SEO: Search Experience Optimization

by francesco 2.873 views10

Search Experience Optimization
Search Experience Optimization

Oggi partiamo da una SEO frase molto bella che ho subito piacere di condividere:

It’s not about optimizing keywords for search engines. It’s about optimizing the search experience for the user

L’altro ieri qualcuno ha postato la provocazione: la SEO è 90% “tecnica”. Il mio commento è stato:

La SEO è al 90% tecnica, il restante 10% fa la differenza.

Ma cos’è la tecnica? Quando parliamo di conoscenza tecnica non dobbiamo ragionare solo sugli aspetti ingegneristici da retrobottega. La tecnica non riguarda solo ciò che NON si vede, ma anche ciò che si vede. Sapere che in un certo segmento di mercato il pubblico di riferimento è costituito da persone sopra i cinquant’anni, ci suggerisce di creare pagine in cui le dimensioni del font siano tali da rendere i testi sempre facili da leggere. Anche questa è “tecnica”, e non conta meno degli aspetti informatici che gravitano intorno alla SEO.

 

Search engine vs Search experience

È un processo che va avanti ormai da almeno un quinquennio ed è talmente graduale da lasciar credere ai SEO della prima ora, di potersi ancora arricchire con gli stessi giochi di prestigio “tecnici” usati fino al 2010. Lo credono perché i giochi di cui sopra funzionano ancora, ma allo stesso tempo hanno paura, perché nel corso degli ultimi anni hanno visto via via diminuire il tempo di risposta rispetto alle contromisure adottate per lo spam da parte del motore di ricerca. Se quindi fino a due o tre anni fa un sito web “automatico” durava 6 / 8 mesi arrivando a far incassare bei soldi in revenue pubblicitarie prima di essere scoperto e bannato da Google, oggi questa forbice temporale si aggira intorno ai due o tre mesi, quando il vento è a favore. Se per te la SEO è solo questo “90% tecnica”, scommetto che sta già cominciando a starti stretta di collo.

Spostare l’attenzione dal motore di ricerca alle persone, significa lasciar perdere gli “incaprettamenti” (cit. Paneghel) legati ai link e concentrarci su due cose:

  1. A chi ci rivolgiamo
  2. Come risolvergli problemi

I due punti espressi qui sopra segnano definitivamente il passaggio dalla SEO informatica a quella legata alle scienze sociali. Capiamoci, studiare le persone e le intenzioni di ricerca non è sufficiente, perché la SEO rimane al 90% “tecnica”, ma come dicevo, è (e sarà) sempre più il restante 10% a fare la differenza.

 

Il caso SEO: Argento Colloidale Puro

La mia lente da SEOciologo oggi è puntata su Argentocolloidalepuro.it un sito web che “inspiegabilmente” si posiziona al primo posto su Google per la chiave argento colloidale (Volume 27.100). Perché inspiegabilmente? Perché a guardarlo esteticamente non è il massimo: l’header prende tutta la prima piega di pagina, al punto che cliccando sopra una voce qualunque del menu principale, ti sembra quasi che non succeda niente. In realtà il sito web è velocissimo e a differenza di tutti gli altri player di settore qui si è capito che l’argento colloidale non si vende mostrando la homepage o la category di un e-commerce (bella pompata di link mi raccomando), ma offrendo agli utenti un bel paginone pieno di FAQ scritte in modo chiaro, belle grandi, su cosa accidenti è l’argento colloidale, su come funziona, su dove si compra, su come si assume, sulle controindicazioni etc. Insomma, non vendono repliche di orologi Casio degli anni ’80, qui c’è da spiegare, tanto e nel modo giusto.

 

Quel 10% che fa la differenza

Quanto sarebbe bello se queste guerre tra bande non esistessero, se gli informatici e gli “umanisti” fossero gli uni al servizio degli altri, se le mie riflessioni sulla keyword research e sulla competitor analysis trovassero seguito nel lavoro di tecnici e sviluppatori informatici, finalmente stanchi di trincerarsi dietro strati opachi di santità cibernetiche.

Fino ad allora, chi ha voglia di “vedere” ha anche l’intelligenza e (finalmente) gli strumenti per farlo.

 

Buona SEO a tutti, qualunque cosa sia. 🙂

  • Enrico Iacono

    La mia lente da SEOciologo oggi è puntata su Argentocolloidalepuro.it un sito web che “inspiegabilmente” si posiziona al primo posto su Google per la chiave argento colloidale.” non mi sembra un buon esempio!

    • Quell’inspiegabilmente (facci caso) è tra virgolette. In realtà la spiegazione c’è e provo a darla.

      Una regola non scritta della #SEO, vuole che i siti E-Commerce non abbiano tanto testo sulle pagine di categoria, ché gli utenti vogliono vedere prodotti, non testi che parlano di prodotti.

      Ma questa regola vale sempre? Non sarà per caso che se vendi argento colloidale, devi anche raccontare qualcosa agli utenti nella stessa pagina in cui si trovano i prodotti?

      La #semantica è lo studio dei significati delle parole. Dietro un significato c’è un’intenzione che su Google diventa “intenzione di ricerca”. Era questo il senso che volevo dare o per lo meno l’aspetto che mi piaceva approfondire. 🙂

      • Daniele Bellintani

        Sono daccordo, per ogni categoria di E-commerce (ma anche più in generale) avere un testo introduttivo non può essere altro che utile per 2 motivi.
        Motivo sociale: dai informazioni, testi, contenuti utili all’introduzione dei prodotti. Cosa troverai e a cosa serve…
        Motivo tecnico: utilizzare tag e keyword per targettizzare al meglio la pagina agli occhi del motore

        • Attenzione però, io non credo che il testo introduttivo nelle categorie e-commerce sia sempre una cosa buona. Dipende da caso a caso. Se vendi argento colloidale sì. 🙂

  • Ciao Francesco,
    io personalmente in quel 10% di differenza includerei anche l’aspetto sociale, sono convinto che già da oggi creare relazioni con i propri follower attraverso social e community possa incidere, indirettamente, in alcuni casi anche pesantemente sul posizionamento, grazie al gradimento che si manifesta in maggiori visite e migliore tempo di permanenza.
    Tu come la vedi?

    • Lo dice anche Mueller (quello dello yogurt), che Google è sensibile al fatto che un contenuto sia “discusso”.

  • Francesco, trovo che le tue argomentazioni siano spesso completamente fuori dal coro e la cosa,secondo me, é sintomo di una mente fuori dal comune. Ho letto diversi dell’argomento seo ma il tuo é sicuramente quello mi ha insegnato di piu.
    Io lavoro nell’ambito ecommerce da diversi anni. In tempi non sospetti, feci diversi test inserendo testi e faq nelle category page. L’esito fu buono: le pagine con i testi si posizionarono molto meglio di quelle senza testi.
    In generale penso che qualsiasi pagina che contenga contenuti utili si posizioni meglio. Il connubio buona leggibilitá e contenuti di qualita fa la differenza.
    Ritengo che l’obbiettivo di google sia in primo luogo fornire risposte corrette in secondo luogo individuare le pagine che abbiano, nel complesso, una buona esperienza d’uso.
    Per questo, quando sviluppo ecommerce, cerco sempre di spiegare al cliente che la facilità d’uso, la semplicità di navigazione ed il contenuto sono gli aspetti fondamentali…. il resto è fuffa

    • Grazie Alessandro. La cosa difficile, l’unico interrogativo che rimane sempre aperto, è capire cosa è davvero utile, per chi e soprattutto perché. Il “perché” è la sfida più grande. Sempre.

      • bè… se parliamo di ecommerce il testo deve essere strettamente legato al contesto in cui si trova.
        Esempio pratico: se parlo di scrivanie e il mio pubblico è tecnico potrei parlare dell’altezza della gamba(legge 626), del fatto che sia o meno telescopica, della tipologia di materiale in cui viene proposta. il testo da inserire deve sempre on topic. In questo modo stai istruendo il tuo pubblico e stai parlando indirettamente a google.
        Il lavoro di seo, secondo me, sta divantando un lavoro più da umanista. il discorso tecnico sta perdendo importanza … per inciso, io sono un tecnico

        • Sono molti i “tecnici” a pensarla come te, tuttavia io che tecnico non sono, continuo a ritenere che i risultati migliori si ottengono nella convergenza e nella multidisciplinarietà.