Se fai SEO, lascia perdere gli algoritmi

by francesco 1.2K views0

Ci sono mille motivi per cui il SEO oggi è più complesso rispetto a quattro anni fa. I tempi cambiano e l’errore da non commettere è guardare alla disciplina dell’ottimizzazione per i motori di ricerca come un fatto che riguarda solo il posizionamento dei risultati in serp. Questo è uno dei post più importanti che scriverò sul blog. Sarò sobrio.

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Oggi non parliamo di algoritmi interni che valutano la densità delle parole chiave nella lunghezza complessiva del tag o esterni, che invece inquadrano il valore di un backlink sulla base della valutazione delle pagine seme. Ho posizionato il sito della mia vecchia agenzia con la chiave “marketing” in prima pagina su Google, ma non ho fatto i soldi per questo.

La cosa più importante che ho capito facendo SEO, è che non conta quanti risultati riesci a posizionare in pianta stabile nella prima serp, ma il numero di persone interessate che porti sul sito web: le due cose non sono conseguenti.

In questo ragionamento contano da un lato le variazioni alle serp portate dagli sviluppi di Universal Search, che prima di mostrarti un risultato tiene conto della tua cronologia, dei tuoi log e della tua posizione geografica, dall’altro gli effetti dell’ottimizzazione sociale SMO e della partecipazione rispetto a contenuti specifici del tuo sito web: le chiavi secondarie.

Basta osservare Google Analytics con un minimo di cognizione di causa per vedere quanto siano insospettabili gli effetti della long tail rispetto al posizionamento di chiavi secondarie…spesso centinaia di chiavi secondarie. Nessun SEO specialist potrebbe star dietro all’ottimizzazione di pagine interne ed esterne per centinaia di parole chiave, eppure nei grandi progetti, la somma delle visite al sito provenienti da risultati posizionati in serp per chiavi secondarie è superiore al numero delle visite provenienti da ricerche organiche effettuate per la chiave principale.

Per posizionare chiavi secondarie, che riguardino in tutti gli aspetti possibili i prodotti o i servizi ma non il segmento di mercato in cui si affaccia un sito web, occorre al di là di una buona ottimizzazione di base, svilupparne gli aspetti sociali, coinvolgere gli utenti fornendo spunti di discussione, riflessioni e soprattutto risorse, cercando gli influencer in modo virtuoso, senza considerare gli utenti finali come punti in più per vincere un premio.

Per fare seo bisogna amare il proprio pubblico di utenti potenziali, avere sincera e autentica intenzione di migliorare la loro esperienza utente e in senso lato la loro vita.

Questo è il mio approccio. L’ho sviluppato dopo anni di attenzione quantitativa di tipo speculativo sulle tecniche e gli strumenti analitici. Non c’è altro modo per fare bene questo lavoro (come forse in genere) che amarlo nella misura dei vantaggi che porterà agli altri. Quando il numero dei referral da facebook ad esempio, comincerà a crescere su quello dei visitatori organici, avrai raggiunto il primo stadio, starai però facendo un buon lavoro, quando potrai misurare un aumento di traffico organico conseguente ad un aumento del numero dei referral da piattaforme orizzontali.

Insomma, una sorta di Social Rank: una misura sociale della popolarità per la quale non ci sono ancora metriche, ma che esiste, accidenti se esiste!