Intervista SEO: Mariachiara Marsella

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mariachiara marsella
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Mariachiara Marsella Ha ricoperto ruoli di responsabilità nelle divisioni SEO di importanti Agenzie SEM nazionali e internazionali. Partecipa a convegni in qualità di relatore e come docente presso Istituti professionali. È un vero piacere ospitarla sulle pagine di Seogarden. Auguro a lei e a tutti voi buona lettura e buon inizio settimana.

 

 

1)  In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

No, non è vero. Chi inizia a fare SEO non può smettere, è destinato a posizionare qualsiasi cosa, anche sua madre (che nel frattempo lo ha scoperto e non si dà pace perché pensava che la figlia facesse la giornalista “ma non questa cosa qui dal nome strano e corto”).
Tutto iniziò mentre scrivevo la mia Tesi di Laurea, nel 2002, che per altro volevo redigere a mano perché odiavo il PC, per poi farmela trascrivere dal mio ragazzo, il quale senza lasciare alcun dubbio interpretativo mi rispose: ma tu sei matta.
Ancora oggi Carlo (è sempre lui da 17 anni) mi risponde la stessa cosa quando, emozionandomi per una SERP bellissima, cerco di descrivergli i risultati e la coerenza della query con i risultati.
In sostanza ho iniziato perché un capitolo della mia Tesi, in Filosofia del Diritto, parlava del suicidio su Internet (ci sono siti web che danno addirittura consigli ai giovani su come raggirare l’attenzione dei genitori per poter portare a compimento un suicidio). Il mio era, certo, un approccio filosofico giuridico, ma quel tipo di utilizzo del search mi aprì un mondo. Volevo semplicemente capire e la mia curiosità innata fece il resto.

2) Come hai imparato a fare SEO

Ho scoperto che si chiamava SEO dopo un anno che smanettavo sul codice HTML per inserire title, description (allora anche le keywords), contenuto testuale, cambiandoli secondo alcune osservazioni e considerazioni che facevo nella mia testa ormai bacata. Ho iniziato a Intrage. Poi a un corso (i primissimi che si facevano e che mi pagavo da sola!), poi da autodidatta, poi lavorando come web-marketing manager (manager di me stessa visto che c’ero solo io, però faceva fico dirlo) e poi a SEMS nel 2007, e poi a Mamadigital. Ora a PMI Servizi.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Lo abbraccerei stretto stretto e gli direi che può uscire dal tunnel e di non temere perché io non gli farò nulla (e infatti alla fine del vicolo ci saranno una dozzina di SEO che conosco, ci penseranno loro … infondo io con il mio metro e 58 non ho speranze).

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Ho imparato a fare SEO grazie a Marco Loguercio, Enrico Altavilla e Simone Rinzivillo, persone per me speciali che di sovente tartasso anche su Skype, più che altro per chiacchierare e chi mi conosce sa che le mie chiacchiere possono essere infinite … infatti sei sicuro che vuoi continuare questa intervista? Hai saputo che Cutts/Mueller dicono che i contenuti non devono mica essere troppo lunghi? Se la facciamo troppo lunga perché io sono una chiacchierona rischiamo il ban?  ☺
Ai tre sopra vorrei aggiungere però anche Francesco de Francesco,Stuart DeltaPiersante Paneghel.

In realtà per “giudicarli” mi baso esclusivamente sul mio stato d’animo: se non mi fanno sentire imbecille allora sono le persone che mi piace seguire. 

Ti dico solo che la prima vera esperienza SEO fu in Sems, a Milano. Qui c’era un lungo tavolo, tutti intorno solo uomini, e poi io … fatti due conti ☺

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

Le condizioni di lavoro ideali se le scopri dimmele che ti mando il curriculum.
Cioè, nella mia testa le avrei pure, per esempio la possibilità di fare test e ricerche in modo costante e non quando hai “un attimo di tempo”. Perché tutto può essere vero e tutto può essere una grossa baggianata in questo settore, l’unico modo per saperlo è provare, testare, sperimentare. Tuttavia le esigenze di fatturazione di un’azienda non consentono spesso di poter dedicarsi in modo davvero costante a questo tipo di cose.
Per quanto riguarda le condizioni di lavoro peggiori, posso dirti che sono quelle in cui ti trovi – ancora – a discutere di “mero posizionamento” attraverso sedicenti strategie di selezioni chiave che derivano da una mera collezione di varianti e sinonimi, prive di qualsiasi studio approfondito. Nell’ambito delle piccole e medie imprese italiane posso dirti, dopo 5 anni di esperienza, che c’è ancora tantissimo da fare, siamo indietro in modo esorbitante e non entro nei particolari perché sono “agghiaccianti”. 

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Nessuno. O meglio, nessuno in particolare, sicuramente quelli più noti che estrapolano informazioni che altrimenti ci metterei un mese intero se lo facessi a mano. Ma non utilizzo alcuno strumento per l’interpretazione dei dati e i documenti di analisi mi piace siano “densi” di contenuto più che di numeri.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Scappa da chi ti fa vedere la SEO come se fosse un’arte magica della quale lui e pochi altri adepti conoscono trucchi e trucchetti; 

scappa da chi ti fa pesare il fatto che sei “neofita” o da chi ti fa sentire un imbecille se chiedi qualcosa che “tutti lo sanno”; 

fidati del tuo istinto se dietro il tuo istinto c’è passione, desiderio di conoscenza, curiosità. Le cose che oggi non sai, domani le impari se avrai tempo e pazienza di cercarle. 

Un ultimo (pratico) consiglio:
La SEO oggi è molto, ma molto di più di quattro regole messe insieme. Quando arriva un cliente del cui business non ne so molto, la prima cosa che faccio è acquistare un libro (o ebook) su quel topic. Ecco, non immagini le fonti di ispirazione che puoi trovare nella bibliografia di un libro per creare strategie SEO quasi perfette.