Come evitare le catene di redirect

by francesco 860 views0

Questa vita è una catena, a volte fa un po’ male. Oggi ti parlo dei problemi legati all’eccessiva presenza di reindirizzamenti nel file .htaccess e/o del fatto che esistano catene di redirect a seguito di più migrazioni occorse nel tempo.

Evitare catene di redirect
Evitare catene di redirect

Cominciamo con lo sgombrare il campo dai dubbi: esattamente come per i diamanti, un redirect è per sempre, vale a dire che una volta rimossa e reindirizzata una risorsa, sarebbe opportuno non cancellare più il reindirizzamento, perché Googlebot può conservare il vecchio percorso a tempo indeterminato e richiamarlo a distanza di anni, anche se non esiste più né prende link da altre pagine interne o esterne. Sì, è un mondaccio.

Quanti reindirizzamenti posso tenere in htaccess?

Domanda più che legittima alla quale si è cercato storicamente di rispondere facendo test per valutare quando in effetti i redirect sono troppi cioè quale sia la soglia numerica di reindirizzamenti da non superare per evitare problemi di scansione del sito web. Emerge che a meno di non avere decine di migliaia di reindirizzamenti messi in fila uno sopra l’altro non ci sono problemi rispetto alle performance del sito, ma i veri problemi non sembrano riguardare i reindirizzamenti singoli, bensì le (odiose) catene di redirect. Sono quelle il peccato mortale nelle migrazioni.

Cosa sono le catene di redirect

Se un reindirizzamento semplice serve a far puntare una risorsa non più esistente verso un’altra, una catena fa la stessa cosa in più passaggi, facendo puntare una risorsa ad un’altra che punta ad un’altra e così via fino a quella buona. Quindi in ordine cronologico abbiamo:

A –> B –> C –> D … N (dove N è la pagina esistente a cui puntano le altre).

Ma a cosa accidenti serve tutto questo? Serve a consolidare i segnali di rilevanza ottenuti nel tempo dalle diverse versioni precedenti della stessa pagina, verso quella attualmente online.

Perché nel sito che curo ci sono queste catene? Ci sono perché evidentemente il sito web ha uno storico di migrazioni. Forse esiste da molto tempo e le precedenti versioni erano strutturate diversamente o addirittura erano state realizzate con CMS differenti. Ogni volta si è proceduto a spostare i segnali di rilevanza verso la nuova versione “di turno” facendo reindirizzamenti a cascata.

Come alleggerire le catene di redirect

A differenza dei reindirizzamenti semplici, quelli di un solo grado, le catene possono creare più facilmente problemi di scansione del file htaccess e conseguentemente rallentamenti importanti anche a livello dell’apertura di pagina. Ma se prima ho scritto che un reindirizzamento è per sempre, come possiamo liberarci di queste catene senza perdere segnali di rilevanza?

La valutazione da fare passa per l’accorgersi di quali versioni precedenti delle URL vengono richiamate da Googlebot. Se il tuo sito ha avuto ad esempio 5 strutture diverse nel corso degli anni è improbabile che Google esegua chiamate su percorsi che fanno riferimento a tutte e 5 le versioni diverse e precedenti. Per capire cosa viene richiamato hai tre strade da seguire che spesso portano agli stessi risultati:

  1. Search Console –> errori di scansione: molto spesso tra gli errori di scansione troviamo percorsi che non esistono più da decenni. Spesso significa che il Bot continua a richiamarli.
  2. Analiytics –> Pagine di destinazione filtrate per sorgente / mezzo: se impostate su Google / Organic ci fornisce tutti i percorsi che Googlebot ritiene rilevanti. Anche qui spesso ho trovato URI vecchie di diverse generazioni, non più raggiungibili da alcuna pagina web.
  3. Analisi log del server –> Scarica il file di log dal server è buttalo nel Log file analyzer di Semrush, così puoi tagliare la testa al toro e “vedere” direttamente quale bot passa per quali percorsi.

Passaggio conclusivo

Se utilizzando uno o più dei tre sistemi suggeriti, noti che tra le 5 versioni storiche del tuo sito, Google richiama ad esempio sempre percorsi della terza, puoi rompere la catena e trasformarla da:

1 –> 2 –> 3 –> 4 –> 5

a

3 –> 5

risparmiando una quantità di risorse proporzionale al numero di pagine reindirizzate per ciascun anello della catena. Sì, è tutto qui.