I fattori di ranking su Google

by francesco 3.587 views14

I ranking factors di Google sono appunto i singoli fattori che messi insieme determinano la maggiore o minore rilevanza di una o più pagine web per un ambito di ricerca particolare. All’aumentare della rilevanza miglioreranno i posizionamenti nel motore di ricerca. I fattori di ranking sarebbero un paio di centinaia (il condizionale è d’obbligo) e sarebbero noti. Quello che Google non ci dice è il peso di ciascuno di essi rispetto agli altri e rispetto al posizionamento.

fattori di ranking
fattori di ranking

Fai attenzione, Google non ci fornisce quest’informazione semplicemente perché non esiste, o meglio non c’è un fattore di ranking che in termini assoluti pesa 20 su 100 o 50 su 100, ora ti spiego perché.

 

Chessidiceingiro

Ogni tanto sento dire che i link hanno perso importanza e non spingono più come prima, poi dopo qualche minuto arriva un SEO a sostenere il contrario, poi un altro scrive un post sul fatto che Google apprezza i testi lunghi, puntualmente smentito dal collega che gli ricorda l’inutilità degli spiegoni. Epico il SEO “sistemista” che parla dell’ip come fattore di posizionamento più importante, anch’egli smentito dal titolare di PBN che va fortissimo con ip presi a caso, puntando tutto sulle triangolazioni, ché sono il varo fattore di ranking superiore!

Se segui le discussioni nei gruppi, le cose che ho scritto qui sopra ti suoneranno anche un po’ familiari e probabilmente ti sarai chiesto chi sbaglia e chi ha ragione. Te lo dico subito: hanno ragione tutti… e allo stesso tempo sbagliano.

 

Gli studi delle softwarehouse

Il primo studio di SEMrush sui fattori di ranking pubblicato nell’estate del 2017, ha analizzando le prime 100 posizioni per oltre 600.000 parole chiave, mostrando il seguente ordinamento per questi fattori di ranking:

  1. Visite al sito web
  2. Tempo trascorso sul sito
  3. Pagine viste per sessione
  4. Frequenza di rimbalzo
  5. Link da domini di riferimento
  6. Lunghezza del contenuto
  7. Sicurezza del sito (HTTPS)
  8. Parole chiave nel testo
  9. Keyword density
  10. Parole chiave nel titolo
  11. Parole chiave nei meta
  12. Video nella pagina
Sintetizzando il report, il gap nella lunghezza del testo differisce del 45% tra le pagine in posizione top 3 e quelle in top 20; i siti web in prima posizione hanno mediamente 10.000 domini di riferimento in più da cui provengono link rispetto a chi è in decima posizione; il 65% dei domini che si posizionano più in alto nei risultati utilizza il protocollo https; la frequenza di rimbalzo per i domini tra la prima e la terza posizione è del 49%; il numero ideale di pagine visitate per sessione è di 3 – 3,5; solo il 18% dei siti web che si posizionano bene per keywords ad alto traffico non sono ottimizzati per quella keyword.
Da questo studio emergerebbe che il primo fattore di ranking sono le visite al sito web, ma (chiedendo scusa a Marzullo) un sito si posiziona perché fa visite o fa visite perché si posiziona?

 

Aggiornamento novembre 2017

Un aggiornamento appena pubblicato da Semrush ha integrato nel computo dei fattori di ranking una serie di importanti specificazioni riguardanti la backlink analysis. Nello specifico parliamo di 5 nuovi fattori analizzati:

  • Numero totale di IP di provenienza
  • Numero totale di backlink
  • Numero totale di backlink follow
  • Numero totale di anchor text diversi per i backlink
  • Presenza di parole chiave negli anchor text dei backlink
A fronte di queste integrazioni, il grafico rilevato è questo qui:
ranking factors at glance
Ranking factors at glance

I nuovi fattori presi in esame sembrano avere un’incidenza media, minore delle metriche comportamentali (tempo di permanenza, pagine per sessione) e maggiore delle metriche di ottimizzazione onpage. Come dire che conta sempre meno ragionare di quali parole chiave infilare in pagina e sempre più capire come costruire pagine web davvero fruibili ad ogni livello, non solo a quello testuale, ma proprio rispetto alla media research in funzione dell’argomento e del segmento di mercato. La SEO content è dunque una disciplina che apre un ambito di studi quantomai vasto, come puoi vedere in questo mio video di due giorni fa ripreso nell’ultima edizione di SMXL a Milano.

L’equilibrio ponderato nei fattori di ranking

Premettendo che non credo un fattore di ranking abbia peso da solo, ma sempre in compresenza di altri e in rapporto di equilibrio con questi, in quest’articolo vorrei lanciarti una provocazione: non pensi sia strano che tale rapporto sia sempre lo stesso indipendentemente dal tipo di sito web e dal segmento in cui si affaccia? Soprattutto, se Google stabilisse che occorrono “sempre” testi di almeno 3.000 battute su siti web con 10.000 domini di riferimento in cui le persone rimangono mediamente 3 minuti e mezzo, quanto pensi ci metteremmo noi SEO a scoprirlo? In effetti i siti che ottengono buoni risultati di posizionamento in segmenti diversi presentano molte differenze su tanti aspetti.

Per fare un esempio, la quantità ideale di testo in un sito e-commerce non può essere la stessa di un blog che offre recensioni e tutorial. Se il parametro ideale fosse di 3.000 battute, per la ricerca profumi online dovremmo vedere solo siti web che “scrivono” di profumi e nessuno che ne vende, ma gli utenti che cercano profumi online vogliono comprarli, non leggerne la storia e la geografia. Allo stesso modo, un profilo di link solido, sarà meno importante via via che il testo risponde meglio di altri alle diverse intenzioni di ricerca degli utenti, quindi non è questione di trovare l’equilibrio esatto tra fattori, ma di capire che al variare dell’ambito di ricerca, tale equilibrio sarà più spostato verso alcuni fattori piuttosto che altri.

I video possono pesare maggiormente in un foodblog e meno su di un e-commerce, così come i link possono spingere meglio un sito aziendale con pochi contenuti, rispetto a quanto possano farlo con un sito che pubblica pillar article su come imbiancare casa.

È a partire da queste osservazioni che mi piacerebbe fosse sviluppato uno studio.

 

Come potrebbe funzionare uno studio sui ranking factors

Gli studi di SEMrush continuano ad essere segmentati per volume di ricerca delle chiavi, invece che per aree (segmenti) di mercato. Operando in questo modo all’interno di ciascun segmento finiscono siti web molto diversi tra loro, che potrebbero richiedere un equilibrio differente tra fattori di ranking per crescere in rilevanza. Rimane tuttavia il primo studio sviluppato segmentando le chiavi per volume di ricerca, quindi è sicuramente un contenuto di valore.

Ecco i quattro scaglioni presi in esame:

  • Low volume (1 -100)
  • Mid volume (101 -1,000)
  • High volume (1,001 -10,000)
  • Very high volume (above 10,000)

La mia proposta per SEMrush rimane la stessa: perché non sviluppare uno studio che invece tenga conto dei fattori di ranking per tipo di ricerca invece che per volume? Probabilmente verrebbero fuori informazioni ancora più interessanti di quelle emerse da questo pur valido studio.

E tu, che ne pensi?

 

  • Filippo J

    Concordo pienamente, Francesco. Inserire al primo posto dei fattori “numero di visite” è ridicolo, perchè sono conseguenza del traffico organico. Sarebbe stato invece interessante, al limite, studiare un’eventuale relazione tra posizionamento e visite NON organiche, per verificare se visite dirette, visite social ecc influenzano il posizionamento organico. Per il resto nulla da eccepire. Questi studi sarebbe interessante farli segmentando le aree di mercato, perchè argomenti e search intent diversi danno probabilmente un diverso peso ai vari fattori di posizionamento.

  • Grazie Francesco. Io personalmente metto in primo piano le persone… e comunque sei riuscito a sintetizzare la Seo in un post.
    Ah il consiglio di scrivere per le persone me lo hai consigliato tu e anche Giorgio T.

  • Cris Pellecchia

    E’ una ricerca interessante e sono d’accordo quando dici che i fattori di ranking dovrebbero essere relativi al settore di mercato e non generici, in quanto oggigiorno non ha senso (a mio avviso) parlare di fattori di ranking generici per la vastità sia del mercato che delle ricerche utente.
    Detto questo, faccio una riflessione.
    Se uno dei primi fattori di ranking (se non il primo in assoluto) è la visita diretta al sito web, non è che la SEO, negli ultimi mesi, si sta facendo influenzare da tutte le altre strategie di marketing (come, ad esempio, la brand awareness sui Social) in maniera ancora più incidente?
    Lo scopriremo solo Seando…

    • Parlare della visita in sé come elemento posizionante è riduttivo. A pesare è l’intero comportamento degli utenti. Chi fa SEO deve allontanarsi dall’idea che il posizionamento riguardi l’arrivare primi su Google. Quella è una conseguenza del posizionamento vero di un brand.

  • Ciao Francesco, adoro il tuo essere pacato, ma dire che il traffico diretto è un fattore di posizionamento SEO è “una cagata pazzesca” come direbbe Fantozzi.

    E’ chiaro che più si alza l’asticella, più i canali si avvicinano ma, secondo me, Semrush ha preso un granchio soprattutto quando giustifica quel fattore con il trust etcc … e per mia esperienza il rapporto causale su keyword non brand è esattamente l’opposto da quello evidenziato dallo studio.

    Perchè se fosse vero quello che dice semrush, basterebbe spammare di traffico diretto con un po’ di bot ben pensati e la SEO sarebbe a posto così.

    • Ciao Fabio, in effetti dire che il traffico diretto è un fattore di ranking è molto riduttivo. Credo abbiano usato questa semplificazione per tenere insieme tutte le metriche comportamentali che stanno dietro al traffico diretto e che non andrebbero (come fai notare) confuse con esso.

    • Fabrizio Venerato

      Ti sbagli perchè sono anni che molti hanno utilizzato i bot per fare click in serp…
      e funzionava 🙂
      ci sono anche tanti servizi online (anche molto evoluti) ancora funzionanti e se fai qualche ricerca troverai tanti test su questo argomento.

      ovviamente poi focalizzarsi su un unico fattore è riduttivo

      • Ha fatto scuola il test sul CTR di Scarpetta e del compianto Morellato. In ogni caso si tratta solo di test, non spiegano tutto.

      • lo so benissimo 😀 ma un conto sono i click in SERP per dopare il CTR un conto è il traffico diretto al sito saltando la SERP come suggerisce semrush , questo si che mi perplime

  • Francesco Giubbilini

    Ciao Francesco,
    per quanto riguarda la famosa “autorità” di chi scrive e firma gli articoli (author rank)? E’ fattore di ranking? E se si, quanto incide secondo te? Mi pare che in questo studio non se ne faccia menzione in alcun modo… Grazie, ciao!

    • Ciao Francesco, l’author rank non è una metrica misurabile, ma una congettura che deriva dall’idea che Google abbia interesse a capire chi è “titolato” a trattare certi argomenti. In questo senso una persona può essere associata ai temi che tratta e aiutare Google a riconoscere un contesto di significazione.

      • Francesco Giubbilini

        Ciao, quindi se sul mio sito ospito articoli (ben fatti) di autori conosciuti e famosi (per gli argomenti che tratto), questo non incide sul posizionamento dell’articolo in serp e più in generale ad accrescere l’autorità del sito? Grazie, ciao!