Google Update 1° agosto: come riprendere traffico

by francesco 10.9K views0

Ingiustamente chiamato medical Update, è il più grosso spostamento di posizioni nella storia di Google. Dal 1° agosto abbiamo assistito ad un ribaltamento vero e proprio delle pagine di risposta, con oscillazioni medie di 9.4 (su 10) rilevate dal Semrush Sensor. Da circa due settimane i grandi professionisti tanto quanto i “Seofiti” osservano la situazione. Molti colleghi hanno espresso le loro ipotesi, ma nessuna da sola sembra coprire l’intera popolazione dei casi osservati. Venirne a capo sembra impossibile, perché la qualità delle pagine di risposta di Google sembra essere peggiorata tanto e su più fronti. Ma quale logica si nasconde dietro questa situazione?

La caduta degli DEI
La caduta degli DEI

Sì, è vero che il settore medicina / salute / benessere è in forte crisi dopo l’ultimo update, ma attenzione, non è il solo.

Abbiamo foodblog sprofondati ed e-commerce nel pallone a più livelli. Fino ad oggi abbiamo ritenuto che questa mossa di Google sia stata un rimescolamento quasi cieco delle pagine di risposta, perché alcuni brand storici sono crollati e altri sono cresciuti indipendentemente dalla qualità dei contenuti, dal traffico, dalle interazioni social o dalla presenza di annunci.

 

Ipotesi gomblottista “big money”

Visto che dal mese di maggio con l’introduzione della GDPR molti siti web consentono di rifiutare i cookie, Google non riuscirebbe più a profilare gli annunci come prima e in vista di una perdita di fatturato a dir poco gigantesca, si sarebbe deciso di togliere visibilità ai siti web editoriali importanti che vendono solo prodotti e servizi redistribuendone il traffico su siti meno autorevoli, anche poveri o mal gestiti, che tuttavia monetizzano con le inserzioni AdSense. Quest’ipotesi spiegherebbe il peggioramento delle serp e per altro configurerebbe un abuso di posizione dominante di proporzioni bibliche, ma per fortuna viene a più riprese smentita dagli stessi titolari di progetti web di media caratura che monetizzano con AdSense, molti dei quali hanno subito perdite di traffico importanti. Quindi no, l’ipotesi è da scartare, aggiungo per fortuna.

 

Ipotesi gomblottista “assopigliatutto”

Google avrebbe deciso di togliere visibilità ai siti web aziendali (anche e-commerce) che producono contenuti editoriali. Lo avrebbe fatto sia perché questi contenuti sono “di parte”, realizzati da chi cerca di venderti un prodotto/servizio in particolare, sia perché con il blog interno le aziende pongono sé stesse come intermediarie con il cliente finale. Ma l’unico intermediario “deve” essere Google, che avrebbe dunque tolto alle aziende il traffico per le chiavi di ricerca, lasciando loro solo le visite provenienti da ricerche brandizzate. Secondo questa ipotesi, forse ancora più raccapricciante della precedente, le aziende non potrebbero più posizionare contenuti editoriali per chiavi di ricerca, che invece resterebbero appannaggio dei soli blog e magazine, preferibilmente muniti di programma AdSense. Per fortuna anche questa ipotesi cade nella misura in cui osserviamo perdite importanti di visibilità a carico di decine di blog non legati ad aziende in particolare.

 

Ipotesi rifacimento Penguin

Un noto SEO italiano ritiene che Google abbia momentaneamente rimesso in serp i risultati precedentemente epurati da “penguin”, il celebre algoritmo che penalizza la link building sviluppata ai soli fini del posizionamento. Sarebbero dunque cresciuti i siti web già penalizzati dall’algoritmo antispam, momentaneamente escluso perché starebbero per sostituirlo con qualcosa di più performante. Secondo quest’ipotesi a breve i siti meritevoli dovrebbero tornare su, giusto il tempo di caricare il nuovo Penguin nel core di Google web search. Spiega tutto in modo suggestivo, salvo che se fosse veramente così qualcuno dovrebbe spiegarci come è possibile che siti web super autorevoli e validissimi sui quali non si è mai fatta link building abbiano perso tra il 50 e il 90% del traffico organico. Insomma, un conto è riproporre i siti un tempo penalizzati, altra cosa è penalizzare (quasi bannare) siti di ottima qualità che hanno sempre giocato pulito. No, non torna.

 

Relevance update

È certo che non si tratta di un quality update, ma di un RELEVANCE update. L’effetto “insalata mista” tipico delle pagine di risposta è stato rivisto, in molti casi peggiorando la qualità delle serp, (ma tant’è). Google mostra tipi di siti diversi secondo criteri nuovi allo scopo di ottenere la massima rilevanza per la query. Stavolta la redistribuzione di traffico somiglia in modo preoccupante ad un fenomeno tutto italiano legato al fisco: gli studi di settore.

Che centra, mi dirai. Ebbene per alcuni siti è come se il traffico fosse stato fortemente ridimensionato perché si è deciso che certi siti web non possono essere raggiunti da più di un certo numero di visite. Per certe query non se le meritano a prescindere. Ad esempio, se hai fatto un lavoro importante sul blog interno collegato al tuo e-commerce di prodotti naturali, posizionandoti per query informative, Google ti può togliere traffico in favore di altri siti che invece sono più specificamente editoriali. I foodblog, per quanto autorevoli devono essere specifici solo sui primi piatti, oppure sui dolci, oppure sulle ricette tipiche regionali etc. Sembra tramontata l’era dei siti generalisti, salvo rari casi. Il traffico risulta molto più distribuito di prima, meno concentrato su pochi big di settore.

Sono emersi siti web validi fin ora in ombra, ma anche tanti siti che non meritano visibilità, perché poveri di contenuti, mal strutturati, privi di seguito. Come conseguenza possiamo pensare che una strada per riguadagnare terreno sia rivedere la propria struttura, semplificandola. Trova gli argomenti per i quali Google ti ritiene rilevante e sviluppa al massimo quelli, a costo di tirare via intere aree dal sito. Per crescere in rilevanza occorrerà praticare tagli in molti casi. E ancora non basterà. In molti casi potrebbe essere opportuno separare il blog interno dai siti aziendali e svilupparlo esternamente su dominio indipendente. Se è vero che in molti casi Google ha punito i siti aziendali che pubblicavano contenuti editoriali, per quanto drastica sia la misura, occorrerà amputare tali contenuti e re-impiantarli altrove.

 

Perché essere social ti aiuterà

Ci sono due modi per lavorare sul brand: il primo è costruire un sito con ottimi contenuti, il secondo è costruire un sito di cui la gente parli. Entrambi questi tipi di siti possono essere autorevoli, ma a seguito dell’update se i primi crollano, i secondi possono migliorare. Bada, non penso che aumentare le interazioni su facebook sia sufficiente a recuperare il traffico, come non credo che facebook sia in qualche modo lo strumento definitivo per venir fuori dalla brutta situazione.

Si tratta piuttosto di “essere social”, vale a dire saper sviluppare nel tempo relazioni vere con interlocutori a tema. Per intenderci puoi anche non avere alcun profilo, pagina o gruppo facebook. Puoi non esserci, ma se gestisci un progetto sul fai da te e curi rubriche su siti e-commerce di materiale per bricolage, o su blog di mamme dedite ai piccoli lavori domestici o (ancora meglio) su di un giornale o un magazine tematico, Google percepirà (tutti) i segnali provenienti da questi siti web. La relazione si vedrà nella reciproca partecipazione dei tuoi interlocutori sulle pagine del tuo sito web. Come vedi in questo ragionamento i social nemmeno vengono menzionati, piuttosto parlo di ampliare la rete delle relazioni tra persone che partendo da modelli di business diversi, risultano interessanti per gli stessi utenti. Lo scambio link non è rilevante, ma se rileggi questo passaggio, io non parlo di scambiarsi banalmente link.

 

Conclusioni

Per uscire da questo impasse molti dovranno ripensare il concetto di autorevolezza in funzione della relazione e semplificare la struttura del progetto web a cui lavorano. Il mio suggerimento è da un lato strutturare il proprio sito web perché tratti pochi argomenti nel modo più accurato possibile e dall’altro intessere relazioni durature e basate sullo scambio di valore reale con interlocutori a tema. In poche parole, sviluppa una content strategy verticale e soprattutto un buon piano di digital PR.

Semplifica il tuo messaggio, specializzalo e fai in modo da creare valore insieme ad altri, magari forti in aree diverse e/o comunque trasversali anche per modello di business. Nei casi di aziende con blog interno che hanno perso traffico, potrebbe essere necessario spostare il blog su di un altro dominio.

Molti pensano che non ci sarà un roll back. Dobbiamo essere pronti ad affrontare la risalita.