Search engine marketing

by francesco 1K views0

Nei preventivi per le attività di web marketing, spesso si parla di campagne SEO/SEM, mettendo insieme i due strumenti, come fossero un po’ complementari l’uno dell’altro. In effetti non è sbagliato considerarli insieme, almeno nella maggior parte dei casi, vediamo perché.

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Le definizioni m’interessano sempre poco. Molto di più invece mi piace concentrarmi sulle tecniche e gli strumenti utili per raggiungere la nostra utenza di riferimento. Oggi parliamo di SEM, che non è il fratello di CAM.

Al Marketing sui motori di ricerca ci si riferisce tradizionalmente quando si parla di pay per click, gli annunci sponsorizzati che come sai possono essere sviluppati attraverso vari circuiti di inserzione, i più noti dei quali sono la rete annunci testuali e la display di Google e la rete annunci di facebook.

Ma il marketing sui motori di ricerca non può essere ridotto alla pubblicità su Google o facebook. Nel SEM rientrano anche le riflessioni strategiche su come farsi raggiungere dai siti di riferimento, ed ecco il punto di congiunzione tra SEO e SEM, la zona franca in cui le attività di posizionamento off page si intersecano con quelle più legate alla pubblicità, all’annuncio diretto, alle campagne banner. Se il backlink proveniente da un forum di settore rientra a pieno titolo nelle attività SEO, un banner con un link a pagamento nella stessa pagina è invece SEM a tutti gli effetti, anche se a conti fatti, in entrambi i casi possiamo parlare di un backlink con il rel=”nofollow”.

Guarda i casi in cui Google ne suggerisce l’utilizzo.

Facciamo un esempio per capire come si ragiona in questi casi.

Immagina di dover promuovere con attività SEM un’azienda che progetta e installa impianti di climatizzazione ad uso aziendale/industriale. Una parte del suo target potrebbe essere composta da ristoratori che hanno necessità di climatizzare le sale in modo professionale. In quel caso l’operatore può settare una campagna PPC con Google AdWords, ok, però Antonia stamattina mi ha fatto notare che per lo meno chi pensa di aprire un ristorante può andare su Google e scrivere “come aprire un ristorante”.

Ecco a quel punto si aprono una serie di siti web che ti danno tutte le informazioni sugli adempimenti burocratici, le certificazioni da prendere ecc..

La butto lì: e se su questi siti web andassimo a piazzare un bel banner che rimanda al cliente? Perché non alzare il telefono e contattare i simpatici gestori dei primi 5 o 6 siti web che escono in serp e offrirgli (pochi) soldi in cambio di uno spazietto per pubblicare il nostro bravo link?

Io credo che le soluzioni migliori siano spesso le più semplici (quelle che sistematicamente ci sfuggono).

Ora, se stai impazzendo per portare avanti una campagna SEO complessa, potrebbe salvarti la vita il semplice spostarti un attimo dall’approccio SEO al SEM, per vedere che magari nelle posizioni in serp che vorresti raggiungere ci sono siti sui quali puoi arrivare con un banner per 200 euro.

Non mi stancherò mai di dirlo: il SEO specialist più bravo non è quello che posiziona il risultato al primo posto su Google, ma quello che porta più visite profilate su di un sito curato bene.

Il SEO serve a convertire, non a fare i fresconi su internet.