SEO e web semantico: Quanto c’entra Google?

by francesco 1.1K views0

Fonti “non meglio precisate” annunciano che per il prossimo aggiornamento algoritmico, Google si concentrerà nella direzione della query interrogativa diretta: a domanda risponde… Oggi mi lascio andare alla dietrologia più scorretta e insana!

seo e web semantico
seo e web semantico

 Già nel 2002 il mio maestro Derrick de Kerckhove parlava dell’interesse degli sviluppatori per il web semantico. Google funzionerà sempre più come il Grillo parlante amico di Pinocchio, sarà la voce in grado di orientare le nostre decisioni e rispondere alle domande. Così diceva dieci anni fa.

Le grandi innovazioni sociali non ricadono mai improvvisamente sulle società, ma seguono percorsi di istituzionalizzazione graduali. La mia fidanzata mi ha girato ieri il link di un post il cui titolo è “Posizionamento siti web su Google: Cambiamento del 20% dei risultati con novità domande-risposte”. Si parla del fatto che Google abbia intenzione di implementare la tecnologia per la ricerca semantica, avendo di recente assorbito una startup innovativa in quella direzione. Il 10-20% dei risultati in serp risentirebbero di questo cambiamento, ragion per cui occorrerà riprogrammare parecchi siti web tenendo conto delle variazioni che si verificheranno nell’attribuzione di valore alle pagine.

Ecco qua. Si sono inventati la ricerca semantica, bravi. Ma quanto sarà una novità per chi fa ricerche su Google?

Mentre negli ultimi 10 anni i Mammasantissima di Mountain View lavoravano alle formule magiche per trasformare il motore di ricerca nel genio della lampada, gli utenti mutavano il loro approccio alla ricerca. I computer sempre più potenti e le connessioni sempre più veloci, rendevano l’esperienza di navigazione via via più immersiva. Dalla query di una sola parola, si è passati ad aggiungerne una seconda, una terza e così via fino a formulare domande.

 

Come nasce l’idea di fare una domanda al motore di ricerca?

Credo che il motivo per cui ogni giorno le persone facciano ricerche, sia essenzialmente perché c’è un problema da risolvere, che si tratti di conoscere i risultati di una partita di calcio o trovare il modo di vendere i propri prodotti a qualcuno. Ora il web, ogni giorno più carico di informazioni ad elevato contenuto di specializzazione, è il luogo in cui trovare risposte a domande…a patto di saper cercare nel modo opportuno, cioè di conoscere le parole chiave da inserire come query su Google per arrivare al risultato migliore rispetto alle necessità.

 

A questo punto però subentrano i difetti di conoscenza da parte del famigerato utente medio, che come sempre, preso dagli impegni quotidiani non dedicherà abbastanza tempo a trovare le parole opportune per la sua query.

Come risolverà il problema? Semplicemente facendo quello che fanno tutti i bambini di 8 anni quando devono soddisfare un bisogno: farà una domanda!

 

E Google funziona sempre meglio da questo punto di vista. Tu chiedi e nelle prime posizioni in serp trovi spesso qualcuno che ha postato su Yahoo Answers o su un forum la stessa domanda. Se il post ha avuto seguito in una discussione e molti utenti hanno trovato le risposte soddisfacenti, Google premierà quel risultato con un buon posizionamento.

La domanda ormai è inserita spesso nel titolo post. Google in questo caso favorisce un contenuto giudicato interessante da una comunità, esattamente come da dieci anni a questa parte.

Quello che intendo dire è che il web semantico non ha a che fare esclusivamente con una serie di implementazioni tecnologiche avvenute nel tempo al motore di ricerca ma piuttosto con l’evoluzione della ricerca stessa da parte degli utenti. Due anni fa, Google lanciava Caffeine, l’aggiornamento algoritmico che avrebbe favorito il posizionamento in serp dei risultati web partecipati. Questo passaggio nella direzione del web semantico veniva comunicato nel momento in cui la diffusione dei social network era già piena e l’attenzione degli utenti verso la condivisione aveva già impattato le serp. Per capirci, quando Google annunciò Caffeine, il posizionamento dei risultati di tipo orizzontale avveniva già da un anno (monitoraggi 2009).

 

Ora dico una cosa un po’ forte. Ma non sarà per caso che Google funziona sempre con gli stessi algoritmi di Page e Trust rank, mentre a fare la differenza sono invece gli utenti con i loro comportamenti sempre più vigili (Panda) e partecipati (Caffeine) sulla condivisione di risorse?

Non sarà che quelli di Google si limitano a prendere atto delle tendenze di ricerca e a cavalcarle sostenendo che siano stati fatti chissà quali passi avanti in termini di sviluppo software?

Non dico che non scrivono più software, sia chiaro, penso però che forse il loro lavoro non sia determinante come vogliono farci credere.

In questo modo potrebbero continuare a comunicare di essere all’avanguardia e mantenere facilmente il monopolio sugli investimenti in keyword advertising.

Aggiornano spessissimo le interfacce degli strumenti di monitoraggio come Analytics, che nella sostanza resta pressoché identico, magari proprio per darti la sensazione che c’è un cambiamento continuo e un riassestamento costante del software…fantastico scenario di decadenza, travestito da baluardo dello sviluppo tecnologico.

 

Sono cattivo?