Intervista SEO: Francesco Gavello

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francesco gavello
francesco gavello

Una storia di successo personale, una storia d’amore,Francesco Gavello ci racconta la sua carriera con parole semplici. Non credo esista un modo migliore per riscaldare un lunedì meno tiepido di quelli a cui siamo abituati. Buona lettura e buona settimana a tutti.

 

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

La storia è comune a quella di molti altri professionisti del web: passione, impegno e un po’ di fortuna nell’essere nel posto giusto al momento giusto. Capita, se uno si crea le giuste condizioni. Il mio primo blog risale al 2003 (Splinder, chi se lo ricorda?) ma è stato nel 2007 che subito dopo la laurea ho potuto iniziare quel percorso che mi ha portato a diventare un consulente. Prima una breve parentesi come project manager su Milano, poi il ritorno nella stupenda Torino, la partita IVA, il sito che porta il mio nome e rendersi conto di potercela fare da solo.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Come tanti altri: sono un autodidatta. Negli anni ho letto e studiato e testato praticamente tutto ciò che mi è capitato sotto mano, prima sul mio stesso sito web, poi su casi più specifici cliente dopo cliente.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Gli chiederei quale ansiolitico prende. 😀 Scherzo, ma non dev’essere così semplice occupare quella posizione. Ogni parola e ogni accenno più o meno velato capace di smuovere migliaia di SEO in tutto il mondo. Kudos a Matt, come si suol dire.

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Davide “Tagliaerbe” Pozzi tra tutti: vera istituzione tra i SEO italiani e blogger di prim’ordine. Per inciso, al di là degli ottimi contenuti SEO, il suo blog è un esempio eccellente di gestione del proprio personal brand. Apprezzo dati, numeri, casi di studio e quanta più concretezza possibile.

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

La situazione migliore è quella in cui un cliente ti mette in condizione di imparare ciò che c’è di importante da sapere sul suo brand, sulla sua nicchia, sui suoi competitor, permettendoti di agire in maniera incisiva con tempistiche coerenti. Quando puoi fare un percorso insieme a questo tipo di cliente, riesci davvero a lavorare al meglio. Purtroppo non è sempre così e per un cliente illuminato ce n’è uno che vorrebbe tutto, subito e a costo praticamente zero. Negli anni ho capito qual è lo strumento ideale per separare i due tipi: la (mia) pancia. Non mente mai.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Al di là dello specifico tool, lo strumento migliore è quello che ti consente di far scaturire una buona domanda, perché senza buone domande non arrivano buone risposte e azioni concrete. Tra gli altri, direi SemRush, SEOQuake, Xenu.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Gli direi che fare SEO non è semplicemente applicare una serie di azioni ripetibili su ogni progetto. Non è, se vogliamo, neppure una scienza esatta.

Può dare enormi risultati, ma la differenza tra un progetto di successo e uno che fallisce miseramente può risiedere nel più piccolo dei dettagli. Fare SEO, essere un buon SEO, dipende dall’esperienza. Cerca di accumulare quanta più esperienza possibile, magari su una singola nicchia comprendendone a fondo le più intime meccaniche. Non essere “solo un altro SEO”.

Un saluto a tutti i lettori di SEOGarden!

Francesco