La struttura URL incide sulla SEO?

by francesco 398 views0

In questo breve articolo tratterò il tema della struttura URL, affrontando in particolare le caratteristiche degli annidamenti, dei livelli di profondità e dell’incidenza di questi elementi sull’ottimizzazione dei siti web per i motori di ricerca.

C’era una volta il sito web statico, in cui le singole pagine web erano proprio file HTML ospitati in cartelle e sottocartelle reali, raggiungibili collegandosi al server mediante FTP. La struttura degli URI rispecchiava l’organizzazione delle directory per come erano disposte nello spazio server. Se dunque una pagina1.html si fosse trovata nella sottocartella Sub1 e questa si fosse a sua volta trovata nella cartella Dir1, l’URL corrispondente sarebbe stato

 sito.it / Dir1 / Sub1 / pagina1.html

Ora, in tempi moderni (direi da circa un ventennio), le strutture URL annidate sono ancora molto frequenti e possono essere utili ai lettori per capire dove si trovano, ma non hanno un impatto migliorativo in termini di posizionamento nei motori di ricerca. Lo dico più chiaramente, Google non valuta la qualità della struttura seguendo gli URI e per dirlo ancora più chiaramente, le sottocartelle in URI non miglioreranno il posizionamento del tuo sito web. A riprova di quest’affermazione, considera che le schede prodotto nei siti e-commerce presentano ormai solo il livello della singola pagina in URI e non l’intero percorso annidato con tutte le categorie di livello superiore. Questa scelta evita URL chilometrici e soprattutto evita le tipiche ambiguità derivanti dal fatto che uno stesso prodotto può trovarsi in più categorie differenti, cosa frequente negli shop con volumetrie ampie.

Come fa allora Google a leggere la struttura di un sito web?

Google utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione per questo tipo di valutazioni, in particolare:

  • Sitemap
  • Breadcrumb
  • Menu di navigazione

La sitemap è importantissima, quindi non sottovalutarla e accertati di pubblicare solo quelle opportune e non quelle che contengono percorsi di cui non ci interessa. Spesso – ed è grave – studiando le sitemap trovo addirittura pagine d’esempio lasciate lì per errore. È un problema perché Google considera più importanti i percorsi listati in sitemap rispetto a tutti gli altri. In questo senso puoi addirittura usarle per creare livelli di priorità, escludendo da queste quegli URL che puntano a pagine secondarie che devono trovarsi sul sito web, ma che non ci interessano. Un esempio di ciò è il modo in cui WordPress gestisce le sitemap, escludendo da queste a prescindere le sottopagine degli archivi.

Le breadcrumb sono ancora più importanti e svolgono di fatto la funzione che si pensa erroneamente sia appannaggio della struttura URL. Non è da quest’ultima che Google percorre e comprende i livelli di annidamento delle pagine, ma appunto dalle breadcrumb che consentono anche agli stessi utenti di percorrere la strada a ritroso fino alla homepage. Dunque, invece di star lì a domandarti se è il caso di tenere o togliere le categorie in URI, controlla se il percorso delle breadcrumb e (ben) visibile e se è corretto su tutte le pagine del sito. Soprattutto controlla se la marcatura semantica delle breadcrumb è fatta bene, dunque apri lo strumento test per i dati strutturati e verifica che la property BreadcrumbList sia dove dev’essere e listi correttamente tutti i livelli di profondità antecedenti a quello della pagina testata.

In Conclusione

Cerca di tenere gli URI più corti possibile. Non c’è un motivo preciso per quest’affermazione, però:

  1. La maggior parte dei siti web forti che studio presentano URI corti sulle pagine che vengono raggiunte dal maggior traffico.
  2. Quando utilizzi l’operatore site: i primi risultati mostrati sono quasi sempre quelli con URL più corto. Ciò mi fa pensare che Google in qualche modo li tenga davanti.