SEO SPAM: lo strano caso Louis Vuitton

by francesco 1.3K views0

Premessa: questo articolo è “aperto”, nel senso che verrà integrato nel tempo con quello che emergerà dall’osservazione e dal contributo degli altri amici SEO, nella speranza di far cosa utile o quantomeno di approfondire quello che per molti è un fastidioso mistero. Chi c’è dietro lo spam di Louis Vuitton Outlet?

seo louis vuitton
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Succede da anni, almeno a me, di avere la posta invasa da commenti spam verso i siti che gestisco. Lo spam comment punta un po’ dappertutto, ma in molti casi negli ultimi mesi, verso siti ecommerce di Louis Vuitton (non suoi proprio), quello che vende cara la pelle.

Ci sono stati sviluppi

Il buon Riccardo Colli, un SEO veramente appassionato che conosco da poco, ha trovato ricorrenze usando semplici software di rilevazione e facendo incroci: 14 contenuti di altrettanti siti web rimandano al sitoeefnement.com, sito ecommerce di borse LV in lingua italiana di proprietà cinese.

Direte voi, un hacker per conto di questo cinese malefico ha bucato vari siti italiani tramite script per fare link building di tipo blackissimo. Può darsi, ma come fa notare Riccardo, gli hacker solitamente si muovono a macchia d’olio, prendendo siti web in modo sparso, mentre questi 14 sono registrati tutti a nome di società situate tra Macerata e Potenza.

Si Riccardo, è strano, eppure del resto gli hacker più bravi sono anche imprevedibili. Affermare che “solitamente un hacker fa così” non considera forse gli hacker “umani”, ma solo quelli automatici, ovvero i software che sparano commenti spam tramite bot. Quelli di solito funzionano in modalità “andò cojo cojo”, ma non è detto che un buontempone in carne ed ossa si comporti così.

Perché non chiedere direttamente alla fonte?

Per fare luce sulla cosa ho contattato uno dei 14 siti trovati da Riccardo, quasi tutti di proprietà di agenzie di comunicazione e web marketing -dettaglio non trascurabile- segnalando la loro url reindirizzata e chiedendo se avessero idea dell’origine della malefatta.

La risposta è stata che: Il problema nasce da “script” utilizzati che non sono stati messi in sicurezza, questo consente agli hacker di attaccare il sito web e di scrivere pagine di re-indirizzamento. Spesso si tratta di script gratuiti che si trovano in rete e che vengono utilizzati da persone per costruire la propria pagina web o di scritp ormai obsoleti che possono essere facilmente hackerati.

Non è che mi abbia spiegato la teoria della relatività speciale, ma una risposta di questo tipo denota che non ho avuto a che fare con uno sprovveduto ma probabilmente con l’operatore di un’agenzia web.

E il comment spam?

Quello è più facile da rilevare perché mi arriva direttamente nella casella di posta. Siti inglesi, americani e italiani, questi ultimi spesso su blogspot e durano pochissimo.

Fondamentalmente posso leggere la cosa infilandomi gli occhiali da sociologo e generalizzando sul fatto che i mercati sempre floridi worldwide sono quelli legati al lusso, infatti LV non è l’unica griff spam che ricevo.

Lo sanno le grandi aziende che investono capitali in comunicazione, come anche gli spammer squattrinati ma simpatici, paciosi e pieni delle migliori intenzioni di arricchirsi senza lavorare un giorno in vita loro…ah, ovviamente dentro ci posso infilare anche i vari “V per Vendetta”, delusi dal mondo, che proprio per il dispiacere di vivere in quest’epoca di ruberie pensano bene di cercare tutte le scorciatoie possibili.

Ok, fine della dissertazione sociologica. Ora tocca a voi, amici, qual è il vostro rapporto con lo spam “di lusso”?