SEO e brand aziendale

by francesco 2.8K views4

Edit: l’8 giugno 2018 sarò a Firenze per il Florence marketing experience. Parlerò di Brand aziendale e SEO. Spiegherò i motivi per cui Amazon ed Euronics possono permettersi di indicizzare milioni di pagine riguardanti ricerche interne al sito e TU NO. Parleremo di campagne SEO di brand, cosa sono, come vanno sviluppate e soprattutto perché. Il biglietto è un po’ costoso, ma ho 3 codici sconto importanti che regalerò a chi mi contatterà in privato per richiedermeli. Sono solo 3, quindi fai presto.

Ci vediamo a Firenze!

 

Sei abituato a vedere la SEO come un’attività che serve a diventare visibili su Google per parole chiave inerenti una ricerca intorno a cui esiste una competizione. “Lampada da parete” è una chiave di ricerca che fa gola a chi vende arredi, mentre la chiave “Pincopallino” che identifica il singolo venditore di arredi online, non dovrebbe essere tanto ambita. Insomma, perché lavorare al posizionamento della propria chiave di brand? Non è meglio concentrarsi solo sulle chiavi di ricerca?

Sì e no. Intanto una chiave di brand può diventare chiave di ricerca ambita se parliamo di un’azienda che vende i propri prodotti mediante e-commerce terzi. “Lampada Artemide” è ad esempio una chiave branded che tuttavia fa gola agli e-commerce di alto profilo. I singoli marchi partono dall’oblio, ma sai bene che possono affermarsi e diventare a loro volta chiavi rilevanti se parliamo di SEO in ambito marketplace.

 

Posizionare un brand con la SEO

Esistono diversi motivi per i quali un’azienda può avere interesse a fare brand building attraverso il lavoro di un SEO. Il primo fra tutti è descritto nel Manuale di Seo Gardening e riguarda più che altro le aziende “analogiche” che puntano a entrare in GDO. Se ad esempio vendi cioccolato e confetti, ma il tuo marchio è praticamente sconosciuto, i costi di ingresso nella grande distribuzione saranno altissimi. Sai quanto paga invece Barilla per esporre la pasta al supermercato? Praticamente niente, perché un supermercato che non vende la pasta Barilla è visto come un discount, a meno che non si facciano scelte qualitative di altissimo profilo, decidendo di avere solo prodotti qualità artigialnale e/o locale.

Per il nostro Pincopallino che vende cioccolato e confetti, l’ingresso in GDO sarà un bagno di sangue. Per questo motivo esistono cose come la comunicazione e la pubblicità. Insieme ai 6×3 in tutta Italia, la Pincopallino potrà scegliere di lavorare sul web per intercettare traffico di ricerca su argomenti pertinenti con i dolci al cioccolato o le cerimonie che richiedono l’utilizzo dei confetti. Una volta intercettato, questo pubblico verrà a conoscenza del brandname e nella più rosea delle aspettative inizierà a parlarne su altre piazze digitali pertinenti. Non serve a vendere cioccolata su internet, non serve a trovare clienti… serve ad entrare nei supermercati. Allo stesso modo, anche poter dire di avere elevati tassi di engagement sui social network può pesare nel processo di brand awareness digitale, ovviamente sperando che i link alla pagina ufficiale non vengano tutti dal Pakistan.

Tornando alla SEO, un goal delle campagne SEO per il brand aziendale è ottenere buoni posizionamenti per le chiavi di ricerca inerenti il brand. Per ottenere questo risultato puoi fare diverse cose, una importante è far crescere il volume di ricerca sulle chiavi di brand. Quando Google registra che la chiave “cioccolato Pincopallino” viene ricercata da migliaia di utenti ogni mese, tenderà a offrire visibilità alle chiavi di ricerca secche, come “tavolette di cioccolato”, certo a patto che a SEO sul sito sia dignitosa.

 

Come far crescere il volume sulle chiavi di brand

È qui che entrano in gioco le digital PR come strumento utile al posizionamento organico. Per sviluppare la giusta trama di relazioni con gli interlocutori trasversali estratti da una lista di siti web a tema, può servire almeno un anno. Il prodotto di questo lavoro è che il tuo pubblico di riferimento viene a sapere che esisti, cosa non da poco, soprattutto in mercati saturi. A quel punto puoi giocartela sulla qualità dei tuoi contenuti. Le digital PR non servono a ottenere link, ma a costruire relazioni utili a fare posizionamento. Il POSIZIONAMENTO (ripetiamolo) non è quando sei primo su Google, ma è quando vieni in mente alle persone che hanno bisogno di un prodotto o servizio che rientra nel tuo business. Essere primi su Google è solo una conseguenza. Chiaro?

Per facilitare le attività di brand building puoi fare comment marketing, frequentando le piazze UGC (user generated content) e partecipando alle discussioni mediante comment post o forum thread di senso compiuto, in cui inserire la co-occorrenza di chiave di brand più chiavi di ricerca utili. Portare avanti con criterio quest’attività, anche solo 15 minuti al giorno per un anno, può letteralmente far decollare il volume di ricerca di una o più chiavi di brand, con le ricadute positive di cui scrivevo sopra.

Per condurre queste attività estraggo la lista dei siti web in topic con Semrush e la segmento per individuare le tipologie di interlocutori. Tutto il resto è pazienza, esperienza… e un pizzico di “saper campare”.