Come Sfruttare Relazioni e Interazioni per la SEO

by francesco 1.3K views0

Influencer Relations
Influencer Relations

Oggi scendiamo più nel dettaglio rispetto ai segnali sociali e alla loro capacità di intervenire nelle dinamiche di attribuzione di ranking per le serp di Google. Le parole d’ordine sono Relazioni, Interazioni e Magalli…

Quanti e quali link ottieni? Cosa e come lo dici? Con chi te la fai e a quanti interessa? In queste poche domande è racchiuso il succo di ciò che ho trattato allo SMAU rispetto ai quattro grafi che concorrono a costruire il ranking di un sito web nelle Google serp. Rispettivamente abbiamo visto come il social e l’engagement graph siano correlati tra loro, anche se possono crescere indipendentemente l’uno dall’altro. Complessivamente determinano l’author rank, cioè il principio (sfuggente per molti di noi) in base al quale Google riconosce e valuta i contenuti prodotti da un certo autore in virtù del fatto di averne colto la rilevanza per un certo argomento.

Se esiste l’author rank, perché Google ha rimosso l’authorship?

L’authorship, cioè l’attribuzione di paternità data dal collegare un sito web al proprio account Google+ era solo la punta dell’iceberg. La verità è che Google segue diverse strade per cogliere quante più informazioni possibile sul conto di tutti noi, allo scopo fin troppo chiaro di proporci i messaggi promozionali più pertinenti con i nostri interessi. Di questo vivono, no? In questo passaggio però rientrano anche i criteri che definiscono il ranking, vale a dire che se Google percepisce che un autore è importante in un dato settore, i suoi articoli saranno un po’ più forti di quelli di altri che parlano dello stesso argomento. L’authorship non andava bene perché falsava il CTR portando gli utenti a cliccare su contenuti che non erano per forza i migliori, rendendo peggiori di conseguenza i risultati organici. La verità è che Google tiene molto all’author rank, ma l’autorship, così com’era stata concepita, avrebbe portato Google ad essere il regno di chi era più cool, non di chi era migliore. Occorreva cercare nuove direzioni, ad esempio questa.

cortellini pubmed
cortellini pubmed

Pierpaolo Cortellini è un odontoiatra riconosciuto dalla comunità internazionale dei suoi pari, tanto da pubblicare su siti di rilievo scientifico elevatissimo come Pubmed. In questo caso lo snippet del risultato è arricchito dal nome di Cortellini, dal link al numero delle citazioni che riceve su Google Scholar e dal link alla lista degli articoli correlati, sempre su Scholar. Come vedi anche qui abbiamo l’attribuzione di paternità di un articolo, ma è basata su fondamenta molto più solide rispetto a quelle che generavano la vecchia authorship, in questo caso scientifiche. 

In che direzione va l’author rank?

Ricordi che a un certo punto scoppiarono scandali rispetto a wikipedia? Successe perché i contributori sotto mentite spoglie scrivevano panzane assurde su personaggi storici o miti dello spettacolo. Il risultato fu che Wikipedia si chiuse moltissimo e inasprì i controlli in ingresso per i nuovi contributori. Questo oggi avviene anche per Google, che non attribuisce valore di influencer in un dato settore semplicemente sulla base del numero delle connessionicon altri nodi, ma sulla qualità del loro lavoro, sulla qualità delle connessioni e sulla quantità delle interazioni di qualità

Al momento sembra che lo snippet presenti il nome dell’autore solo in ambito scientifico e per i siti web multiautore, ma come sempre, sono convinto che ciò che vediamo sia solo una piccola parte di ciò che Google ha in serbo per noi… e se hai capito cosa intendo dire, è arrivato il momento di lasciar stare i giochi di prestigio e mettersi a lavorare per diventare influencer veri, non chiacchieroni popolari.

Perché ho scritto Magalli nell’introduzione di questo articolo?