Intervista SEO: Daniele Carollo

by francesco 1.3K views0

daniele carollo
daniele carollo

Daniele Carollo è un SEO palermitano (quindi appartenente ad una specie nettamente superiore). Del suo approccio apprezzo l’apertura mentale e soprattutto alcune riflessioni che porta avanti sul rapporto tra SEO e social network. Auguro a tutti una settimana burrascosa… in senso buono.

 

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Il 2010 è l’anno dell’approccio più generale: mi occupavo di web marketing a 360° e pian piano di contenuti più nello specifico. Ho iniziato così ad avere regolarmente a che fare con aspetti SEO relativi alla scrittura – potremmo dire più da SEO copywriter (del 2010) – dei quali non percepivo inizialmente la reale importanza.

Che la strada fosse quella del marketing digitale non avevo dubbi. Non riuscivo però a capire se volessi specializzarmi in uno specifico settore o se preferissi restare un professionista del web a tutto tondo per brand e aziende molto piccole.

Un anno e mezzo fa è scattata la scintilla (fine 2013): mi sono reso conto di quanto tempo stavo passando a documentarmi sui maggiori portali americani che trattano di SEO e di quanto fossi improvvisamente affascinato da un mondo ai miei occhi sempre meno keyword-centrico e che cercava di evolversi verso un futuro più “intelligente” e più vicino all’utente.

Il passo successivo è stato breve: ho scelto la strada del SEO freelance perché questo volevo fare davvero. Piccola citazione per il mio amicoGiuseppe Lanzetta che già faceva questo mestiere da un po’ e che mi ha reso la vita più facile nell’abbandonare la strada “sicura” del dipendente per terzi.

Oggi non escludo niente: non tornerei facilmente a fare il dipendente, ma se Amazon mi chiedesse di diventare l’head of SEO qualche dubbio me lo porrei.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Leggendo, sperimentando e chiedendo.

La storiella di internet che offre una quantità spaventosa di risorse sembra una minestra ritrita ma è la sacrosanta verità: non sfruttarle per pigrizia o per chissà quale motivo vuol dire davvero sprecare una grossa opportunità. Un sacco di professionisti con le palle che ti rendono partecipe delle loro idee e altrettanti ragazzi in gamba che propongono spunti interessanti. Tutto a nostra disposizione!

Poi ovviamente sperimentando: mi son inventato 2/3 portali sugli argomenti più disparati e ho testato un po’ di tutto. Senza paura di sprofondare, consapevole che in quel caso avrei capito per certo cosa non avrei più dovuto ripetere.

E poi chiedendo, fondamentale. Ho quasi l’impressione che inizialmente tutti ci sentiamo legittimati a farlo, poi quando iniziamo a capirne un po’ di più ci vergogniamo di mostrare una qualsiasi incertezza. Quanto siamo stupidi, eh?

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Guarda, sono sincero. Stimo Matt Cutts e il suo lavoro, alla fine fa ciò per cui è pagato e lancia i messaggi che l’azienda vuole mandare, facendolo peraltro abbastanza bene.

Se però per un secondo vogliamo far finta che Cutts sia Google personificato, gli chiederei quando hanno intenzione di “ammazzare” una volta per tutte il peso di certi link osceni datati 15 anni fa che tengono da soli in piedi e in alto nelle SERP certi siti che, a loro volta, sembrano usciti dal web di fine anni ’90. S’è capito il riferimento?

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Questa è una piccola lacuna che intendo colmare al più presto. Quando ho iniziato a interessarmi alla SEO in maniera seria ho rivolto la mia attenzione quasi esclusivamente a siti e professionisti stranieri. Solo in tempi più recenti ho sentito l’esigenza di guardare anche a ciò che stavano facendo i nostri (e di buoni ne abbiamo) e per questo motivo difficilmente potrei parlare di figure italiane che mi abbiano ispirato.

Posso però dirti in base a cosa giudico l’operato: parlare di risultati è banale, è vero, ma pur sempre un parametro oggettivo. Se ogni volta che un SEO mette mano a un progetto lo trasforma in oro o è baciato da un dio della fortuna o forse ci sa fare sul serio.

Tener conto dei risultati, che come ho detto restano importanti, non toglie il fatto che però mi piaccia molto farmi un’idea delle persone in base al modo di pensare. 

Se una persona mi fa un ragionamento interessante che ritengo valido, ridurmi a un “ok, ma non è dimostrabile” mi pare alquanto riduttivo, per usare un eufemismo. Perché non un: “cavolo, sai che il tuo spunto è interessante? Parliamone! Magari riusciremo a dimostrarlo dopo”.

Ognuno è libero di fare il processo a Copernico o Galileo per la bizzarra idea che il sole possa essere al centro del sistema. Io però preferisco assolutamente una persona che al momento ha dimostrato 6/10, ma che sa lanciare spunti e farsi venire dubbi piuttosto che una che ha già fatto 8/10 ma sta sempre chiusa a riccio nel suo guscio.

Soprattutto in un ambito come quello SEO nel quale viviamo tra i segreti di un’azienda e sappiamo che tutto può cambiare in qualsiasi momento. 

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

Condizioni ideali per un SEO

La prima condizione ideale è la fiducia del cliente. Poi la sua disponibilità al dialogo e una visione a lungo termine.

La fiducia devi guadagnartela, è vero, ma devi avere di fronte qualcuno capace di affidarsi a te e di non giudicare in maniera affrettata.

Di recente, in una discussione con Emanuele Vaccari e Benedetto Motisi su Fatti di SEO abbiamo riportato in auge il paragone tra SEO e dottore.

Ecco, se ti affidi a un dottore e ti fidi ciecamente di lui sei pronto a prendere per vero tutto ciò che ti dice senza porti il minimo dubbio. Se per curarti ti avvisa del fatto che la medicina o l’operazione ti faranno molto male non inizi a pensare che forse non sia adeguato. Sai che è così perché te lo dice un professionista, punto.

Lo stesso vale per un SEO e il cliente ideale: sa che a prescindere da qualsiasi contrattempo o pratica “dolorosa” tu stai curando il suo business.

E poi un piccolo dettaglio, che va oltre la professionalità: quando hai la fortuna di lavorare in un ambito che conosci e che ti prende. Chi non rende di più quando è coinvolto in ciò che fa?

Condizioni peggiori per un SEO

Ovviamente, vale il concetto opposto. Hai presente il cliente che ti chiama per dirti che la chiave che ieri era seconda oggi è terza? E ovviamente è colpa tua, che non sei abbastanza bravo da avere il potere di modellare le SERP a tuo piacimento.

Ecco, il cliente che ti assume ma aspetta solo l’occasione di poter dubitare di te è una delle condizioni peggiori in assoluto.

Poi c’è quello pigro o quello che ti ha assunto solo perché in azienda qualcuno gli ha detto di farlo ma per il quale sei un disturbo. E che quindi è sempre in ritardo sul materiale di cui hai bisogno, su testi, immagini, informazioni.

Di quello che prende l’iniziativa di toccare qualcosa sul sito senza che tu ne sappia nulla non parliamone nemmeno.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Quanto più il cliente è piccolo, tanto più preferisco affidarmi al lavoro “libero”. Per intenderci, sono uno di quelli ai quali piacerebbe sempre girare pagina per pagina di ogni sito per controllare l’on-site manualmente.

Spesso però non è ovviamente possibile e i software, vuoi o non vuoi, una mano te la danno eccome. Quindi principalmente:

• Screaming Frog per l’audit

• Rank Tracker per monitorare i posizionamenti

• Semrush per l’analisi dei concorrenti (+ studio delle SERP manuale)

• La suite di Google: Webmaster Tool, Analytics, Keyword Planner (+ Ubersuggest)

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Stay hungry, stay foolish?

Ok, questa ce la siamo già giocata in tanti.

Ma voglio dirti una cosa, giovane SEOfita sulla cattiva strada. Devi essere curioso. Non puoi fare SEO senza curiosità, senza voglia di imparare, di capire come funzionano le cose.

Non puoi fare SEO sperando di scopiazzare ciò che trovi in giro o di sperare di aver trovato un lavoro che ti possa far guadagnare ripetendo una keyword qua e là.

Questo è un cavolo di lavoro affascinante come pochi ma devi aprire la mente, devi essere un po’ marketer, un po’ sociologo, un po’ programmatore, un po’ informatico, un po’ tante altre cose. 

Devi aver voglia di capire che cavolo passa nella testa delle persone, sia di quelle che muovono i burattini (leggasi Google) sia di quelle alle quali vuoi arrivare (leggasi target dei tuoi clienti). E devi aver voglia di capire in che direzione stiamo andando ed essere pronto ad aggiornarti un giorno sì e l’altro pure, perché se credi che basti studiare una volta le dinamiche dei motori di ricerca rischi di restare al palo in poco tempo.

Da un punto di vista pratico, invece, ti ripeto quello che dicevo prima: leggi come se ogni giorno dovessi ricostruire tutte le tue conoscenze e sperimenta il più possibile. Poniti domande e soprattutto tenta strade nuove e innovative. 

E ricorda che hai un grosso, grosso vantaggio. È vero, tanta gente ha anni e anni di esperienza in più sulle spalle rispetto a te. Ma nel contesto SEO, dove tutto cambia e non tutti sono capaci di adeguarsi, tu parti più o meno da zero, senza i pregiudizi di cosa andava bene una volta e non va bene più. Puoi partire con la testa completamente sgombra da tutto ciò che è obsoleto e mettere direttamente la quarta. Sfrutta l’occasione.