La paura di perdere traffico

by francesco 1.024 views1

La paura di perdere traffico
La paura di perdere traffico

Aggiorna SEMPRE un sito web ben posizionato ma obsoleto, senza aver paura di perdere i buoni posizionamenti ottenuti. Ora ti spiego perché.

Hai presente quelle storie che fanno notizia, in cui il top manager di turno molla tutto e si trasferisce in Papua Nuova Guinea per ritrovare se stesso?

Sai cos’è la decrescita felice? È quando capisci che il “successo” prodotto nella società dei consumi, è spesso insufficiente a garantirti il benessere pieno, cioè quello fisico e mentale (direi interiore). Lavori tanto e guadagni tanto, ma potresti lavorare meglio, magari di meno, senza pesare sul prossimo e al limite guadagnando anche di più. Il senso è capire come mantenere o aumentare il benessere personale, contribuendo a rendere il mondo (e il web) un posto migliore in cui vivere.

 

Fenomenologia del successo

Cominciamo col dire che il successo non è un fatto legato al presente né al futuro, ma al passato. Successo è il participio perfetto di “succedere”, quindi qualunque forma di successo è legata indissolubilmente ad uno o più avvenimenti accaduti in passato. Dire ho successo è corretto in italiano, ma la declinazione corretta secondo logica dovrebbe essere sempre e solo ho avuto successo, in un ordine di cose in cui sto raccogliendo adesso i risultati di una o più azioni divenute popolari, del tipo “ho scritto una canzone che è piaciuta” oppure “ho reso possibile il viaggio a curvatura”.

 

Il successo va mantenuto?

Secondo me no, perché non si può mantenere una cosa che non è adesso, da cui qualunque sforzo nella direzione del mantenimento di un risultato raggiunto in passato presuppone che non si possa fare meglio. Quando cerchi di mantenere il successo, comunichi al mondo che non sai rifarlo.

Come trasformare il successo in una miniera d’oro? semplicemente smettendo di declinarlo al passato, accettando che quello che è stato è stato e facendoti una domanda semplice: e ora?

Il successo mi serve a qualcosa? Provo a spiegarmi meglio, parlando di SEO…

 

Quando perdere posizioni conviene

Ultimamente sto sviluppando consulenze SEO in settori dove i siti web meglio posizionati sono a dir poco tremendi. Parliamo di segmenti di mercato ad alto traffico in cui Google continua a premiare mausolei inguardabili, estremamente difficili da navigare, privi di CTA e di qualunque elemento possa in qualche modo definirsi “usabile” da chicchessia.

Rimangono lì perché evidentemente non c’è di meglio, come dire che tutti i player principali hanno paura di perdere posizioni e traffico modificando cose sui loro siti web. A queste persone vorrei dire che essere primi per chiavi difficili non è un grande affare se il sito web non si riesce a usare.

Sappiate (mi riferisco sempre a quelli di prima) che tre o quattro posizioni più in basso ci sono siti web meno ricchi di informazioni, con meno link in ingresso e con meno anzianità, che fatturano più di voi, perché su quei siti gli utenti capiscono di cosa si parla e cosa possono fare.

Quindi in definitiva, non devi aver paura di perdere posizioni se in gioco ci sono le conversioni e comunque se fai un buon lavoro non perdi niente, anzi puoi solo migliorare. La SEO non è una gara a chi fa pipì più lontano, almeno non dovrebbe essere questo. Ne parlavo l’altro giorno al telefono con il prode Vaccari, che mi ricordava (e ti lascio con questa suggestione) che è inutile ragionare di quanti link andarti a prendere se fondamentalmente il sito web fa schifo.

Non avere successo, succedi.

  • Mi sembrano ragionamenti condivisibili, alla fine i siti parcheggiati per “diritto acquisito” non fanno bene a nessuno se non ai loro proprietari, mentre i giovani che sono sviluppati pensando agli utenti hanno solo da guadagnare – in valore e ranking – a esplorare i temi in maniera utile.