Intervista SEO: Alessandro Raimondo

by francesco 859 views0

alessandro raimondo
alessandro raimondo

Alessandro Raimondo è appassionato di web design dal 2000. Apre la propria attività nel 2005 e fonda EVO Studios 2 anni dopo, allargando successivamente le proprie competenze anche in ambito di marketing e posizionamento sui motori di ricerca. È la prima intervista del 2015, ma oltre che per questo, ci tengo perché Alessandro è una persona seria (te ne accorgerai leggendo). Buona lettura e buon rientro “alle macchine” a tutti. 😉

 

 

1) In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Innanzitutto grazie per questa opportunità, non ti nego che sono un po’ in imbarazzo a trovarmi in mezzo ai “mostri sacri” della SEO, visto che le mie competenze sono decisamente trasversali e meno specifiche.

Professionalmente ho iniziato lavorando in una web agency nel 2000, amatorialmente un paio d’anni prima. L’approccio al mondo SEO, o più in generale al mondo del web-marketing c’è stato nel 2007.

Il perché è presto detto: sono stato dipendente fino al 2004 e ho sempre creduto nell’importanza del design solo dal punto di vista estetico. Accidenti, un bel sito e una bella immagine danno valore all’azienda! Ma… quando ho iniziato a lavorare autonomamente, fondando EVO Studios nel 2007, il contatto diretto con i clienti mi ha insegnato che una bella immagine vale zero se non la vede nessuno. Così ho iniziato la mia avventura nel mondo della SEO e più in generale nel mondo del marketing online. Portandomi comunque dietro il bagaglio di competenze che avevo acquisito fino ad allora, cosa che mi ha aiutato moltissimo.

2) Come hai imparato a fare SEO?

Imparato è una parolona, di imparare non si finisce mai. Però da qualche parte ho iniziato anch’io, ed è stato con il mitico corso online della Madri. Successivamente ho proseguito più che altro da autodidatta, lavorando su progetti personali e aziendali, seguendo qualche corso online, ma soprattutto instaurando un duraturo rapporto di amicizia con Google Analytics, perché è un amico sincero e non mente mai. O quasi.

I miei sforzi comunque si alternano tra SEO e SEA.

3) Cosa faresti a Matt Cutts se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Viste le ultime notizie in merito all’outing di personaggi di spicco sinceramente non sarei molto tranquillo 🙂

4) Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Uhm… a dire il vero non ho dei veri e propri “miti ispiratori”. In generale penso si possa imparare da tutti, tenendo gli occhi ben aperti e il cervello accesso. Dai concetti presenti nei primissimi corsi di Giulio Marsala, alla strategia editoriale di Tzé Tzé, passando per il fantastico mondo della UX… siamo circondati da informazioni da analizzare che ci raccontano come le persone interagiscono con il web, nel bene e nel male. È fantastico, perché queste informazioni si possono utilizzare per creare strategie sempre più efficaci o, perché no, anche per sapere quali strade non percorrere.

In base a cosa giudico? In base alla sincerità ed alla trasparenza con cui comunicano e in base ai dati quando si va sul concreto. Tipo quando leggo cose tipo “incrementi del 200%” e scopro che da una conversione al mese si è passati a tre, o vanti di posizionamenti su long tail a zero ricerche mensili, sinceramente rimango perplesso. Credo che chi sappia promuoversi senza “manipolare” le informazioni abbia davvero una marcia in più.

In tutto questo però, ci sono due persone con cui “interagisco”. Una è Claudio Marchetti, con cui sparliamo sempre come due vecchietti davanti a un cantiere.

L’altra è Gigi Gualandi, conosciuto recentemente, che ho subito eletto il mio “maestro Jedi” di AdWords per i consigli che mi ha dato su come ottimizzare le mie campagne.

Recentemente sto incontrando persone davvero valide, non necessariamente in ambito SEO, con cui confrontarmi, condividere idee e collaborare.

5) Quali sono le condizioni di lavoro ideali e le peggiori per un SEO?

La condizione di lavoro ideale è come sempre avere carta bianca. Ma è una condizione che va conquistata. Quando il cliente impara a fidarsi di te, capisce che sai di cosa stai parlando e che gli puoi davvero portare dei risultati, è tutto automatico. Se ciò non avviene vuol dire che hai sbagliato qualcosa, a quel punto è meglio interrompere la collaborazione.

6) Quali software utilizzi per fare SEO?

So che sbaglio, ma non sono un fan degli automatismi, anche se mi sto ricredendo.

In fase di analisi uso il Keyword Planner di AdWords + Keywordtool.io.

In fase di startup uso Serpfox per monitorare lo stato dell’indicizzazione (ma non dirlo ai miei clienti, gli vieto tassativamente di farmi domande sui posizionamenti, accetto solo domande sul traffico).

Successivamente Google Analytics e… ultimamente ho trovato la pace dei sensi con Geckoboard, in cui ho la mia mega dashboard con l’andamento in tempo reale di tutti i principali clienti in una sola schermata. Una goduria.

In tutto questo… tanti appunti, che regolarmente perdo, e la mia testa 🙂

7) Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Due consigli, su cui riflettere.

Il primo è di mantenere il focus sui risultati veri. Nel marketing siamo circondati da tantissimi numeri che ci fanno emozionare come le visite al sito o i fan su facebook. Ma non bisogna mai dimenticarsi di “pesare” questi numeri e valutarli bene: quali risultati stanno producendo nel concreto?

Il secondo è di allargare la tua visione: la SEO non è solo un insieme di tecniche di ottimizzazione delle pagine, ma è qualcosa che, se usata nel modo giusto, guida il progetto ancora prima della sua realizzazione, accompagna il progetto in corso d’opera e prosegue dopo la sua realizzazione.