Intervista SEO: Claudio Marchetti

by francesco 4.3K views0

claudio marchetti
claudio marchetti

Claudio Marchetti mi sorprende, e non è il solo a farlo, perché si occupa di SEO dal 1974 (scherzo) impegnandosi non meno delle “teste di serie” giorno e notte, ciononostante continua a sentirsi un giovane con tanto da imparare. Siamo noi ad avere da imparare da te Claudio. Per cominciare becchiamoci tutti le risposte che hai voluto lasciarci nella tua intervista, che come sempre apre le nostre attività SEO della settimana. Buon lavoro a tutti.

 

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)


Per iniziare volevo ringraziarti per questa intervista, non so come ti è saltato in mente di chiedermelo, ma è un grosso traguardo essere su queste pagine per me.

Sai che non me lo ricordo proprio.
Il primo sito che ho messo online è datato 2002 (ho guardato la data di registrazione, lo uso ancora per fare molti dei miei test), quindi prendo per buona quella come data di inizio.

Ho iniziato quasi per scherzo, non ero contento delle proposte che le web agency locali mi mostravano, e mi sono detto: “perché non posso provare da solo a farlo?” . Sviluppati i primi template, ho scoperto che mi piaceva scrivere righe di codice e passare notti insonni davanti al computer lanciando anatemi perché non riusciva a capire le mie istruzioni. 😉

Dopo qualche anno ho scoperto le serp, le ricerche locali, le directory, i backlink e tutto quello che si aggira in questo girone dantesco che viene chiamata SEO.

Smettere?!? Aspetta che vado a cercare su Wikipedia cosa significa quella parola, ho un buco di memoria.

 

2) Come hai imparato a fare SEO?


Curiosando nei siti dei competitor, facendo prove, prendendo penalizzazioni e imparando dai miei sbagli. Ho iniziato come autodidatta, per poi approfondire le mie conoscenze su siti americani e poi successivamente su HTML.it e Forum GT.

Presa un poco di fiducia, ho iniziato con i primi lavori su Freelancer e Elance nel settore del poker et simili. Ho imparato prima a fare Black Hat che a seguire le linee guida di Google. Quelle esperienze mi sono state utilissime, per sviluppare una mentalità aperta, senza vincoli imposti.

In Italia, purtroppo le comunità sono molto chiuse e zeppe di predicatori, pronti a darti dell’eretico o anche peggio. Negli altri stati ho visto molta più cooperazione e disponibilità nell’aprirsi al confronto. Non per prendere in giro o sminuire, ma per comprendere al meglio come risolvere una situazione e trarne beneficio tutti insieme.

Nell’ultimo anno, ho notato che su Facebook (in particolare, ma anche in altri sociali network), stanno nascendo dei gruppi dove si respira un’aria di collaborazione e di reciproca stima. Ogni tanto sembriamo delle vecchie petulanti, che si punzecchiano tutto il giorno; ma le nostre discussioni le ritengo molto costruttive. Siamo ancora in pochi a condividere, ma da qualche parte si doveva pur iniziare.

La curiosità e la voglia di sperimentare, devono essere due doti indispensabili per chi vuole fare SEO. Senza quelle, non puoi andare da nessuna parte.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?


mmmmm…. Non è possibile fare cambio e sostituirlo con una bella e provocante modella di Playboy in cerca di divertimento?!?

 

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?


Domanda da un milione di backlink. Prendo ispirazione da tutto quello che leggo o studio, visto che mi ritengo ancora un novellino in questo campo. Non ho una rosa di SEO vera e propria, leggo molto (sia in formato digitale che cartaceo) e mi piace tenermi informato sulle continue evoluzioni in questo campo.

Ultimamente sto divorando i libri della collana Web in Testa della Dario Flaccovio Editore. Tra le proposte sul mercato in italiano, direi che sono un ottima fonte di contenuti per approfondire la SEO e tutto quello che gli è collegato. Inoltre, gli autori sono alcuni tra i migliori professionisti del settore.

Il valore di un SEO lo valuto dai contenuti che espone e dalla semplicità con cui li scrive. Naturalmente queste informazioni non vanno prese come testi sommi a prova di errori, non sempre una tattica o una serie di best practice danno gli stessi risultati.

 

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?


Le condizioni ideali sono quando il cliente si fida di te, lasciandoti sviluppare una strategia in base alle tue conoscenze e agli obiettivi che si sono concordati. Se non hai la fiducia del cliente è difficile lavorare nel migliore dei modi.

Le condizioni peggiori, l’esatto contrario di quello descritto sopra.

Negli ultimi anni, lo svolgersi di molti corsi per sensibilizzare le persone alla SEO e al Web-Marketing stanno facendo più confusione che chiarezza. Sempre più clienti credono che un H1, una corretta keyword density e un titolo accattivante possono risolvere il loro problema di visibilità.

 

6) Quali software utilizzi per fare SEO?


Sono una persona a cui piace sperimentare, gli unici tools a cui non posso rinunciare sono SemRush, Google Webmaster Tools, Google Keyword Planner e Screaming Frog. Ho da molti anni la Web CEO suite, anche se ormai la uso sempre di meno. Per verificare i posizionamenti uso Rankinity, offre un ottimo servizio ad un prezzo davvero irrisorio.

Da pochi giorni ho avuto la possibilità di testare SeoZOOM, un progetto Made in Italy che sicuramente si farà notare. Devo dire, che SemRush potrebbe essere scalzato da questo ottimo progetto tra i programmi che uso tutti i giorni.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)


Di studiare, studiare e continuare a fare test su siti reali, gli ambienti asettici in questo campo non servono a niente. Acquistare un dominio, svilupparlo e farlo crescere è il miglior campo di battaglia che un SEO può avere.

Se non siamo i primi ad investire sulle nostre competenze, non vedo perché un cliente si dovrebbe fidare di quello che gli proponiamo.