Verso un’Analisi del contesto semantico

by francesco 2K views0

Come individuare le aree da presidiare con le co-occorrenze di concetto latente + parola chiave nella strategia di espansione del campo semantico finalizzata al posizionamento nei motori di ricerca.

contesto semantico
contesto semantico

Ormai ne ho parlato, quindi tanto vale vuotare il sacco, anche perché nel fine settimana sono stato contattato da decine di lurker che dopo aver letto di come ho posizionato la chiave ortodonzia invisibile, mi hanno fatto domande su domande. Rispondo qui, una volta per tutte.

Come prima cosa ho individuato i due concetti latenti di ansia e imbarazzo. In quanto “latenti” non erano già espressi in modo netto rispetto ai contesti prossimi all’apparecchio invisibile per i denti. Come ho fatto a trovarli? L’ultima cosa da fare era individuare le personas per un semplice motivo di cui parla anche Alex Giordanoin Societing Reloaded. Le personas servono ad individuare le motivazioni degli utenti, le aspettative e gli obiettivi che guidano i comportamenti online, i gusti personali, gli stati d’animo e i valori condivisi. I comportamenti vengono discretizzati, gli utenti rinchiusi in maledette caselle.

Il concetto di personas (e per Alex il marketing in generale) non funziona più, perché nel frattempo il web ha fluidificato e rimescolato le carte in modo da rendere irrilevanti le segmentazioni all’interno di un pubblico di riferimento. Non esistono più i modelli rappresentativi del target, esistono  all’interno della stessa cultura lerappresentazioni sociali dei problemi conoscitivi. Persone completamente diverse possono avere rappresentazioni simili. È su questo genere di rappresentazioni che baso parecchie delle mie riflessioni.

Rappresentazioni sociali e complessità sociale

Le mie riflessioni mi hanno portato a spostare l’attenzione dalle caratteristiche degli utenti che hanno problemi, alle caratteristiche dei problemi. Se ci pensi è elementare: se le persone assumono comportamenti incoerenti, perché le persone sono incoerenti, è direttamente alle loro preoccupazioni che dobbiamo guardare, non alle loro caratteristiche personali, a maggior ragione oggi, che abbiamo gli strumenti per la sentiment analysis e il social media monitoring e possiamo matematizzare le opinioni intorno a un brand in modo sempre più preciso.

Oggi posso individuare i contesti in cui serve “entrare” e le parole da far co-occorrere in modo da creare valore e allo stesso tempo avvicinare i miei concetti latenti alle parole chiave d’interesse in modo da portare il mio sito web, già avvicinato ai concetti latenti, all’attenzione di Google.

Come si fa?

Ci sono due strade per individuare sia i contesti rilevanti che di conseguenza i concetti latenti.

Entra in interazione quotidiana con il tuo cliente e impara tutto quello che puoi sulle preoccupazioni più frequenti che affliggono i “suoi” clienti Devi quindi avere contezza del modo in cui ci si rappresenta i problemi conoscitivi legati ai tuoi servizi. Una volta apprese queste informazioni, puoi affacciarti sui forum e sui blog e cercare corrispondenze e rappresentazioni contestualizzate delle problematiche più diffuse. Possono volerci settimane. Alla fine conoscerai talmente bene il problema da viverlo quasi in prima persona. I concetti latenti sono sostantivi che identificano e raggruppano in modo chiaro tutte le rappresentazioni pertinenti con quello che hai imparato.

La seconda strada presuppone comunque la conoscenza dei contesti di riferimento, ma prevede l’utilizzo di un software di monitoraggio del sentiment e della frequenza relativa alla presenza dei problemi conoscitivi individuati in fase di studio. Quanto spesso si parla di (quali) soluzioni per i “denti brutti”? In che modo? In questo periodo sto provando Viki Sentiment, un software estremamente potente, del quale spero di parlare presto (e tanto) nelle pagine del mio blog.

Il senso di tutto è che occorre studiare tanto e osservare ancora di più. Non essendo io una divinità onnipotente come si potrebbe pensare, posso seguire solo pochi clienti in questo modo, né per altro mi interessa seguirne tanti dal momento che ho scelto apposta di fare questo mestiere da libero professionista, essendo uscito da due società (che per altro ho fondato io).

Mi interessa capire come funziona il motore di ricerca. Per farlo mi prendo critiche più o meno feroci da parte dei migliori SEO italiani, ma ne vale la pena. Ah, se ne vale… fosse solo per la pubblicità che mi fanno senza rendersene conto. 🙂