Espansione del campo semantico

by francesco 2.4K views0

Ultimo aggiornamento 19 Aprile 2024

Oggi ti racconto l’esperienza più straordinaria che ho vissuto come SEO e come sociologo. Quella che viene fuori dal racconto che stai per leggere è una delle armi più potenti mai scoperte per fare posizionamento nei motori di ricerca in regime competitivo. La condivido perché ho ottenuto un risultato sufficientemente solido.

La SEO Semantica

Nel 2014 divenni tristemente celebre per aver pubblicato il risultato di un esperimento sul posizionamento di una chiave iper-competitiva, utilizzando una strategia basata sulla semantica associativa. Il post fu rimosso poco dopo, per via di interessi contrastanti di cui ancora adesso ho il divieto di scrivere.

“Tristemente famoso”, perché quel post pubblicato su questo stesso blog, fece da un lato appassionare tanti colleghi e dall’altro produsse indignazione nell’establishment della SEO. Mi si accusò di aver scoperto l’acqua calda e di aver spacciato per nuova la pratica dell’espansione della query, già utilizzata nel mondo SEO da sempre e che consiste nell’ampliare il contesto delle ontologie correlate alla mia chiave di interesse, allo scopo di offrire a utenti e motori di ricerca un contesto più ricco e circostanziato.

In un certo senso avevo davvero fatto espansione della query, ma con due sostanziali differenze rispetto a come veniva e viene intesa:

  1. L’ho fatta fuori dal sito di interesse, lavorando sulle piazze orizzontali tematiche, frequentate da chi tratta il mio stesso argomento;
  2. Non ho espanso la query con specificazioni già note al motore di ricerca, ma con un’entità nuova, inedita e mai associata prima alla mia query di interesse.

Quello che i miei colleghi all’epoca non capirono, era che non mi interessava espandere la query, ma l’intero campo semantico. L’obiettivo di questa tecnica è allargarlo quel tanto che basta per farci entrare una nuova entità, proprio un termine che inquadra un significato specifico e rilevante rispetto all’argomento. Un termine che prima non c’era e ora sì.

Ma a cosa serve? Andiamo con ordine, ora ti spiego come si fa.

Istruzioni per l’uso:

L’esempio è più esplicativo della teoria, quindi anche per mostrarti come funziona, ti porto il caso del mio blog, che oggi è tornato a posizionarsi in prima pagina su Google per una query molto competitiva, “consulente SEO”. Anni fa ero molto ben posizionato con la Homepage di Seogarden per questa keyword, ma avevo droppato di brutto, perché nel blog avevo troppi articoli che parlavano di qualunque cosa tranne che di SEO e questo a Google non era piaciuto. 🙂

Chiacchierone io.

Studiando le serp, mi accorsi che dovevo fare un po’ di pulizia, ma comunque non sarebbe bastato per recuperare posizioni. Serviva una pagina ad hoc, verticale sulla chiave, specifica. La produssi meglio che potevo, aggiungendo tutte le informazioni sulle cose che ho fatto, sui clienti che ho seguito, perfino creando internamente aggiornamenti sulle ultime novità di settore e sugli eventi in cui ero coinvolto. La pagina crebbe bene, tornando in top 20, ma ero in pieno cono d’ombra, dunque invisibile. L’incubo della seconda pagina di Google.

La tecnica dell’espansione del campo semantico di rilevanza, richiede che la pagina obiettivo venga associata a una nuova entità, riconosciuta da Google come pertinente rispetto all’argomento, per la quale il sito obiettivo è già considerato il più rilevante. Ok, ce l’ho!

Ricordi la storia del Coprywater?

Nel 2017 sviluppai un test sul misspelling, vale a dire sulla capacità che ha Google di riconoscere un termine anche in presenza di errori di battitura. Scrissi un articolo su Come diventare Web Copywriter, storpiando l’ultimo termine di proposito in “coprywater”. 

Il test andò bene, infatti Google posizionò comunque la mia pagina per la chiave esatta, senza errori, ma successe una cosa che non potevo immaginare.

Una simpatica “grammar nazi”, fece uno screenshot del titolo scritto male sul mio blog e dopo averlo cerchiato in rosso, lo condivise sul suo profilo Facebook, deridendomi in quanto professionista incompetente. Di lì a poco scattò una viralità tale che addirittura le persone cominciarono a scambiarsi quello screenshot su Whatsapp, quindi la cosa uscì addirittura fuori dal web.

coprywater
coprywater

C’erano giornalisti che scrivevano articoli per manifestare l’indignazione verso i professionisti del digital che non sanno scrivere e addirittura nacquero pagine umoristiche come l’Associazione italiana Coprywater. Insomma, un bel casino! Ancora oggi, pagine famose come Commenti Memorabili, riprende quello screenshot almeno una volta l’anno (spesso anche due) e tutte le volte gli utenti cadono dal pero… e tutte le volte arriva puntualmente qualcuno a ricordare che si trattò appunto di un esperimento sul misspelling di Francesco Margherita, un noto consulente SEO. Ecco la prima co-occorrenza tra chiave di ricerca, chiave di brand e topic N, in questo caso del tutto spontanea.

Topic N?

Sì, leggi il manuale di SeoGardening se vuoi approfondire. Topic N è il nome che ho dato all’entità testuale – solitamente un sostantivo – con caratteristiche tali da ampliare il campo semantico legato alla chiave di interesse.

Solo che il termine coprywater non poteva essere usato come Topic N, perché quando lo inserivi nella barra di ricerca di Google, la serp veniva aperta dall’avviso: forse cercavi copywriter, a indicare che per Google quella non era ancora un’entità, ma solo un termine scritto male.

Ora ti dico cosa mi è capitato: fortuna, un sacco di fortuna.

Nel corso degli anni, diverse persone hanno scritto articoli sulla storia del coprywater, sempre quantomeno menzionandomi. Col passare del tempo Google deve aver capito che Coprywater non era semplicemente un errore di battitura, ma significava qualcosa di preciso in relazione alla SEO. Magari non gli era proprio chiarissimo cosa (o forse sì), ma quel termine aveva senso, così Google aveva ripreso il campo semantico di Consulente SEO e allargato per farci entrare questo termine nuovo che a pieno titolo entrava nel vocabolario della SEO.

Una volta resomi conto che per la query Coprywater, Google non chiedeva più se si stesse invece cercando Copywriter, consapevole che la mia pagina storica era saldamente la più rilevante per quel termine, tirai immediatamente la zampata, aggiungendo un link interno alla pagina sul coprywater nella parte alta della pagina da posizionare per consulente SEO.

Nel giro di una settimana la pagina arrivo a metà della prima serp per la query Consulente SEO ed è lì, da allora.

Posso farlo anch’io?

Sì, puoi farlo anche tu a patto di seguire questi tre passaggi:

  1. Individua un termine inedito per l’ambito su cui ti affacci e che descriva un problema frequente rispetto alla chiave per cui intendi fare posizionamento;
  2. Sviluppa un contenuto sul tuo sito obiettivo, centrandolo sul nuovo termine, in modo da essere riconosciuto da Google come il più rilevante per quel termine nell’ambito di ricerca di cui ti occupi;
  3. Frequenta tutte (TUTTE) le piazze digitali orizzontali in cui è possibile alimentare discussioni sul nuovo termine in relazione al tuo ambito di interesse. Fai co-occorrere il nuovo termine con la chiave da posizionare.

Funziona? 

Devo necessariamente dirlo, altrimenti quelli bravi si arrabbiano: non c’è niente di scientifico in questa pratica. Non è come fare due più due, semplicemente perché stiamo facendo SEO e a maggior ragione perché stiamo facendo sociologia applicata alla SEO.

Significa che avrai un successo inaspettato e clamoroso, oppure nulla.

In caso ti capiti la seconda opzione (nulla), non scoraggiarti, perché sbagliare un’espansione del campo semantico, produce retro-effetti interessantissimi sul pensiero di un SEO.

Lo so per esperienza.

Intanto prova.