Intervista SEO: Stuart Delta

by francesco 1.4K views0

stuart delta
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Stuart Delta è persona come poche. SEO storico, eccelso scrittore di racconti brevi (cercali, sono speciali), si definisce “tutto ciò che non vorresti essere”. Non aggiungo altro. Ecco il racconto della sua esperienza.

 

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Era, se non erro, il 1998. Ero socio, di pezzentissima minoranza, di una web agency torinese che operava in un ufficio che era di giorno unquasi rispettabile polo tecnologico e di notte si trasformava in una sorta di centro sociale che accoglieva grafici, programmatori, musicisti, pornostar (don’task) e personaggi bizzarri di varia natura ed estrazione. Scoprimmo, quasi per caso, che cliccando compulsivamente su di un determinato listing di una serp di Yahoo! ne provocavamo il miglioramento di ranking; non esisteva un tracciamento vero e proprio delle attività degli utenti o una personalizzazione dei risultati, 1, 10, 100 click erano riconosciuti a livello globale. Avendo a disposizione svariate postazioni di lavoro e molte dita-lavoro posizionammo un nostro cliente in prima posizione su Yahoo! per la chiave “caramelle”. In quel momento ci sentimmo un po’ come Colombo quando approdò a San Salvador. Da lì a poco, tuttavia, l’impatto della click-popularity su Yahoo! fu abbassato a livelli prossimi allo zero e iniziò a farsi largo Google: leggero, veloce, essenziale e con una qualità dei risultati mai vista prima d’ora. Ma la scintilla dell’amore per i motori di ricerca era ormai scoccata.

Nel 2002, dopo un anno di esperimenti e studi, pubblicai su googlerank.com una delle prime guide al posizionamento su Google, in un inglese maccheronico che a leggerlo oggi più che ridere fa tenerezza. Ricordo che mi firmai “Stuart Delta” (per gli ingenui: non è il mio vero nome) perché ero talmente convinto di aver creato una guida ‘scomoda’ per Google che temevo che avrei potuto trovarmi i suoi avvocati alla porta in qualsiasi momento dopo la sua messa online. Prima che tu me lo chieda, no, i legali di Mountain View non si sono mai presentati, dimostrazione che ho fatto bene a celarmi dietro uno pseudonimo (risate registrate stile sit-com).

Durante l’ennesima crisi della New Economy, 2005, cercai di dare alla web agency prima menzionata un focus diverso, orientato al search marketing più che sullo sviluppo in sé, ma i miei intenti furono stroncati sul nascere dai soci di maggioranza. Sono diventato un professionista nel 2006, dopo una sorta di anno sabbatico -leggasi: mi sono bruciato i soldi derivanti dalla vendita delle quote societarie. Nello stesso anno ho iniziato a lavorare con Antonio “Doopcircus” De Giovanni, vincitore del glorioso concorso SEO dei Fattori Arcani. Un sodalizio che dura tutt’oggi.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Trial & Error. Considera che ho sentito per la prima volta il termine “SEO” quando ho fatto ingresso nel Forum GT (2004? 2005? Correggimi Giorgio! 🙂 ). Il primo progetto SEO vero e proprio cui partecipai, anche se come ti ripeto non sapevo che stavo facendo SEO, fu per un’attrice hard al tempo famosissima. Non ne rivelo il nome ma è ancora nota oggi, per altri motivi. Dopo il successo dell’operazione, e parlo di Top 1 per moltissime chiavi per cui oggi molti webmaster venderebbero la sorella, iniziai a ricevere decine di proposte per promuovere siti internet similari. Possiamo quindi dire che l’Adult è stata un po’ la mia prima palestra come SEO.

Non posso comunque dimenticare che la mia tecnica e la mia ‘cultura’ SEO sono state però arricchite dalla partecipazione al già menzionato Forum GT, dalle notti passate a discutere di SEO e dintorni con quelli che ancora oggi sono considerati i massimi esperti del settore: sono anni che non dimenticherò mai e che porto sempre nel cuore. 

3) Cosa faresti a Matt Cutts (o chi per egli) se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Ti aspetti una risposta tipo: “Gli estorcerei con le buone o con le cattive tutti i segreti di Google“, oppure: “Lo sottoporrei ad una tortura-contrappasso come quelle che si vedono in SAW – L’Enigmista“, vero? In realtà non gli farei proprio nulla! Il Google odierno, inteso come apparato, è talmente vasto e complesso che nessuno, neanche Matt Cutts, può vantare l’effettiva conoscenza di come viene composta una pagina dei risultati. Soprattutto: apprendere il reale funzionamento di UN (1) particolare parametro del posizionamento sarebbe pericolosissimo, perché porterebbe a privilegiare un determinato fattore a discapito di almeno altri duecento la cui importanza è estremamente mutevole nel tempo.

Matt Cutts esiste perché esiste l’esigenza, da parte di tantissimi SEO e Webmaster, di avere un volto rassicurante cui associare ciò che è per definizione la cosa meno umana in natura: un motore di ricerca.

Un bel topic su cui incentrare un articolo su un blog di settore potrebbe essere: “I 10 Motivi per cui Matt Cutts ne sa (infinitamente) meno di te“. 

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Premesso che non sono nella posizione di giudicare nessuno, né in materia di SEO né in nessun altro campo (dalla cucina alla termoidraulica), non ho mai fatto mistero della mia ammirazione per Enrico “LowLevel” Altavilla, per l’approccio scientifico alla materia, il suo cercare non solo il perché delle cose, ma anche il perché del perché del perché. Ma se parliamo di ‘ispirazione’ vera e propria, allora penso al SEO che sul web si cela dietro lo pseudonimo di AGOAGO: uno dei pochissimi, veri, guru, in Italia, che agli albori del Forum GT divulgava informazioni che, anni fa, io stesso giudicavo deliranti ma che poi il tempo ha dimostrato essere quantomeno sensate; ancora oggi fa una sporadica capatina come commentatore su blog di settore e posso garantirti che cerco di non farmi scappare i suoi interventi.

5) Cos’è veramente la SEO?

La SEO, attualmente, è un servizio di mediazione tra webmaster/titolare di attività online e Google. Quest’ultimo stabilisce dei criteri di ingresso nei suoi indici, alcuni dei quali sono espliciti come velocità di download la responsività, e i webmaster desiderano il traffico targetizzato che la presenza nelle serp può portare al loro sito. In mezzo sta proprio il SEO, che deve recepire/studiare/sperimentare/intuire quei parametri e orientare il webmaster affinché soddisfi ognuno di essi. E Google Inc, negli ultimi anni, bisogna ammettere che è stata geniale nel trasformare progressivamente la figura del SEO da mero ‘parassita’, che sfrutta a fini di lucro una tecnologia non sua, a ‘essere simbiotico’ che, suo malgrado, deve a imporre a se stesso e ai suoi clienti la pubblicazione di documenti web non solo di qualità, ma anche presentati (Panda) e popolari (Penguin) come Google ha DECISO che devono essere presentati e popolari. 

Mi chiedi cos’è veramente la SEO. Al netto di quanto Google sia riuscita, con tempo e pazienza, ad addomesticarci, la SEO, come ho detto, è: 1) Parassitismo: sfruttamento dell’altrui tecnologia per fini personali; 2) Spam: sfruttamento a proprio vantaggio della debolezza di un parametro del posizionamento; 3) Scorrettezza politica, come conseguenza dei punti 1 e 2.

Anche il più etico, white hat, seo-mormone della terra è uno spammer latente. Solo che non lo ammetterà mai.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

A parte la sacra triade di Google: Analytics, Webmaster ToolsPagespeed Insights (in alternativa a quest’ultimo, più che altro per l’ottima qualità del report, mi trovo spesso ad usare GT Metrix), utilizzo SemRush e Ahrefs per l’analisi ‘esterna’ o per il benchmarking. Per task specifici come il controllo dei posizionamenti o per il brand reputation management utilizzo tool proprietari. Pur avendoli, per un breve tempo, provati (per lo stesso motivo per cui ogni SEO credo li abbia provati), non uso tool di TF-IDF.

L’analisi SEO onpage, quella classica, la faccio totalmente a mano, senza farmi distrarre da software che mi dicono a cosa serve il meta keywords o quanto deve essere lungo il title tag 🙂

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Ho tre consigli. Il primo, acquistare tre, quattro domini, e creare siti che debbano essere posizionati in ambiti competitivi, come finanza, turismo, hi-tech. Realizzare il più possibile in autonomia questi siti, dallo sviluppo al copywriting, dall’ottimizzazione delle immagini alla navigazione interna, dalla link building all’ottimizzazione del codice; solo lavorando direttamente su progetti *reali*, ma senza mettere a rischio le terga di un cliente, si può sperimentare, imparare, mettere in pratica le tecniche acquisite e verificare il diverso impatto dei tanti update di Google. 

Secondo: Non smettere mai di informarsi, consultare blog di settore, partecipare a corsi di aggiornamento o formazione. Non si è SEO per diritto acquisito o per investitura divina: ogni giorno si ri-diventa SEO, ogni giorno si acquisiscono nuove certezze e altrettante se ne devono abbandonare.

Terzo: non isolarsi. La comunità SEO italiana è, tradizionalmente, sempre disposta al confronto e ad aiutare un collega. Interagire con gli altri SEO su Forum, Social, o anche solo gruppi su Whazzup, è un modo per rimanere sempre sul pezzo e poter disporre in caso di bisogno di ‘due occhi in più’ per progetti particolarmente problematici.