PBN: Private Blog Network

by francesco 2.3K views0

Oggi vorrei aprire un post in cui discutere con tutti gli esperti di PBN intorno alle potenzialità di questo strumento rispetto al posizionamento nei motori di ricerca. Insomma, parliamone.

private blog network
private blog network

Un PBN è un network di siti web, solitamente parliamo di blog messi a sistema per produrre link verso un sito web obiettivo allo scopo di migliorarne il posizionamento organico. Detto così, un PBN è un dispositivo che violerebbe le norme stabilite da Google rispetto alla qualità dei siti web, perché qui lo scopo di manipolare il ranking è palese. In effetti possiamo immaginare diversi tipi di PBN, da quelli automatici, generati attraverso un software, a quelli “virtuosi” composte da blog indipendenti, ciascuno con una propria dignità. Ma proviamo ad analizzarli caso per caso.

 

PBN su terzo livello gratuito

È il modo più semplice ed economico per creare un network di siti web. È sufficiente andare su Altervista o su wordpress.com e creare una decina di blog scegliendo domini pertinenti con il sito web obiettivo. Si dice che questo genere di domini spingano meno rispetto ai domini di secondo livello, ma tu sai benissimo che esistono siti web tirati su in questo modo, che diventano risorse trust, ottenendo eccellenti risultati di posizionamento (e immagino un link da uno di questi blog ti piacerebbe).

 

PBN su domini di secondo livello

Molti sostengono che i domini di secondo livello siano più indicati per i PBN. In effetti c’è una scuola di pensiero secondo la quale i PBN funzionano per lo più sfruttando la forza dei domini di tipo EMD (exact match domain). A questo punto il network di blog fa tanto meglio il suo lavoro quanto più viene costruito in un ambito in cui i domini EMD si posizionano facilmente. Se vuoi scoprire quali sono questi ambiti basta guardare le serp.

 

PBN spam automatici

Rientrano nelle pratiche Black Hat. Ora ti faccio un esempio. Immagina che uno sviluppatore metta a punto un software che automaticamente faccia uno scraping su Google risucchiando tutti i contenuti di siti web pertinenti con l’argomento del sito obiettivo. I testi “raccolti” finiscono a loro volta su pagine autogenerate di siti web diversi, tutti rigorosamente con lo stesso layout. Come ciliegina sulla torta aggiungi che il software genera automaticamente link al sito web obiettivo nel testo di questi contenuti ogni volta che compare una parola chiave di interesse.

 

PBN spam da siti web hackerati

Come per il caso precedente, ma se possibile, si parla di un’attività ancora più spietata. In questo caso i contenuti rubati su altri siti vengono ospitati da altri siti ancora, la cui sicurezza viene violata. Tutto questo all’insaputa dei titolari dei contenuti da un lato e di quelli dei nuovi siti ospitanti dall’altro, che non si accorgono di nulla fin quando un bel giorno controllando l’indicizzazione del proprio sito web mediante l’operatore site: trovano pagine dai titoli in cinese o comunque del tutto scorrelati rispetto all’argomento del sito web. Rilassati, in questo caso il tuo sito è entrato a far parte di un “grosso” PBN. Un club privato, neanche troppo esclusivo.

 

Funzionano?

Ché tanto io lo so, questo vuoi sapere! Certo che funzionano, altrimenti non esisterebbero. Può capitare che un PBN spam da siti web hackerati spinga in serp un sito web per anni, mentre un altro costruito a mano e con cura venga penalizzato dopo pochi mesi. Certo che può succedere. Intanto tieni conto che Google lavora incessantemente per migliorare la propria capacità di scovarli e punirli, soprattutto quando non aggiungono valore al web. La loro “tenuta” dipende più che altro da due variabili:

Argomento: l’idea che mi sono fatto è che lo spam funziona tanto meglio quanto meno frequentemente online si discute di quel certo argomento. In assenza di conversazioni e quindi di menzioni, Google riesce più difficilmente a validare un link e/o a distinguerne uno vero da uno prodotto allo scopo di manipolare il ranking.

Struttura dei link: un’altra variabile a pesare discretamente sulla vita di un PBN è il modo in cui se ne gestisce la struttura dei link. Tutti ormai sanno che non è opportuno produrre un network in cui tutti i siti web si linkino mutualmente in modalità sitewide e allo stesso tempo da ciascun sito web partano solo link verso il sito obiettivo. Da questo punto di vista, un buon PBN non sembra un PBN, nel senso che trovandotici sopra devi vedere contenuti originali, “fatti bene”, da cui partono link a diverse risorse sul web, tra cui (ogni tanto) verso gli altri blog del network e verso il sito obiettivo.

 

Ma così ci vuole una vita!!!

E quando mai ci è voluto poco per ottenere buoni risultati?! Facendo una ricerca con Semrush, ho trovato che molti siti e-commerce di arredamento utilizzano i PBN. Alcuni network sono virtuosi, altri tremendamente black hat, ma devo dire che i risultati ci sono in entrambi i casi, salvo qualche scivolone nei casi peggiori, almeno per quanto mi riportano gli strumenti.

Il punto di vista di:

Claudio Marchetti

claudio marchetti
claudio marchetti

Con il passare degli anni, Google ha imparato a riconoscere i PBN e a punire i siti che li compongono; così come quelli che beneficiavano dei link in entrata.

L’acquisto (o l’apertura) dei domini e dell’hosting, lo sviluppo dei siti e dei contenuti è quello che realmente può fare la differenza. Oltre a fornirvi la ciccia e l’autorità che i vostri siti necessitano, sono tutto quello che si può fare, per non fare penalizzare il network in caso di un eventuale controllo manuale.

Chi sviluppa un sito one shot, che quindi deve rimanere nelle prime posizioni per poco tempo, può benissimo prendere in considerazione di sviluppare un PBN di bassa qualità. Tanto, anche in caso di una penalizzazione, si sarà già raggiunto lo scopo prestabilito.

Chi invece vuole sviluppare una strategia SEO basata su PBN in un’ottica di medio/lungo termine, deve investire il suo tempo e denaro in un PBN di qualità. Solo in questo modo, potrà beneficiare per molto tempo dei link verso il proprio sito. Con un PBN sviluppato in questo modo, composto solo da siti autorevoli, è molto più semplice ottenere una serie di link da altri domini mediante scambio e/o guest post. Lo so che Google lo vieta, ma in presenza di qualità, anche l’algoritmo del motore di ricerca per eccellenza lascia correre.

Per evitare penalizzazioni manuali, che richiedono molti mesi di lavoro, è bene pianificare con attenzione ogni fase dello sviluppo di un PBN; sempre che esista una reale necessità di sviluppare un PBN. In molti casi, sono dell’opinione che non è necessario sviluppare un PBN per ottenere dei buoni risultati. Una buona ottimizzazione On page e la strutturazione del sito e dei contenuti; possono fare la differenza anche in serp molto competitive.

Gino Topini

gino topini
gino topini

IMHO funzionano, ma se fatte bene.

Tu suggerisci 4 diverse tipologie di PBN, personalmente non ho mai provato la terza e la quarta (ma sono d’accordo con la tua idea dello spam che funziona meglio se ci sono meno menzioni, in fondo Google ha delle risorse da gestire e la vedo come se desse meno “importanza” agli argomenti meno discussi e meno menzionati, dunque li controlla di meno, dunque ci si possono fare le cose più “zozze”).

La prima e la seconda PBN (terzo livello gratuito e secondi livelli) secondo me possono e dovrebbero andare di pari passo, è un buon mix. Che personalmente preferisco alla PBN spam.

Certo è che la PBN dovrebbe essere costruita secondo determinati “canoni”: classi di indirizzi IP diversi, intestazione domini, diversi account con i quali aprire i sottodomini gratuiti, in maniera particolare se si tratta di Blogger… ecc… insomma, non bisogna lasciare tracce.

Detto questo, ti dico anche io che funziona, in alcuni settori particolarmente competitivi è praticamente un “must”, in altri meno (secondo me ci sono anche settori in cui potrebbe essere inutile), ma è vero che ci vuole tempo (e qualche soldo) per costruire una buona e solida PBN.

Sul fatto di essere scoperti da Google, ci sta e fa parte del gioco (ma IMHO una PBN utile non viene abbattuta, neanche dai quality rater).

Certo è che vedere un motore di ricerca (teoricamente) evoluto farsi gabbare da PBN spam mi fa un po’ senso, ma ritengo che lo spammer sia più intelligente (almeno ad oggi) di Big G e dunque ci sarà sempre spam su determinate SERP.

In conclusione di queste due righe? Prima di tutto ancora complimenti per il post e per il tuo SeoGarden, uno dei migliori siti di SEO in assoluto.

Per quanto riguarda la PBN, non ho sicuramente aggiunto niente di nuovo alla materia, sono solo mie considerazioni personali sul funzionamento di questi siti che, per come la vedo e come ho anticipato poco fa, devono prima di tutto fornire utilità all’utente, solo così potranno darne anche al “money site”. A medio/lungo termine.

Andrea Salerno (Onda Digitale)

PBN: eliminare le proprie tracce offpage

– usare la funzione whois privacy per la registrazione dei domini. Il top è intestarne qualcuno a nome di qualche amico per differenziare

– non usare lo stesso hosting e meno che meno tutto su un unico server dedicato

– non usare lo stesso registrar. Per PBN medio piccole possiamo anche usare NameCheap e Godaddy al 50%

– valutare l’opzione CDN come ad esempio CloudFlare per mascherare i veri IP

– fate molta attenzione a servizi pubblici di PBN. E’ già successo che fossero smascherati e smantellati. Google ci mette veramente poco

– non parlare a nessuno della propria PBN

– evitare l’uso di servizi Goog quali gmail, docs e analytics…

PBN: eliminare le proprie tracce onpage

– vista la sua diffusione WP va bene come strumento

– più un sito sembra normale meno sarà difficile capire che è un satellite dalla PBN. Quindi non pensiamo di realizzare un satellite di PBN bensì un piccolo blog normale

– inserire sempre le pagine about, contact, privacy…

– cercare temi gratuiti non troppo scontati (non il tema standard di wp)

– non usare script che blocchino i crawler come ahrefs. Ormai anche questa è diventata una traccia che fa insospettire

È possibile alternare l’uso di WP con altri CMS. Alcuni usano i cosiddetti Flat CMS, cioè CMS che non hanno bisogno di DB.

Ho visto grosse PBN sviluppate addirittura con cms personalizzati che cambiano tema e posizione del codice ogni volta. Parliamo di PBN con 200 siti web…

Non dobbiamo mai puntare tutta la nostra strategia sulle PBN perché:

– goog potrebbe scoprire il network ed eseguire il deindex di tutto

– un competitor potrebbe scoprirvi e segnalarlo a goog

– riguardo l’uso di dropped domain per i satelliti delle pbn: Google potrebbe decidere di aggiornare il proprio algoritmo e declassare l’autorità dei domini scaduti. Un reset.

Forse alcune cose sono scontate ma NESSUNO mai scriverà cosa c’è dietro veramente…

Enrico Chiodino

AKA: Il triangolo no, non l’avevo considerato

enrico chiodino
enrico chiodino

Un sistema che si utilizza (anche) nel mercato del gambling è quello chiamato triangle linking.

Crei un PBN: ciascun sito dovrebbe essere abbastanza on-topic, occupando però svariate, piccole porzioni di mercato. Devono essere aggiornati, ma non necessitano di una cura eccessiva. Chiamiamo “C” ciascuno di questi siti.

Contatti il webmaster del sito B, blablabla, scambio link.

Ottieni link da B verso A (il tuo sito principale), con in cambio link da uno o più (!!!) siti C.

I siti C non linkano mai al sito A (che resta quindi sempre pulito), e linkano pochissimo tra loro (così non viene mai penalizzato l’intero network). I loro valori restano alti, in modo da venderli facilmente.