L’Estate in Giro e la SEO che Conta

by francesco 614 views0

Il mese di Agosto è quello in cui le attività per i clienti un po’ si riducono per le meritate vacanze. È un buon momento per fare il punto su ciò per cui non hai mai tempo.

Diciamo la verità, siamo contenti di fare i “liberi professionisti” o di avere la nostra agenzia di comunicazione, ché ci piace assaporare la libertà di essere in proprio. Bella la libertà. Fantastico, salvo che, come fa notare Benedetto Motisi, ti ritrovi a lavorare a tutte le ore del giorno e della notte, spesso scambiando questo per quella. E quindi accettalo, e goditi questo mese di “riposo”, lavorando (un po’) meno e dedicando tempo alla famiglia, a te stesso, AL TUO SITO WEB e ai viaggi.

Non è un caso che qualche giorno fa, trovandomi in quel di Modena con Claudia, abbia chiesto al Vaccari di incontrarci. Ci ha fatto vedere la Ghirlandina, il centro storico e pure un vecchietto che si aggira solitario e inconsolabile per quelle strade da quando è rimasto vedovo. Abbiamo fatto un video insieme, del tutto improvvisato, che comunque lancia un messaggio secondo noi importante.

Concentrati su ciò che fa di un documento web una risorsa preziosa. Non scrivere testi a caso, non ascoltare chi dice che comunque Google non capisce niente perché anche un testo sgrammaticato può posizionarsi (è vero, ma non è questo il punto) e soprattutto non stare a sentire chi ti dice che la SEO ha senso solo se trovi un modo “gagliardo” per manipolare i meccanismi di valutazione di Google.

Il Vaccari fa notare che Google certamente fa ancora rientrare i classici segnali manipolabili come i link artificiali (non spontanei) nel computo delle tracce che contribuiscono a far rankare un contenuto in serp, ma sono solo una “gamba di legno”, per altro sempre meno efficace, ancora necessaria nella misura in cui ci si prepara ad un motore di ricerca migliore. 

Una verità scomoda è che si guarda agli errori che Google commette (perché ne commette), ma ci si sofferma poco sugli incredibili progressi fatti nella determinazione del ranking per i contenuti più validi sulla base di quanto siano realmente utili

Come si determina se un contenuto è utile?

L’utilità di un documento web è nella sua capacità di rispondere a domande pertinenti con la query di ricerca, ma allo stesso tempo anche a domande correlate su livelli differenti da quelli che emergono attraverso una semplice analisi con il keyword planner tool. Lo dico da un po’.

Ormai sono certo che il ranking di un documento web segue due strade, la prima riguarda cosa c’è scritto dentro e puoi percorrerla studiando i comportamenti, osservando le chiavi correlate guardando “attraverso le serp”. La seconda riguarda il trust, cioè la fiducia che Google ripone in un sito web o in un singolo documento web. Se il trust è storicamente ascrivibile ai segnali forti come i link, la mia previsione è che l’attenzione si sposterà maggiormente sui segnali deboli come le menzioni, che per loro natura sono più difficilmente manipolabili dei link, soprattutto quando provengono da tanti utenti “veri” interessati agli stessi argomenti di cui si parla.

Google riuscirà a determinare sempre meglio quali sono i link “veri” e a questi attribuirà grande valore, rendendo stabili in serp i posizionamenti dei contenuti che ne beneficiano.

Guarda lontano

Lo dico anche nel video a costo di risultare impopolare: non inseguire una SEO fatta di risultati immediati. Esiste, c’è e può farti arricchire, ma è miope, episodica, fragile come un castello di sabbia. Guardare lontano significa ambire a qualcosa di più grande che un progetto da 60.000 euro in 5 mesi a cui segue un ban irrimediabile. Le imprese sono per definizione statutaria “eterne”. Quest’assunto deve portarti a riflettere su come creare valore e distribuirlo nel tempo verso il tuo pubblico di riferimento. Significa che devi fare il punto sul valore e sulle persone a cui trasmetterlo.

vaccari e margherita
vaccari e margherita

Black hat vs white hat

Esiste un’idea anche abbastanza diffusa tra i SEO, sicuramente tutta italiana, secondo la quale quelli che usano i “trucchi”, sono intelligenti, svegli, belli e ricchi, mentre chi gioca secondo le regole deve essere un ingenuo, anche un po’ tonto, deriso dai “furbi” che prendono la scorciatoia. 

Intanto, lo dico assumendomene la responsabilità, che i sostenitori dell’idea che un SEO si misura solo da quanto guadagna con Adsense ce l’hanno veramente piccolo piccolo!

Secondo me serve molta più intelligenza per portare al successo un progetto web giocando “pulito”, di quanta non ne occorra per fare black hat. Ne parlavo qualche giorno fa su Skype con Fabio Liuzzi.

Studiare black hat SEO è utile per capire alcuni aspetti del funzionamento dei motori di ricerca, ma se intendi lavorare solo black, allora penso che stai perdendo un’occasione importante.

L’intelligenza serve a costruire strade, non a creare sotterfugi.