Intervista SEO: Luca Bove

by francesco 1.7K views0

Luca Bove
Luca Bove

Difficile ridurre il lavoro o la carriera di un SEO come Luca Bove in una descrizione di poche righe, perché Luca è uno di quegli operatori che esistono da quando esiste il web. Sappiate solo che dopo 20 anni di attività, sua madre non ha ancora capito di cosa si occupa. Non mi resta che dire anche a lui: rispondi tranquillamente, tua madre (a differenza di quella di Pasquale Gangemi) comunque non lo scoprirà 😉

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Il primo sito web l’ho tirato su nel 1995 su piattaforma (pace all’anima sua) Geocities.
E quando mi sono iscritto all’università Internet non c’era ancora.
Di Web-marketing ho iniziato ad interessarmene  alla fine degli anni novanta, all’epoca c’erano diversi motori di ricerca e le attività promozionali online che si potevano fare erano poche. I banner costavano un occhio della fronte.
Si trovavano ancora poche risorse online dedicate a questo nuovo settore, principalmente erano forum, i blog si chiamavano ancora weblog e si contavano sulla punta delle dita.
A fare SEO quasi esclusivamente ho iniziato nel 2000 quando stava finendo la “New Economy”.
Con altri ragazzi creammo la prima società e io mi occupavo del web-marketing. Con lo sboom della new economy  crollò il valore dei banner  e per un certo periodo di tempo l’unica attività promozionale possibile era la SEO.  Periodo d’oro.

Non c’era manco il PPC che sarebbe stato introdotto da lì a poco.
Per Internet un’altra era completamente.

E da lì ho iniziato ad entrare nei vari meccanismi della SEO.
Poi via via sono nati vari progetti e attualmente seguo (non in maniera esclusiva però) una nicchia molto particolare che è quella del Local SEO, che mi sta dando molte soddisfazione e mi permette di avere una vista un po’ differente.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Leggendo, informandomi e soprattutto provando, testando e sbattendo la testa su casi reali.
Ho iniziato a leggere e partecipare ai  pochi forum di settore sia in Italia sia in USA dove c’era tanto rumore, ma anche molte discussioni interessanti e tanti scambi di idee.
Utili sono stati anche convegni, ritrovi, incontri e seminari.
Poi ho iniziato ad avere dei siti miei dove avevo ampia libertà di manovra e dove ho provato di tutto e subito praticamente tutti i grossi cambiamenti di Google.
Importante è lo scambio di idee con i colleghi, da cui nascono un sacco di idee  da approfondire.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Mi ricordo che qualcuno lo ha già detto in qualche tua vecchia intervista, ma piuttosto che Matt Cutts preferirei  un incontro con la “geek queen”  Marissa Meyer che seguo (con la bava alla bocca)  dai tempi in cui  si occupava del mondo  Google Maps  prima di passare a Yahoo.

A parte gli scherzi, seguo costantemente ed ascolto Matt Cutts ma in maniera molto laica, sapendo che fa la parte (credo anche scomoda) di portavoce di una grossa azienda che è portatrice di forti interessi,  e che permette di far girare un mucchio di soldi.
Comprendo in parte il suo dire/non dire, forse siamo noi SEO a dargli troppo peso, sperando che dalla sua bocca esca il segreto che ci risolva l’esistenza, guardando a dettagli secondari e non concentrandoci sul piano complessivo e sul valore che dobbiamo dare alle persone destinatarie dei progetti che seguiamo.

4) Quali sono i migliori 10 SEO italiani? In base a cosa li giudichi?

È una domanda a cui non so darti risposta, proprio perché non so in base a cosa giudicarli.  E poi non li conosco tutti.

Ci sono quelli bravissimi ma solo in specifici campi,  quelli che sono ottimi sviluppatori ma non sono comunicativi, quelli che sono bravissimi a comunicare, quelli bravi  a trattare,  quelli che hanno costruito imprese che se la giocano con multinazionali, quelli visionari, quelli che sanno vendere molto bene, c’erano anche le grandi promesse  poi svanite, magari trovando la propria realizzazione in   mestieri differenti,  quelli duri all’inizio poi sono diventati grandi professionisti,   quelli che  per  operare con  scenari migliori hanno fatto valigie e sono andati a lavorare all’estero, quelli che  gestiscono perfettamente dei team,  quelli più spinti  sui social network, quelli più sul Marketing,  quelli ingegneri puri, quelli creativi  ecc. ecc.
Un mondo di “varia umanità” come si diceva una volta, dove girano un sacco di persone con le loro storie comunque straordinarie ed è difficile tirare le somme,  e dire chi è il migliore.

Apprezzo e stimo soprattutto tutti quelli che non si fermano alle convinzioni comuni, ma pensano, testano e cercano di reinventare la ruota  magari con enorme dedizione di tempo.

Nel tempo ho conosciuto un sacco di persone  fantastiche a livello di SEO,  da alcune  ho imparato  magari poche cose, ma  vitali, anche semplicemente sul come fare al meglio alcune cose…
Ho conosciuto poi anche un sacco di persone  poco conosciute  non mediatiche, che hanno tirato su bellissimi progetti senza però alcun clamore.

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

Tra le condizioni ideali ci metto quella di  avere un buon team con cui completarsi, scambiare idee ed avere un supporto quando necessario.

E poi riuscire a lavorare senza stress con ampi margini di creatività. Quei progetti in cui si sono fissati degli obiettivi e un budget  e poi mi hanno lasciato ampia libertà di manovra sono stati quelli migliori !

Tra le condizioni peggiori ci metto quelle dove non sono chiari gli obiettivi,  e dove il cliente ha aspettative esagerate rispetto allo scenario di riferimento con ovviamente budget risicati…

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Oltre agli strumenti Google (Analytics, Webmaster Tools, Trend)  uso massicciamente  Majestic SEO per i link. Come keyword tool UberSuggest   e  #SuggestMRX oltre al keyword planner di Google.   Poi ScreamingFrog ed un uso massiccio di Excel con tante personalizzazioni.

Per alcuni progetti molto grossi colpiti da Penguin mi ha dato una mano anche Link Detox / Link Research Tools.

Ci sono anche altri tools che uso sporadicamente (anche black hat) che tirano fuori alcuni dati interessanti.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Se c’è una cosa che è rimasta costante (e anzi accresciuta)  nel tempo in questa attività è la parte tecnica.  Quindi ci vuole una robusta conoscenza di come funziona Internet ed i motori di ricerca.
Chi segue studi scientifici o ingegneristici consiglio l’approfondimento della branca dell’Information Retrieval.

Una volta acquisita  la parte tecnica, bisogna poi metterla da parte e pensare al marketing.
E qui cito Enrico Altavilla il cui  consiglio generale è quello di fare più marketing e meno SEO.

È importante non fossilizzarsi su tattiche di corto respiro e pensare al valore complessivo che si può dare al cliente o al progetto.
Imparare a chiedersi sempre: Quanto peso ha la SEO in questo progetto? E’ importante? Perché è importante?  In questo piano di marketing  in che modo possiamo usare la SEO?  Come la possiamo usare per aggiungere valore? Come possiamo migliorare l’esperienza dell’utente? Ecc.

Quindi in breve  ai tecnici consiglio di pensare al marketing e ai non tecnici una buona dose di tecnicismi e poi sempre  focalizzarsi sui clienti cercando di avere a fianco i motori di ricerca  come compagni di avventura.