SEO e coda lunga: categorie in noindex

by francesco 532 views0

Nelle ultime due settimane ho sofferto tremendamente per la mancanza della mia gatta, ma ora è arrivato il momento di riprendere le attività che amo e porto avanti da sempre. Oggi parliamo di una tecnica utile per l’ottimizzazione on page se competi con siti web a elevato page rank: scopriamo come far emergere keyword secondarie attraverso il rovesciamento dell’indicizzazione canonica.

Va da sé che un sito web con molte pagine senza categorizzazione è come un albero i cui rami crescono in tutte le direzioni, ma non verso l’alto. Potrebbe andar bene se hai 6 punti di PR, ma se ad esempio ne hai 3 e competi con altri siti dal PR molto elevato, continuando nella metafora del giardinaggio, ti ritrovi un cespuglio di rovi che gareggia in altezza con una quercia.

Le querce hanno un tronco centrale e ramificazioni, il cespuglio solo rami sottili e magari qualche spina. Se l’obiettivo è andare in alto, non c’è storia.

Categorizzando i contenuti, suggerisci ai bot di assegnare priorità in fase di caching alle pagine del tuo sito web, in base al fatto che queste siano più superficiali o profonde.

 

Come si è proceduto fin ora:

i siti web “fatti bene” solitamente non utilizzano più di una sottocategoria, limitando la struttura il più delle volte a:

nomesito.estensione/categoria/contenuto.htm

 

dove categoria in quanto contenuto superficiale, è impostato da sitemap con un priority più elevato e da meta robots index, follow. Allo stesso modo (index, follow) si impostano i contenuti interni alla categoria cui si intende dare visibilità, con la differenza che il priority è impostato con un valore più basso, mentre si tagliano quelli meno importanti attraverso l’attributo noindex.

In questo modo si dà massimo risalto alle chiavi di testa delle categorie, sfrondando i contenuti secondari. Come dire, taglio i rami piccoli per far crescere il tronco e i grossi rami il più possibile.

 

Risultato: il tronco cresce bene in altezza, ma i rami sono pochi.

Tradotto: le principali nel tempo si posizionano, ma sono poche.

 

Lavorando in questo modo si lasciano fuori tutti i risultati secondari e laterali privilegiando le chiavi principali. Se questo modo di procedere on page si è rivelato utile negli anni passati, dobbiamo ricordarci che le ricerche si evolvono con la stessa rapidità con cui si affermano le nuove tendenze sul web e dal momento che Google è ormai considerato il grillo parlante, non ci pare strano trovare query del tipo: “come si prenota un biglietto del treno da Roma a Milano per il 26 giugno?”, e magari se Google non risponde subito l’utente si incavola pure di brutto!

 

Come fare categorizzazione SEO per la coda lunga

Sarà opportuno “potare” i contenuti categoria e settare il priority per dare priorità ai contenuti interni, aumentandone la frequenza di scansione rispetto alle categorie, che andremo comunque a inibire settando il meta robots su noindex, follow. In questo modo abbiamo ribaltato l’indicizzazione canonica che privilegia i contenuti più esterni e superficiali, segnalando che il nostro albero ha diversi tronchi, più piccoli, che però puntano verso l’alto peché sono comunque categorizzati.

A partire da qui posso cominciare a fare posizionamento off page su 50 e più parole chiave, intercettando traffico di ricerca per keyword composte, piene di stop words, secondarie e laterali.

 

La coda lunga è la risposta a quanti continuano a sostenere che la SEO è morta perché le prime 10 posizione della serp per i settori a più elevata competizione sono solidamente presidiate.

Per smentire questa tesi, basta considerare che gli utenti arrivano sui siti web utilizzando un numero sempre più elevato di keyword composte, lontanissime dalle chiavi principali.

Ne risulta evidente che la somma delle visite provenienti da chiavi secondarie è maggiore di quella delle visite provenienti da chiavi principali. Ci si arriva più facilmente a patto di cambiare rotta e smetterla di pensare a cose idiote, tipo che la SEO è finita.