Tecnica delle Menzioni Latenti

by francesco 2.1K views0

Come ottenere un posizionamento “difficile” senza link in ingresso sfruttando un aspetto avanzato delle menzioni multiple su un sito a basso trust. Un caso di Evidence Based SEO.

 Ogni volta che rifletti su qualcosa di innovativo attiri su di te le critiche della comunità scientifica (di pratiche nel mio caso) a cui appartieni. Non potrebbe essere altrimenti, soprattutto in un campo come la SEO italiana, dove mi rendo conto, esistono una serie di dogmi che “quelli bravi” non sembrano pronti a mettere in discussione nemmeno sotto tortura. Beh, mettila così, qualcuno lo deve pur fare…

Il mio ragionamento di oggi si basa su un caso concreto di cui sono pronto a discutere in privato con chiunque abbia la sagacia di non partire dal preconcetto che certe cose non possono funzionare. Si basa sulla vecchia tecnica (2009) della co-citation, ma è ampliata dalla presenza di co-occorrenze sfruttate come menzioni multiple.

Problema n°1: la co-citation non funziona più

Il motore di ricerca è in grado di cogliere uno schema di link basato su co-citazioni, vale a dire che se nello stesso articolo cito il mio sito obiettivo più wikipedia e altri siti super popolari, Google si accorge del mio tentativo di stabilire una relazione transitiva e mi penalizza. Vero. Tempo fa insinuai la possibilità che alcuni siti web avessero un altissima importanza, ma che allo stesso tempo non fossero per niente visibili su Google, e che fossero per questo motivo “perfetti” per essere usati in uno schema di co-citazione. Reazioni varie e scomposte (al solito) mi fecero gentilmente notare che non esistono siti ultra popolari che si posizionano male. 

Oggi so che Non è così.

Il doppio grado di rilevanza

Quando Google organizza i risultati da proporre in base alle varie query di ricerca, lavora sulla base di quello che l’utente medio sta cercando, lasciando fuori una serie di siti o di professionisti che sono importantissimi e riconosciuti nella comunità di riferimento, ma che hanno un livello tale da non interessare gli utenti medi, la massa di chi effettua ricerche. Come dire che Giallozafferano sarà sempre molto più visibile del sito web dello chef stellato più famoso del mondo.

Quando parlo di doppio grado di rilevanza mi riferisco quindi a due livelli a cui Google agisce, da un lato la popolarità rispetto al traffico e dall’altro quella rispetto agli addetti ai lavori. Questi ultimi siti (o semplici nomi e cognomi), pur essendo letteralmente leggendari, non hanno alcuna rilevanza per l’utente medio, quindi Google non li propone come risultati di ricerca. Bene trovali e usali.

Analisi di secondo (o terzo?) grado

menzioni latenti
menzioni latenti

Ho messo a punto una tecnica che mi consente di trovare facilmente gli elementi che rientrano in questo secondo grado e che per tanto non sono per nulla visibili su Google pur essendo talvolta siti web con 8 punti di PR o professionisti di fama interplanetaria. Il senso di questo lavoro di analisi, è selezionare siti web da linkare in un articolo o persone da menzionare senza link “insieme” ai siti web e alle persone più popolari e già molto visibili per la chiave d’interesse.

Il prodotto di questo lavoro è un documento web in cui si trovano mescolate menzioni multiple e co-citazioni ad un livello che Google non aveva mai visto prima. Professionisti visibilissimi ma “popolari” vengono messi per la prima volta insieme a professionisti di fama mondiale, che allo stesso tempo sono difficili da trovare per una ricerca pertinente. Eppure sono pertinenti.

…pertinenti, non rilevanti. Ricorda qualcosa?

😉

 Ogni volta che rifletti su qualcosa di innovativo attiri su di te le critiche della comunità scientifica (di pratiche nel mio caso) a cui appartieni. Non potrebbe essere altrimenti, soprattutto in un campo come la SEO italiana, dove mi rendo conto, esistono una serie di dogmi che “quelli bravi” non sembrano pronti a mettere in discussione nemmeno sotto tortura. Beh, mettila così, qualcuno lo deve pur fare…

Il mio ragionamento di oggi si basa su un caso concreto di cui sono pronto a discutere in privato con chiunque abbia la sagacia di non partire dal preconcetto che certe cose non possono funzionare. Si basa sulla vecchia tecnica (2009) della co-citation, ma è ampliata dalla presenza di co-occorrenze sfruttate come menzioni multiple.

Problema n°1: la co-citation non funziona più

Il motore di ricerca è in grado di cogliere uno schema di link basato su co-citazioni, vale a dire che se nello stesso articolo cito il mio sito obiettivo più wikipedia e altri siti super popolari, Google si accorge del mio tentativo di stabilire una relazione transitiva e mi penalizza. Vero. Tempo fa insinuai la possibilità che alcuni siti web avessero un altissima importanza, ma che allo stesso tempo non fossero per niente visibili su Google, e che fossero per questo motivo “perfetti” per essere usati in uno schema di co-citazione. Reazioni varie e scomposte (al solito) mi fecero gentilmente notare che non esistono siti ultra popolari che si posizionano male. 

Oggi so che Non è così.

Il doppio grado di rilevanza

Quando Google organizza i risultati da proporre in base alle varie query di ricerca, lavora sulla base di quello che l’utente medio sta cercando, lasciando fuori una serie di siti o di professionisti che sono importantissimi e riconosciuti nella comunità di riferimento, ma che hanno un livello tale da non interessare gli utenti medi, la massa di chi effettua ricerche. Come dire che Giallozafferano sarà sempre molto più visibile del sito web dello chef stellato più famoso del mondo.

Quando parlo di doppio grado di rilevanza mi riferisco quindi a due livelli a cui Google agisce, da un lato la popolarità rispetto al traffico e dall’altro quella rispetto agli addetti ai lavori. Questi ultimi siti (o semplici nomi e cognomi), pur essendo letteralmente leggendari, non hanno alcuna rilevanza per l’utente medio, quindi Google non li propone come risultati di ricerca. Bene trovali e usali.

Analisi di secondo (o terzo?) grado

Il prodotto di questo lavoro è un documento web in cui si trovano mescolate menzioni multiple e co-citazioni ad un livello che Google non aveva mai visto prima. Professionisti visibilissimi ma “popolari” vengono messi per la prima volta insieme a professionisti di fama mondiale, che allo stesso tempo sono difficili da trovare per una ricerca pertinente. Eppure sono pertinenti.

…pertinenti, non rilevanti. Ricorda qualcosa?

😉