Come Ottimizzare WordPress per la SEO

by francesco 3.5K views0

Dopo aver letto la mia guida sull’ottimizzazione seo, hai cominciato a comprendere il mondo dei motori di ricerca e stai facendo di tutto per comprendere il loro funzionamento. Adesso però ti trovi di fronte ad un piccolo ostacolo: devi ottimizzare un sito realizzato in wordpress ma lo conosci ancora poco e non sai come fare.

Nessun problema! Si tratta di un’operazione semplice almeno quanto quella che si effettua per ottimizzare un sito in Joomla, anzi di più. Quindi non perdere altro tempo e scopri subito come ottimizzare wordpress per la SEO grazie alle indicazioni che trovi qui sotto.

Se vuoi imparare come ottimizzare wordpress per la SEO, la prima cosa da fare è scaricare il plugin SEO WordPress by Yoast, che consente non solo di gestire al meglio l’ottimizzazione di ogni singolo contenuto ma anche di migliorare l’indicizzazione dell’intero sito web da parte di Google in modo estremamente semplice. Vediamo insieme come.

Ottimizzazione superficiale (on page)

Team Yoast
Team Yoast

Una volta scaricato il plugin SEO Yoast, la prima cosa da fare è installarlo effettuando il login al pannello di controllo (la bacheca di wordpress), cliccando sulla voce plugin e in seguito su aggiungi nuovo. Dalla pagina che si apre è possibile caricare il plugin. Una volta eseguita l’installazione si può procedere a impostarlo cliccando prima sulla voce titoli e metadati e successivamente sulle tab home, tipo articolo, tassonomie e altro. Attraverso queste voci si definisce la visualizzazione dell’aspetto dei tag title per la homepage, articoli, pagine, categorie e tag, quindi per la prima pagina, i singoli contenuti e gli aggregati di articoli. Un’altra cosa importante che si può definire da queste tab è se consentire o meno l’indicizzazione di categorie e tag. Molti scelgono di non indicizzare i tag, ma queste sono decisioni che andrebbero prese caso per caso.

Un aspetto molto importante rispetto a come ottimizzare wordpress per la SEO, risiede nell’ottimizzazione del singolo contenuto, pagina o articolo che sia. Qui il plugin wordpress SEO by Yoast ci viene incontro indicandoci esattamente i punti in cui inserire la nostra keyword principale tra titolo, url del contenuto, intestazione principale (h1) corpo del contenuto, meta description e ottimizzazione immagini per titolo, alt-text, descrizione e didascalia. Oltre questo ci ammonisce sul numero di battute utilizzate, sulla keyword density intesa come rapporto tra numero di volte che inseriamo la parola chiave principale e il numero totale di parole presenti nel contenuto, fino ai suggerimenti sul numero di link che puntano a siti esterni, che è utile avere come riferimenti bibliografici.

Noindex, Canonical, Redirect

Un’altra cosa importantissima che si può fare per ogni singolo contenuto utilizzando il plugin wordpress SEO by Yoast, è definire le impostazioni del tag meta robots, quindi ad esempio scegliere se far indicizzare o meno un singolo articolo, se renderlo raggiungibile mediante la sitemap e infine orientare al meglio la scansione dei contenuti duplicati e dei reindirizzamenti attraverso la compilazione dei campi canonical e redirect 301. Tutte queste funzioni sono state disponibili per anni nelle prime versioni gratuite du Yoast, cliccando nel singolo contenuto, sul tab avanzato

La bellezza del plugin wordpress SEO by Yoast è proprio nel fatto che raggruppa tutte queste funzioni e le rende semplici da organizzare anche per chi non sa programmare ad esempio un file htaccess. È possibile ottimizzare allo stesso modo perfino le categorie e i tag, quindi i contenuti aggregati. Insomma, Yoast è uno strumento estremamente potente e secondo me ormai indispensabile se vuoi capire come ottimizzare wordpress per la SEO.

Screaming Frog e analisi di scansione

Quelli che hai letto fin ora sono consigli utili per l’ottimizzazione di superficie su WordPress. Un buon consulente SEO deve fornire informazioni approfondite sugli aspetti di scansione meno immediatamente visibili. A tale scopo si utilizzano software come Screaming Frog che genera come output tutte le informazioni che puoi trovare negli audit SEO professionali.

Ad esempio, a me piace usare Screaming Frog per indagare la presenza di percorsi scansionabili facenti riferimento a parametri URL che generano quantità molto importanti di pagine con output HTML di cui non si è a conoscenza e che probabilmente non servono a niente nell’economia del progetto web. Spesso è l’accoppiata di certi temi wordpress con estensioni per fare e-commerce a generare queste grandi quantità di opzioni filtro percorribili dai bot dei motori di ricerca, mentre altre volte il template utilizzato fa tutto da solo, perché gestito male a valle o addirittura (più grave) a monte, se programmato senza tenere conto dei possibili effetti sul crawling di certi percorsi interni espliciti.

Errori SEO concettuali da evitare

Quelli che descrivo qui sono alcuni errori concettuali spesso frequenti nei blog realizzati con wordpress, un po’ perché un sito su 5 viene realizzato con questo CMS, un po’ per le sue caratteristiche peculiari.

Evita di creare troppi tag. I tag sono archivi, esattamente come le categorie. Servono a creare livelli di archiviazione trasversali, tali da permetterti di ottenere una “matrice” di contenuti con un livello principale di aggregazione esclusivo verticale ed uno inclusivo orizzontale. Se dunque le categorie dividono, i tag uniscono. I tag non sono elementi rafforzativi delle parole chiave. Lo diciamo da almeno dieci anni e continueremo a farlo per altri 10, perché le persone continuano a confondere i tag con il vecchio meta keyword.

Evita i percorsi annidati. WordPress permette di muoverti in profondità creando pagine figlie e sottocategorie per gli articoli. In genere preferisco evitare la sotto categorizzazione a meno di non essere costretto, preferendo quando possibile una buona struttura a rete con i tag. In ogni caso per me sono praticamente SEMPRE da evitare gli url che contengono i percorsi annidati. A questi preferisco una solida proposizione delle breadcrumb, i link presenti prima del body che servono a ripercorrere la strada a ritroso dalla pagina su cui mi trovo fino alla homepage. Le breadcrumb o letteralmente molliche di pane, devono esserci sempre e devono essere marcate anche a livello dei dati strutturati.

Rimani nel focus. Su questo punto si è consumata la strage degli innocenti che nell’agosto 2018 è passata sotto il nome di “medical update”. In questo momento storico è essenziale avere un focus netto sui contenuti da proporre agli utenti. Significa a grandi linee che se scrivi di un argomento come il fitness, sarebbe meglio evitare articoli che se ne allontanano pur essendo in qualche modo pertinenti. Per restare nell’esempio eviterei articoli sulla dieta vegana, sulla meditazione o sulla psicologia del runner. Pubblica piuttosto contenuti inerenti con i workout, tenendo al centro l’esercizio fisico e non altro.

Attenzione alle sovrapposizioni di contenuti. L’ultimo importante livello di attenzione riguarda spesso i blog che pubblicano articoli per molto tempo al di là di una programmazione organizzata secondo un piano editoriale digitale o PED. In mancanza di queste accortezze è quasi inevitabile che nel corso degli anni due o più articoli finiscano col trattare esattamente lo stesso argomento. In questi casi si può creare un collo di bottiglia che rende difficile a Google attribuire rilevanza ad una pagina in particolare, con ricadute negative sulla visibilità nei motori di ricerca.

Monitorare la SEO

Ora che hai tutte le dritte per cominciare a fare SEO su WordPress, puoi certamente intraprendere il viaggio alla conquista dei motori di ricerca, ma ricorda che una volta impostato il lavoro dovrai monitorare periodicamente l’andamento delle preformance del sito in termini di rendimento rispetto a metriche come click, impressioni, CTR e posizione media. Per fare queste misurazioni utilizzo la Search Console di Google, che oltre a fornire queste informazioni mi aggiorna sui dati di copertura indice, vale a dire su quali pagine risultano indicizzate, quindi visibili su Google e quali no. Rispetto a queste ultime la Search Console prova a dirmi il motivo dell’esclusione… e spesso ci azzecca!

Ricorda che la Search Console è di Google, ma NON è Google, dunque i falsi positivi e le cantonate sono all’ordine del giorno, com’è vero che non sempre i problemi segnalati come tali incidono sulla visibilità della pagine normalmente raggiungibili.

Ora che lo sai, buona SEO!