La SEO di Aranzulla.it

by francesco 7.901 views6

È incredibile, ogni volta che anche per sbaglio qualcuno fa il suo nome, scattano decine di commenti da parte di chi lo sostiene e chi lo denigra. Oggi cercherò di riflettere con voi nel merito dello stile di composizione dei suoi articoli, per provare a estrarne indicazioni da seguire per la SEO Copywriting.

La premessa è che faccio parte di quelli che pensano che il progetto di Aranzulla sia decisamente molto valido, altrimenti non sarei qui a tributargli un articolo sul mio blog. Secondo me quelli che ne parlano male sopravvalutano il trust di Virgilio, che avrà avuto pure il suo peso, ma non fino al punto da garantire da solo i risultati ottenuti in termini di posizioni e visite. Spezzando una lancia in favore di Salvo, devo anche fare una riflessione sulla netiquette: sul web è possibile criticare perché internet è democratico, ma non è che per questo motivo possiamo diffamare o calunniare qualcuno, perché non è la stessa cosa. Ho notato invece che spesso anche chi si occupa di comunicazione non si è fatto problemi nell’entrare a gamba tesa affermando cose spiacevoli oltre che palesemente diffamatorie nei suoi confronti. Dal momento che nel mio piccolo mi è successa la stessa cosa (ma molto nel piccolo), sono solidale con Salvo. 

Quella che segue è un’analisi delle ricorrenze negli articoli di Aranzulla. Tale analisi è frutto di riflessioni e supposizioni personali e per questo motivo va interpretata come un mero punto di vista che spero possa essere utile in generale a orientare le pratiche di SEO copywriting. Fine della premessa. 🙂

 

Analisi del contenuto

Per il mio studio ho preso in esame due articoli del suo blog:

www.aranzulla.it/come-disinstallare-un-programma-su-ubuntu-36841.html

www.aranzulla.it/come-fare-un-volantino-pubblicitario-gratis-19554.html

Entrambi gli articoli possono essere suddivisi in due blocchi, il primo dei quali comprende i primi tre paragrafi, il secondo la restante parte. Il primo blocco presenta una struttura ricorrente ed è quella che a mio avviso impatta di più sui motori di ricerca.

salvatore aranzulla
Salvatore Aranzulla

 

Primo blocco

Nei primi tre paragrafi troviamo un’enorme concentrazione di parole chiave correlate alla principale dell’articolo, oltre che la ripetizione esatta di quest’ultima per due volte, entrambe in grassetto. Quello che sorprende al di là delle ricorrenze tra un articolo e l’altro è lo stile di scrittura, perché nonostante l’incredibile concentrazione di parole chiave secondarie, tra cui l’immancabile “come fare”, che come sai apre le porte dell’universo, il risultato finale è estremamente fluido e scorrevole. Esattamente quello che l’utente medio (a patto che esista, ma secondo me a questo punto si) vorrebbe trovare facendo ricerche su Google.

 

Incastro LDA

Negli esempi che ho proposto, in entrambi i casi il secondo paragrafo del primo blocco contiene un incastro LDA, cioè la distribuzione di un insieme di termini in questo caso pertinenti, non rilevanti e ad elevato volume di ricerca. Nell’articolo su “come disinstallare un programma da ubuntu”, a un certo punto scrive che è facile come disinstallare un programma da windows, introducendo con questa keyphrase un livello di pertinenza solo parziale con il tema dell’articolo, arricchendolo di fatto rispetto a tutti gli altri articoli che rimangono strettamente in topic, ma senza fare lanci che riguardano altri sistemi operativi. Il senso di questi incastri è sviluppare significati pertinenti, ritenuti interessanti dalle stesse persone, di cui però gli altri siti web non parlano. Si, basta un rigo messo bene per creare valore.

 

Secondo blocco

Nel secondo blocco invece c’è la ciccia, cioè le istruzioni dettagliate che mantengono la promessa espressa nel primo blocco. Anche qui lo stile è molto semplice e curato, comprensibile da chiunque, esattamente come dovrebbero essere composti gli articoli destinati a un pubblico mainstream. Ogni volta che leggendo i suoi articoli li giudicate eccessivamente semplici, pensate per un attimo a tutte quelle pagine web “scritte bene” dalle quali siete fuggiti dopo i primi 3 righi perché non capivate niente.

 

Semantica frasale

Quello che assolutamente manca in Aranzulla sono le figure retoriche, le metafore, le espressioni idiomatiche e gli slang. Tutte strutture linguistiche che possono regalare suggestioni, ma che non consentono spesso a Google di determinare il senso di una o più frasi combinando le parole al loro interno. Anche questo è fondamentale. Piuttosto, le espressioni del primo blocco sono talmente simili tra loro che lasciano intendere una qualche forma molto evoluta di text spinning, cioè la diversificazione automatica dei contenuti attraverso software che di volta in volta creano variazioni interne ai periodi.

Questo sito è un esempio di come spinnare un testo, ma devo dire che se Aranzulla dispone di un software del genere per comporre gli articoli che pubblica (e non ne ho alcuna certezza), tale software dev’essere anni luce avanti.

 

Struttura dei link interni

Il successo di Aranzulla.it non deriva solo dagli aspetti di composizione del testo, per quanto come ti ho appena mostrato esistano ricorrenze che suscitano interesse, ma in molta parte dalla distribuzione dei link interni. A differenza di moltissimi concorrenti, il sito web non sembra direzionare il page rank verso le pagine di categoria, ma verso grappoli di articoli interni alle stesse categorie. Per comprendere questo modus operandi, osserva il sidebar del suo articolo sugli antivirus gratuiti:

Link di approfondimento in Aranzulla.it
Link di approfondimento in Aranzulla.it

Salvatore crea una forte contestualizzazione tra link interni alla categoria antivirus, verso pagine che approfondiscono le sfumature di significato legate allo scaricamento e alla gratuità. In questo senso siamo alla presenza di un grappolo (o silo) di pagine mutualmente collegate tra loro. Le intenzioni di ricerca per le query con cui vengono ottimizzati i titoli degli articoli sono quasi uguali. Quasi, non uguali. Questo modo di procedere evita da un lato la presenza di pillar article (leggi spiegoni), che in questo caso sarebbero controproducenti e crea un “corpus” organico di pagine web interlacciate tra loro, ciascuna delle quali contribuisce a rendere più solido e rilevante l’intero grappolo per le chiavi di interesse.

 

Keyword research

Forse l’aspetto più originale nella SEO di Aranzulla è l’analisi a monte dei trend di ricerca incrociato con lo studio dei segmenti di investimento in pubblicità sul web. Gli articoli vengono prodotti solo a fronte di uno studio sulla marginalizzazione pubblicitaria. Se la concorrenza tra investitori è forte, spesso anche l’interesse degli utenti lo è, quindi aumentare in rilevanza per argomenti estremamente interessanti per chi spende soldi è un ottimo modo per acquisire trust su tutto il sito web. È questo tipo di ragionamento che vedo mancare nella maggior parte dei progetti simili che ho seguito.

Quel che invece è certo è che Salvo Aranzulla è riuscito a mettere insieme un progetto web tale da portarlo ad essere non solo il tech blogger più famoso d’Italia, ma anche l’unico ad aver costruito nel tempo un traffico organico incrementale, come fa notare il Tagliaerbe, mentre i suoi concorrenti continuano tutt’ora a pubblicare articoli che tra una settimana saranno finiti nel dimenticatoio.

Per questo ammiro Aranzulla e tributo l’onore delle armi… quando ci vuole ci vuole 😉

  • carlo411

    Bellissima analisi Francesco, che avevo, in parte, avuto già modo di leggere nel tuo libro.

    Molto interessante secondo me la questione riguardante i primi 3 paragrafi, che sono fatti praticamente per i motori di ricerca e non per gli utenti, in quanto non rispondono minimamente all’intenzione di ricerca, ma la rimandano al secondo blocco.

    Li trovo però un pochino controsenso rispetto alle linee guida che solitamente si segue e che anche Google suggerisce, ovvero di scrivere pensando agli utenti.

    Se pensi agli utenti quei 3 paragrafi non dovrebbero esistere, fanno perdere solo tempo e una persona che conosce il sito di Aranzulla, li salta a piè pari.

    Quei 3 paragrafi grosso modo si ripetono in maniera molto simile su migliaia di pagine.

    Non trovi che sia una cosa artificiosa e alla lunga potrà essere controproducente?

    • E se una grossa quantità di utenti (settantacinquenni digitali di primo pelo) trovasse il primo blocco comunque interessante?

      • carlo411

        Uno che ha 75 anni non ha troppo tempo da buttare 🙂

  • Molto interessante, ma se i 3 paragrafi li metti in fondo ? Cosa succede ? devono state per forza in cima?

    • Secondo me se li metti in fondo qualcosa cambia. Eventualmente prova e facci sapere 🙂

  • Federico Carlini

    Negli ultimissimi articoli ho notato che nel primo blocco la chiave di ricerca principale viene riportata solo una volta