Intervista SEO: Leonardo Gallina

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Leonardo Gallina
Leonardo Gallina

Leonardo Gallina è un SEO tra i più ispiranti che ho conosciuto (solo virtualmente) in questo periodo. Di lui apprezzo il coraggio e ne condivido l’etica della condivisione senza riserve. Quando ho cominciato a intervistare SEO, non immaginavo che avrei potuto imparare così tanto e che al fondo, ci fossero così tanti punti d’incontro tra professionisti pure apparentemente lontani tra loro.

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Ho cominciato da relativamente poco tempo, all’inizio del 2012. Sono arrivato in Italia verso la fine del 2011, lasciando Buenos Aires e una carriera di più di cinque anni in sicurezza informatica perché si era spenta la scintilla.

Avevo bisogno di vivere nuove avventure. Sono sempre stato incuriosito dal marketing digitale, e volgarmente “come guadagnare su internet”, ma non avevo mai abbordato questi argomenti.

Mi sono promesso molto tempo fa che avrei sempre lavorato in settori che mi appassionassero. Se devo spendere un terzo o più della mia giornata lavorando, perché non farlo in un posto dove poter acquisire abilità allineate anche ai miei obiettivi personali?

Ho iniziato a investigare e ho scoperto che esisteva qualcosa chiamato SEO. È stato amore a prima vista.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Ho avuto la fortuna di iniziare in agenzia lavorando su progetti molto complessi, imparando da professionisti con molta esperienza che a forza di nerbate sulla pianta dei piedi mi hanno mostrato la strada.

Sono anche un assetato divoratore d’informazioni: libri, forum, audio, video. Probabilmente è un qualche tipo di trauma dell’infanzia : ), ma in passato sono arrivato al punto di avere la necessità di ascoltare audiolibri mentre camminavo o leggere mentre usavo una cyclette per evitare di perdere tempo prezioso.

E soprattutto sperimentando. Sono dell’idea che la vera esperienza non si acquisisce solo con i clienti in agenzia, ma sperimentando sui tuoi siti, smontando cose, sbagliando, e dicendo qualche cazzata ogni tanto ovviamente.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Probabilmente gli chiederei di cantare la canzone del salmone con il suo ukulele.

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Me ne vengono in mente tanti ma ne nominerò solo due.

Non li giudico in base alle loro conoscenze ma al rispetto che nutro per loro.

In primo luogo Alessandro Martin. Quando era head of SEO nella vecchia SEMS di Marco Loguercio ha contribuito alla mia assunzione e mi ha dato la possibilità di sviluppare la mia passione in questo settore in cui non avevo assolutamente nessuna esperienza.

Inoltre ero arrivato da poco da Buenos Aires, e sebbene avessi una base d’italiano, riuscivo a malapena a scrivere due frasi coerenti nello stesso paragrafo. Immagino che sarà stato un bel rischio per loro, ne sarò sempre molto grato.

L’altro SEO è Enrico Altavilla, e anche in questo caso non lo giudico per le sue conoscenze. Si è sempre mostrato molto accessibile e paziente nello spiegare le cose. Pensando a lui mi viene in mente un concetto che avevo sentito per la prima volta in spagnolo “Si no sirves, no sirves” (Se non servi, non servi). In generale m’ispirano tutti i professionisti che non hanno paura di contribuire alla comunità o di condividere le proprie conoscenze senza aspettare sempre qualcosa in cambio.

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

Ideali:

  • Non avere orari fissi.
  • Formazione continua e condivisione di conoscenze tra colleghi. Un SEO dovrebbe essere 100% autodidatta, ma un’azienda che non contribuisce alla formazione del proprio team o non ti consente di investire tempo in ricerca e sviluppo è automaticamente scartata dalla mia lista di “lavori ideali”.

Peggiori:

  • Lavorare a stipendio fisso. Il modello di retribuzione dei SEO dovrebbe essere più simile a quello di un venditore. Purtroppo non è sempre applicabile, soprattutto se si vendono progetti in serie a cambio di noccioline, ma dovrebbe esserci sempre una parte variabile che dipenda dal raggiungimento di determinati obiettivi o dalla performance dei progetti gestiti.
  • Lavorare sotto stress o gestire cosi tanti progetti da non poter dedicare le stesse energie a tutti o portare risultati effettivi per mancanza di tempo.
  • Lavorare in attività monotone o “scimmiesche”, che potrebbe fare uno script al posto mio.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Le mie armi preferite sono Python e Sublime Text. Cerco sempre di sviluppare piccoli tool e script anche se già esiste un software che fa quello che voglio. Quest’approccio mi consente di capire veramente il funzionamento dei processi che seguo.

Utilizzo comunque i software più conosciuti: RankTracker, SearchMetrics, Scrapebox, Xenu, Screaming Frog, Excel.

Per automatizzare il download di dati di Analytics su Excel utilizzo SEOTools4Excel di Niel Bosma + le macro di Visual Basic.

Un altro tool a cui sono affezionato è Paros Proxy. Lo uso molto per debuggare problemi di Google Analytics su siti di clienti dove non abbiamo a disposizione Google Tag Manager.

Sono ossessivo dell’automazione e cerco sempre di testare nuovi tool che mi consentano di automatizzare processi monotoni.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Sono un SEOFITA, vale lo stesso? : )

  • Non fidarti sempre di quello che ti dicono, neanche se chi te lo dice ha molti più di anni di esperienza nel settore di te. Non essere comunque paranoico e sì sempre disposto a imparare dagli altri, ma siccome tutti possono sbagliare, devi commettere i tuoi errori.
  • Ritorna sempre alle basi. Anche se hai avuto dei maestri eccellenti leggi per filo e per segno le documentazioni ufficiali, ti può sempre sfuggire qualche dettaglio. Una buona conoscenza del protocollo HTTP e una base di programmazione sicuramente saranno utili.
  • Non devi spaventarti se non hai un profilo tecnico. Conosco eccellenti SEO che vomiterebbero alla vista di una riga di codice, ma sono molto creativi e sono in grado di portare avanti eccellenti strategie multicanale. Lavorare in un team equilibrato è un enorme vantaggio (non possono essere tutti smanettoni o tutti super-copywriter).
  • Non avere paura di dire quello che pensi e non essere conformista. Probabilmente sarò fucilato per quello che sto per scrivere, ma alla fin fine penso che siano le aziende che devono adeguarsi ai talenti, e non i talenti alle aziende. Ovviamente uno quando accetta un lavoro decide anche di seguire certe regole di convivenza ed è giusto che sia cosi, ma non chiudere la bocca per timore di “perdere il lavoro”. Anche se non hai molta esperienza nel settore, se hai voglia di imparare e sei appassionato troverai sempre le porte aperte, ovunque tu vada.
  • Cerca di dedicare un po’ di tempo extra per iniziare qualche progetto per conto tuo (può essere qualcosa di cosi semplice come il tuo blog personale). L’obiettivo non deve essere per forza guadagnare, semplicemente imparare. Vedere risultati nel trascorso del tempo in qualcosa che tu gestisci personalmente e dove non devi rendere conto a nessuno ti darà maggiore sicurezza ed esperienza che potrai applicare anche sui tuoi clienti.
  • Impara tecniche che non useresti mai sui tuoi clienti. Non lasciarti abbindolare dalla propaganda “Il Blackhat è malvagio e deve bruciare nell’inferno”. Solo con l’esperienza sul campo e vedendo con i tuoi occhi cosa funziona sarai un professionista completo. Non ripetere come un pappagallo quello che l’80% delle persone ripetono solo per abitudine. Sei abbastanza intelligente da capire da solo cosa è giusto e cosa no. A te la scelta.