non si effettueranno più ricerche, ma il “web” capirà cosa vogliamo in base a tutti i dispositivi di “ascolto” già disponibili.

Sì, alla fine il modello della televisione ha vinto!

In uno scenario simile, se produci pedali d’effetto per chitarre e bassi elettrici, non pensare ai motori di ricerca, piuttosto cerca di intercettare gli interessi del tuo pubblico su Instagram o Pinterest. Trova il canale giusto e sponsorizza.

Domande latenti e Differenziazione semantica

Le domande (e i concetti) latenti restano importanti, ma vanno usate come il prezzemolo. Se non sai di cosa si tratta clicca qui, intanto un suggerimento è concentrarti al massimo sulla specificazione delle definizioni (ontologie nella semantica associativa), lasciando aperte finestre verso altri tipi di siti web interessanti per le stesse persone, ma di tipo diverso sia nello stesso segmento che in altri segmenti di mercato. Le domande latenti approfondiscono un tema aprendo parentesi su argomenti completamente diversi che proprio in quanto tali vanno centellinate e non tirate a secchiate nelle pagine del sito.

Per quanto riguarda la differenziazione semantica invece, la questione si giocherà sull’aumentare le ricerche rispetto alle chiavi di brand, puntando sulla specificazione (sostantivazione) delle caratteristiche associate ad un prodotto/servizio offerto. C’entrano le ontologie, ma c’entrano ancora di più i concetti latenti di cui scrivo dal 2014. Se il mio prodotto presenta una o più caratteristiche  – espresse in concetti precisi –  che rispondono specificamente ed esclusivamente ad una serie di domande trasversali del mio pubblico di riferimento, allora il semplice testo diventerà un segnale di rilevanza molto più pesante di quanto non lo sia già, soprattutto in questo momento storico. Ormai i tempi sono maturi per la SEO semantica, che ricordiamolo, non esiste.

Se ti muovi in un mercato competitivo lavora per aumentare il volume di ricerca sulle tue chiavi di brand, se invece operi in una nicchia individua i partner giusti e mettiti in relazione virtuosa con essi.

Niente fronzoli. Il 2020 è l’anno in cui Google continuerà ad imparare da solo come e quali decisioni prendere.

Non cercare di essere più intelligente di lui. Cerca di essere intelligente.

Buona ricerca.