brand building, come curarla lato SEO

by francesco 1.383 views1

stagista
Brand Building

La brand building è la capacità che ha un brand di “costruire la propria presenza” sul web. Non parliamo del solo concetto di awareness, ma della penetrazione di mercato più piena, che porta le persone a discutere, a menzionare un’azienda o appunto un brand.

I motori di ricerca, Google in particolare, continuano a investire risorse per capire da un lato cosa vogliono le persone e dall’altro chi offre le migliori risposte attraverso prodotti, servizi o anche solo contenuti di approfondimento. Significativo lo studio di Edelman sui digital trends report per il 2017, che a pagina 25 inquadra il brand come un’entità centrale rispetto all’attribuzione di rilevanza nell’era Rankbrain. Le aziende dovranno impegnarsi per associare il loro brand alle risposte migliori possibili per le domande più frequenti e caratterizzate ad oggi dal rimanere interrogativi inevasi.

Rispondere meglio significa ascoltare il proprio pubblico di riferimento e proporre soluzioni specifiche a tutti i livelli, partendo dalle politiche di prezzo a quelle di reso per gli e-commerce, passando per il customer service, fino ai “dettagli” della cura di un piano editoriale che comprende la ricerca dei topic più adatti e trasversali, senza tralasciare lo stile di scrittura. Uno strumento di ascolto è senza dubbio l’analisi netnografica di cui parlavo tempo fa.

 

Il tocco del brand

Un brand si distinguerà per il suo “tocco”. Non parlo dell’aspetto della signorina che troneggia in homepage (quello semmai è un altro tocco), ma dell’impronta particolare e unica che il brand saprà dare alla propria comunicazione, che ricordiamolo, non ha a che fare strettamente con le conoscenze tecniche: una cosa è la comunicazione di  prodotti/servizi, un’altra sono i prodotti/servizi.

Una persona che fa un bon lavoro è apprezzata per la competenza, ma una persona gentile che fa un buon lavoro è infinitamente più richiesta… talvolta lo è anche quando non fa proprio sempre un buon lavoro. Insomma, in questo momento storico saper stare al mondo spesso conta più che saper fare. I brand non possono limitarsi a rispondere alle necessità degli utenti, ma devono farlo tenendo conto che parliamo di esseri probabilmente umani e incidentalmente non stupidi.

 

Le persone e il brand

Talvolta un brand si presenta in quanto tale, tal altra comunica con nomi e cognomi di amministratori, rappresentanti a vario titolo, influencer e qualunque altro soggetto in uno o più contesti avvicini il proprio nome al marchio. Se Google investe risorse per associare brand a query di ricerca precise, stai certo che si adopera moltissimo anche per capire chi dice cosa in ambiti diversi e chi lo fa con più o meno autorevolezza e cognizione di causa. In questo senso l’invito è certamente coinvolgere (anche semplicemente menzionare) quante più persone possibile siano a vario titolo legate al tuo argomento di interesse.

 

Brand building e SEO

Lavorando all’ascolto per sviluppare tutti gli aspetti della comunicazione, ti troverai a frequentare blog, forum e in generale tutti o la maggior parte dei siti web in topic con il tuo. Non perdere l’opportunità di partecipare alle discussioni menzionando e facendo menzionare il brand, coinvolgendo altri attori già associati a quelle parole chiave. Un articolo come quello sui trends 2017 di Semrush è un buon esempio di come fare brand building coinvolgendo esperti di settore su tematiche vicine al brand.

 

Conclusioni

Puoi esserci come spammer sparando menzioni in co-occorrenza a raffica con i software, oppure puoi investire tempo e denaro per aumentare il valore della tua comunicazione. Alla lunga la differenza si vede, quindi per me quello che conta è esserci, ed esserci veramente. Ce l’hai la costanza di cominciare un lavoro così, o pensi non ne valga la pena?