Quando Cerchi Davvero Qualcosa su Google

by francesco 964 views0

quando cerchi qualcosa su google
quando cerchi qualcosa su google

Quali sono le differenze tra un SEO che individua un set di parole chiave su cui lavorare ed uno che fa davvero una ricerca per un interesse personale? Non è che sbagliamo qualcosa?

Diciamo che fai SEO da qualche anno e ti senti abbastanza rodato sui ragionamenti e sulle pratiche a partire da cui ricavi le keyword da trattare. Keywordplanner Tool, Semrush, Ubersuggest, ok perfetto. A volte mi è capitato di fare ricerche a scopo personale in un ambito già affrontato professionalmente. Cosa assai diversa è quando effettui una ricerca senza aver mai lavorato alla SEO su quegli argomenti e sei motivato a trovare informazioni precise su qualcosa, magari per orientare un acquisto.

L’occhio del SEO è sporcato dal suo lavoro

Un SEO che effettua una ricerca su Google non riesce sempre ad essere lucido quando ha già lavorato su quelle stesse serp, viceversa, quando un SEO si trova a lavorare sulle stesse dopo averle già navigate come utente interessato a risolvere un problema, le vedrà con occhi diversi e probabilmente saprà muoversi con maggiore completezza rispetto a chi si limita a utilizzare software per individuare chiavi correlate. In questo passaggio c’è un problema epistemologico importante che riguarda tutti noi: “non puoi limitarti ad osservare le serp in profondità, devi riuscire a guardare attraverso di esse”.

Attraverso le serp

Lo dico spesso anche nel Manuale di Seo Gardening quando parlo della domanda latente da cui sviluppo il topic N. Guardare “attraverso” le serp significa individuare argomenti importantissimi, pertinenti con una query di mio interesse, ma non rilevanti rispetto ad essa. Non rilevanti significa che per la query di interesse Google non riporta i contenuti che esprimono questi argomenti, ma lo fa per altre query più specifiche, che solitamente non ti vengono in mente a meno che tu non sia veramente interessato a quell’argomento. Gli strumenti software non riportano queste query, quindi un buon SEO deve sviluppare una capacità di osservare fuori dal comune, esattamente come fa il grande Simone Righini col quale ho avuto il piacere di discutere intorno al suo ultimo SEO test.

Smettere di Giocare

Non avevo mai parlato con Simone. Fino ad ora ci eravamo sentiti solo in chat e devo dire che mi ha fatto proprio piacere scambiare quattro chiacchiere con il mio SEO preferito. Ero talmente contento di vederlo che ha pensato fossi gay. E vabbè…

La cosa interessante del suo ultimo test è il fatto che sia riuscito a posizionarsi per “smettere di giocare” senza nemmeno focalizzare l’ottimizzazione del titolo sulla chiave esatta e in generale senza lavorare troppo sul concetto di focus key, altro che pallino verde di yoast. Piuttosto ha cercato le informazioni di prima mano (di cui pure parlo spesso), ma in modo del tutto insolito per un SEO di vecchio stampo. Se non hai il vizio del gioco, non puoi conoscere le domande latenti che identificano e circoscrivono i problemi realmente percepiti dai giocatori. Per la chiave “smettere di giocare”, Google ci propone contenuti che ci spiegano più o meno come si fa (risposta esplicita), ma non ci dice niente sulle scuse che i giocatori trovano e raccontano a se stessi per evitare di affrontare il problema del gioco.

E come ha fatto Simone a individuare questa domanda latente? Semplice, ha preso il treno e invece di starsene lì come uno zombie con gli auricolari piantati nel cervello, ha ascoltato la viva voce di chi gli era seduto accanto mentre evidentemente parlava con qualcun altro. La peculiarità delle informazioni di prima mano è che spesso non sono reperibili sul web, ma puoi coglierle solo avendo a che fare fisicamente con persone che hanno esperienza di quell’argomento.

Ho fatto più o meno la stessa cosa per posizionarmi sulla chiave “pulizia dei denti” di cui ho già parlato, nel mio caso parlando direttamente con un dentista esperto.

Lo stato dell’arte e il futuro della SEO

Questi ragionamenti che mostrano in parte un approccio nuovo al nostro mestiere, tradiscono in parte una natura cabalistica/escatologica. È chiaro che non puoi avere sempre successo ragionando in questi termini, perché non puoi addomesticare le variabili “sociali” alla base di un oggetto di conoscenza, puoi solo riuscire a coglierne talvolta alcune sfumature centrali, eppure allo stesso tempo sfuggenti. I link non sono gli “unici” segnali forti, come sembrano mostrare alcuni riscontri interessanti, tra cui uno osservato da Enrico Altavilla un paio di giorni fa. C’è molto di più… e sebbene Google continui a commettere errori talvolta clamorosi, la direzione in cui si muove favorirà più i buoni osservatori (e qualche cabalista vero) che i SEO abituati a ragionare a partire da software privi di problemi umani cui far fronte.