Cos’è un trend di ricerca e come crearlo

by francesco 3.532 views16

Un trend è una tendenza (una moda) che si sviluppa in un certo periodo di tempo rispetto a un pubblico di riferimento più o meno specifico. Quando tale tendenza riguarda i navigatori del web, parliamo in molti casi di un trend di ricerca organica che viene principalmente rilevato dai motori di ricerca come Google.

Mi raccomando, prima di guardare questo VIDEO leggi il paragrafo COME SI FA, altrimenti succede un casino!

 

Come si misura un trend di ricerca?

Lo strumento più popolare è Google Trends, che risponde ad una query mostrando in output il grafico dell’andamento di interesse variabile nel tempo, i cui valori oscillano tra 0 e 100. È molto facile da usare, devi solo infilarci dentro uno o più termini (per confrontarne i trends) e guardare i grafici. Il problema di Trends è che fornisce informazioni rilevanti solo per macroaree di interesse, cioè non è uno strumento per guardare da vicino e in profondità… comunque buttalo via…

 

Come si comporta Google rispetto ai trend di ricerca

L’attribuzione di ranking è data da numerosi fattori, tra cui la qualità di un contenuto rispetto alle ricerche degli utenti. Questo passaggio è importante perché Google premia i contenuti che rispondono meglio alle query. Se poi un contenuto oltre che rispondere perfettamente ad una query molto frequente è anche l’unico a farlo, può ottenere un successo di visibilità organica clamoroso, in fondo Google è lì per quello no?

 

La tattica inconsapevole

L’altro ieri l’occhio mi è caduto su quest’articolo di Supereva in cui si racconta della sensazionale scoperta di un portale alieno sul pianeta Mercurio. A me piacciono molto le notizie di questo tipo perché fanno volare la mia fantasia verso mondi lontani e per altro come sai bene, la fantasia non mi manca. Fantastico, salvo che l’articolo non mostra la fantomatica fotografia in cui si vede il portale rettangolare, vai a capire perché, può darsi si siano accorti di non avere i diritti per pubblicarla, ma la mia è solo un’ipotesi.

A quel punto la prima cosa che ho fatto è stata andare su Google per cercare la foto in questione. Inserendo la query “portale rettangolare su Mercurio”, Google mostra un risultato dal sito web Segnalidalcielo che invece contiene la fotografia, quindi soddisfa il mio bisogno informativo.

Quel che è successo è interessantissimo. In pratica (e credo inconsapevolmente) Supereva ha innescato una grossa quantità di query di ricerca molto specifiche, scrivendo che potrebbero esserci gli alieni su Mercurio, ma senza farli vedere. No, non si fa così, io li voglio vedere, quindi faccio una ricerca per vedere se da qualche altra parte ci sono.

 

Necrologi buoni per la SEO

Qualcosa di simile succede con le bufale intorno alla morte dei personaggi famosi. Se scrivo su vattelapesca.it la notizia (falsa) che Pippo Baudo è morto e spingo su facebook l’articolo, porterò migliaia (milioni?) di persone a cercare su Google “Pippo Baudo morto”. Con Fidel è andata avanti per decenni, fino all’inevitabile epilogo… insomma, presto o tardi ci prendono.

 

Come sfruttare questo bisogno per fare posizionamento organico

Puoi tentare di creare un trend di ricerca portando migliaia di persone a cercare su Google il nome del tuo brand insieme alle tue parole chiave di interesse. L’idea è che se molte (ma tante) persone cercano chiave di brand + chiave di ricerca, Google assegnerà rilevanza al sito del brand per la stessa chiave di ricerca, come dire che se tantissimi utenti cercano su Google “cucine Scavolini”, Google sarà portato ad attribuire un buon ranking al sito Scavolini per la keyword “cucine”, chiaro il concetto?

 

Come si fa?

L’idea è sviluppare un contenuto che (come per il caso di Supereva) porti irresistibilmente gli utenti a fare una ricerca su Google. Il contenuto potrà essere spinto sui social network per aumentarne la portata. Ma deve per forza contenere una bufala? Secondo me no, ma qui mi fermo perché non mi occupo di comunicazione virale, anzi, ho da poco fatto il vaccino per l’influenza quindi sono a posto così. Se il contenuto in questione non contiene una bufala può essere ospitato nel sito stesso del brand, altrimenti se sei proprio un mascalzone puoi pubblicarlo altrove.

Qualcuno nei commenti di quest’articolo ha immaginato un: “le cucine Scavolini emettono raggi gamma” considerando che il termine “gamma” è molto presente nei testi del sito web. Allora giro la cosa agli amici di Stosa Cucine, il cui brand è molto forte, ma meno storicamente posizionato rispetto a Scavolini. L’idea è sviluppare una pagina del sito con una grafica in cui un omone verde muscolosissimo e non proprio calmo, tira pugni su una cucina Stosa (verde), senza riuscire a distruggerla perché i raggi gamma la rendono solidissima e durevole. La pagina deve essere ottimizzata per “Cucine Stosa raggi gamma” e deve puntare link verso la GAMMA di cucine disponibili. Il post da sponsorizzare su facebook invece deve sembrare serio, tipo: “cucina emette raggi gamma, c’è preoccupazione“, senza fare riferimento a Stosa. Il link deve puntare a un sito di informazione generico in cui si accenna che una nota azienda produttrice di cucine (senza dire quale), non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla cosa, ma che il Cern sta controllando le emissioni di raggi gamma dai nuovi materiali utilizzati. Questo porterà le persone incuriosite a cercare su Google “cucine raggi gamma”… e indovina quale sito uscirà?

 

Conclusioni: SEO e pubblicità

Come sai già, la SEO guarda il codice per ottimizzarlo ai fini di una migliore scansionabilità delle pagine web, ma in questo caso stiamo agendo sull’esperienza di ricerca fondendo la SEO con i meccanismi pubblicitari legati alla comunicazione virale. Non so dire se sia corretto chiamarla in questo modo, perché fondamentalmente non credo si sia ragionato tanto in questi termini. Se tuttavia Google web search è sensibile alle ricerche degli utenti e ne osserva il comportamento di ricerca per attribuire ranking a pagine web precise, allora anche queste riflessioni entrano a pieno titolo nella SEO.

Ma come sempre, questo decidilo tu.

  • Hoguera Hogue Pirà

    Sul massello Scavolini non crescono funghi.

  • Niente male, sviluppalo meglio!

  • Versione squattrinata con bufala annessa…
    Pare che Belen abbia deciso di girare la scena principale del suo primo film hard proprio in una cucina Scavolini 😂

    Versione con budget illimitato…
    Noto consulente seo italiano omaggia Donald Trump con una cucina Scavolini e la disponibilità di Cracco per un’intera settimana. Il neo presidente accetterà il dono o rifiuterà di provare i piaceri della cucina italiana? 😉

  • La cucina di Cracco fa male al basket. Scavolini revoca il contratto pubblicitario con il noto chef

    • Genio assoluto!

      • Troppo buono. 🙂

        Partivo in vantaggio, conoscendo bene il contesto (#contextistheking): abito a 10 Km dallo stabilimento e “Scavolini”, dalle nostre parti, “si respira”.
        E poi il mio era un commento interessato: potrei mettere a disposizione un backlink “da paura”… #sallo

  • Interessante… a gennaio potrei avere giusto giusto un lavoro di posizionamento locale per un rivenditore Scavolini. Grazie in anticipo per i suggerimenti 😂
    A parte le battute, grazie come sempre a Francesco per gli spunti. Dal basso della mia inesperienza ci ragiono e provo a commentare 😉

  • Antonio D’Amore

    “Le cucine Scavolini emettono raggi gamma” (gamma è una parola ripetuta nella pagina del sito :D)

  • stu dente

    Non capisco cosa ne guadagnerebbe il sitosupereva a spingere gli utenti a ricercare query come “portale rettangolare su Mercurio”…. Anche lo facessero non usarebbero mai nome brand+query.
    Anche nel caso di scavoli,non si può creare una query che sia associabile al brand.

  • milena m.

    Heather Parisi fara’ la pubblicita’ di Cucine Scavolini.

    • assolutamente geniale!

      • milena m.

        Dopo la trasmissione…che le ha viste insieme! 🙂

  • Giovanna Barbieri

    Ricorda l’espansione del campo semantico

    • Ciao Giovanna, il principio dell’espansione funziona sull’idea di racchiudere le rappresentazioni sociali di un oggetto di conoscenza dentro un “concetto” e rendere quel concetto rilevante per Google dopo che abbiamo ottimizzato il sito web per quel termine. Qui la differenza è che portiamo le persone a fare ricerche precise su Google. Le due cose possono coincidere nel momento in cui il concetto latente (che serve all’espansione del campo semantico) comincia a entrare nelle query degli utenti. In un solo caso mi è riuscita una cosa del genere… addirittura il concetto entrò nelle chiavi correlate visibili attraverso il keyword planner tool. Una follia da cui successero cose incredibili! 🙂