La cannibalizzazione dei contenuti

by francesco 2.4K views5

cannibalizzazione dei contenuti
cannibalizzazione dei contenuti

Come gestire contenuti troppo simili evitando di creare l’effetto collo di bottiglia che rende più difficile per Google capire a quale documento dare peso per una query.

Ogni volta che strutturi un sito web lato SEO, dovresti sempre tener presente come regola aurea, la necessità di dire tutto, nel modo migliore possibile, una volta sola. Il rischio è di incorrere nell’effetto di cannibalizzazione, in base al quale, quando Google trova più contenuti allo stesso livello che dicono la stessa cosa in modo solo leggermente diverso, può avere difficoltà a determinare quale di questi abbia maggior valore e meriti un buon posizionamento.

Normalmente Google riesce a determinare quale documento posizionare tra tutti quelli simili, ma questo può non succedere sempre, o peggio, può succedere per il documento sbagliato.

 

Hummingbird

Il primo suggerimento che mi sento di darti per evitare di incorrere nell’effetto cannibalizzazione è anche il più semplice: evita di dire la stessa cosa in più articoli. Nell’era pre-hummingbird, si giocava molto più di oggi sull’avere una focus key per ogni articolo, finendo col realizzare un contenuto per ogni parola chiave che si intendeva posizionare, anche quando tali keyword erano molto vicine tra loro. Con Hummingbird, l’algoritmo che affina la ricerca semantica, si può finalmente e più concretamente che mai, lavorare al posizionamento di un solo documento web per più parole chiave. I siti web, quelli buoni, si fanno più asciutti rispetto alla volumetria dei contenuti e nel complesso il web diventa un posto migliore, almeno pare.

I progetti più interessanti che seguo in questo periodo hanno pochi contenuti suddivisi in cornerstone content e pillar article, ciascuno dei quali si posiziona per decine di parole chiave. 

lI nuovo strumento Pages di Semrush mostra tutti i contenuti di un sito web in base a quanto traffico fanno (in percentuale sul totale) e per ciascuno di essi mostra le query esatte per cui viene raggiunto, proprio quelle che non puoi più vedere perché finiscono nel filtro not provided su Analytics. Strumento irrinunciabile per le analisi! In pratica oggi, tanti ottimi siti web fanno l’80% del traffico su 4 o 5 contenuti molto ricchi, che si posizionano per centinaia di query. È il modo migliore (oggi finalmente possibile) per evitare l’effetto cannibalizzazione e vivere felici.

 

Cannibalizzazione nell’ecommerce

Tra le domande che arrivano più frequentemente sui Fatti di SEO, alcuni si chiedono se sviluppare il blog di un e-commerce internamente o esternamente al sito principale. Qui di solito suggerisco di svilupparlo internamente soprattutto nel caso in cui gli articoli e le categorie del blog non configgano in alcun modo con le categorie dell’e-commerce o con le singole schede prodotto. 

Fai attenzione, un conflitto tale da generare una cannibalizzazione, può essere facilitato anche dalla somiglianza visiva -che Google valuta facendo il rendering di pagina- ad esempio tra una categoria del blog interno e una dell’e-commerce, ottimizzate per la stessa chiave. In caso di conflitto tra archivi di questo tipo, suggerisco di mettere in noindex gli archivi del blog, se però sono gli stessi blog post a cannibalizzare le schede prodotto, allora preferisco muovere il blog su terzo livello.

In caso di prodotti uguali che differiscono solo per alcuni elementi, ricorda di impostare gli attributi prodotto senza creare un prodotto diverso per ogni virgola. Non lo ripeterò mai abbastanza. Questa regola tuttavia non vale nei casi in cui l’attributo sia rilevante nella ricerca, come ad esempio il colore dei rossetti (le donne digitano proprio il codice del colore su Google).

 

Cannibalizzazione nei giornali online

I giornali pubblicano per loro natura un’immorale quantità di articoli, tra i quali enormi grappoli sono ottimizzati per le stesse parole chiave. Qui il ragionamento è un po’ diverso perché se parliamo di Google News, l’articolo fresco ha una sua visibilità per un certo tempo, ma se ci spostiamo su Google web le cose si complicano. Ecco come potresti muoverti:

L’articolo invecchiato che non fa più traffico viene reindirizzato ad un (unico) pillar article che fa da archivio contenitore di tutte le cose che vengono scritte su quell’argomento. Il pillar viene aggiornato di volta in volta e rimane l’unico contenuto indicizzato per quella chiave d’interesse, insieme all’articolo fresco, per il tempo che serve.

In alternativa (o in integrazione) a questo, puoi provare con la tecnica dell’elastico. Gli articoli vengono via via deindicizzati lasciando come unica porta d’accesso la category a cui appartengono. Sarà proprio quest’archivio a riceverne la spinta. più passa il tempo e più ricevo riscontri positivi da parte di persone che seguo e che hanno messo innoindex gli articoli per posizionare le categorie.

Oh, stai attento, se tra gli articoli che metti in noindex, ce ne sono due che da soli fanno il 50% del traffico, rischi di finire a gambe per aria. Non sono spunti da praticare con leggerezza. Per escludere questo rischio basta usare la funzione pages di Semrush, di cui ti parlavo prima.

 

Cannibalizzazione strutturale

Un caso più insidioso rispetto alla cannibalizzaizone riguarda le strutture dei CMS che indicizzano lo stesso articolo più volte con url diversi. Anche qui Google “dovrebbe” riconoscere l’articolo principale e non considerare gli altri, ma quel condizionale virgolettato in precedenza, rende obbligatorio l’utilizzo del rel canonical verso il contenuto giusto.

Fammi sapere se ci sono altri casi che ti fanno pensare ad una cannibalizzazione, così posso ampliare questo articolo e provare a fare qualcosa di utile.