Intervista SEO: Andrea Moro

by francesco 1.4K views0

La storia di Andrea Moro è un racconto di passione pura. Appassionato del web  fin dal 1994, è stato forse uno dei primi ad essersi connesso al web con modem analogico alla velocità di 28.8Kbs. Dal momento che già allora non doveva avere fretta, diciamo anche a lui “Rispondi tranquillamente, tua madre comunque non lo scoprirà” ☺

 – E che ne sai che mia mamma non lavora nella brand reputation :DDD??? – 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

La mia passione per il web ha origini più profonde della SEO stessa che ho iniziato ad esplorare nel lontano 2000 e praticare attivamente nel 2002.

Ho infatti voluto fare un periodo di rodaggio per sincerarmi che le mie conoscenze e il mio modo di approcciare il mercato e con esso le esigenze dei clienti fossero tali da rendere la mia capacità propositiva degna di essere chiamata tale.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Praticamente da solo. Leggi qua, leggi di la, inizia a frequentare i forum, scambi di idee ed opinioni, piccoli esperimenti sotto banco e poi pratica diretta con i siti dei clienti.

Del resto nel 2000 non c’era il manuale del piccolo SEO, né tanto meno delle linee guida chiare e ben definite. 

I blog sono nati come concetto solo qualche tempo più tardi e quindi erano pochi gli autori specializzati che scrivevano sull’argomento.

Non esisteva – ne tutt’ora esiste – un percorso professionale ufficiale, quindi potrei dire che tutto faceva brodo.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Niente! Sul serio. Cutts è dapprima una persona, poi un ingegnere e infine un portavoce di Big G. 

Per quanto possa avere dei margini di capacità decisionale, una corporation americana è un concetto difficile da comprendere se non ci si lavora all’interno.

Tutte le volte che esce l’algoritmo X o la penalizzazione Z, bisognerebbe più cercare di capire quale è il fenomeno di massa che ha spinto Google ad approcciare il mercato con quella soluzione piuttosto che criticare Cutts a spada tratta. 

Del resto, l’incoraggiamento ricevuto nel corso del tempo ad ottenere link per dare visibilità ai siti … non mi pare che sia stata Google a dire “arraffate più di quanto potete” (perché in fondo questo si è fatto poi).

Google nella sua buona fede, o magari nell’ignoranza che le cose sarebbero finite così ha previsto un certo tipo di funzionamento che è – come per tutte le cose che succedono nella vita – stato abusato. E a quel punto le regole sono cambiate (Penguin).

Ma non succede lo stesso nella vita quotidiana? E sempre nella vita quotidiana, non abbiamo le eccezioni che confermano o magari vanno contro la regola?

Quindi perché prendersela con Matthew?

4) Quali sono i migliori 10 SEO italiani? In base a cosa li giudichi?

Non mi piace fare classifiche di questo tipo, ma nutro profonda stima per Enrico Altavilla. È l’unico SEO che a mio avviso investe il suo tempo per fare test e ne pubblica i risultati utilizzando il suo blog per articolare i suoi esperimenti o per dar voce ad altre notizie interessanti.

Vorrei avere la stessa quantità di tempo che ha lui per fare lo stesso, ma mi ritrovo dall’altra parte della Manica con tempi stretti e diversi progetti da seguire, nonché una famiglia a cui devo dedicare parte del mio tempo.

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

Condizioni ideali utopiche o verosimili? No, perché ci sta una grande differenza!

Sarcasmo a parte, credo che per una risposta esaustiva bisognerebbe anche capire quale è il mercato di riferimento con cui stiamo trattando, perché proprio come la strategia SEO deve adattarsi alle abitudini dei consumatori, anche le condizioni di lavoro devono fare lo stesso.

Ad esempio una cosa – negativa – che ho sempre notato (e dubito sia cambiata) in Italia è che il tessuto sociale e lavorativo italiano è fatto per lo più da piccole medie aziende che per lo più lavorano ancora con il concetto di preventivo piuttosto che di budget.

Potrà sembrare una cosa sciocca, ma quando ti devi confrontare con imprenditori che pensavano all’investimento solo dopo aver cercato il prezzo migliore viene da sè che non si potrà mai elaborare una offerta competitiva. 

La soluzione migliore – alla quale mi sto affezionando mentre lavoro con in clienti inglesi – è che l’imprenditore capisca prima il valore aggiunto, poi cerchi le risorse e pianifichi un budget e infine cerchi il preventivo e capisca con chi vuole lavorare.

Avere un prezzo di riferimento con il quale creare un’offerta vuol dire tanto. Così facendo si possono includere dei livelli di dettaglio ed essere molto più granulari durante la fase propositiva. Di contro, il rischio è quello di sparare delle cifre che magari il cliente non sarà mai capace di investire.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

Vi sono diversi tools disponibili. Alcuni a pagamento altri gratuiti. Quale utilizzo dipende dal contesto di analisi che sto svolgendo.
Per esempio per una mappatura del sito internet mi piace molto Screaming Frog, mentre per tracciare un grafo dei link mi servo di AHREF o Majestic SEO.

Tuttavia il tool più grande è Excel o alcune soluzioni Agile che mi sono scritto nel corso degli anni, tanto per Excel che Google spreadsheet.

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Smettere di rincorrere gli algoritmi e cercare di capire che la SEO deve essere vista come un servizio per migliorare l’esperienza utente in generale, e non quindi solo preoccuparsi di fare un paio di cambiamenti del sito e qualche link.