Prendere atto.

by francesco 6K views0

La storia che stai per leggere è scritta per il bisogno di tirare fuori quello che mi porto appresso da sempre. Non per fare marketing personale, né per intrattenerti, solo per venirne fuori. Il contenuto di questa pagina è personale ed è frutto di un’importante presa di consapevolezza. Uno dei motivi per cui lo condivido è perché so di non essere il solo a confrontarmi con questo problema e so di non rappresentare neanche un club tanto esclusivo.

prendere atto
prendere atto

Partiamo dalla fine: gli attacchi di panico.

I primi arrivarono nel 2015, quando pensavo che il cuore stesse per scoppiarmi nel petto ed ero aggredito dall’ansia, principalmente di notte. Analisi del sangue buone, visita cardiologica a posto. Appena conosciuti gli esiti degli esami, passò immediatamente tutto e tornai normale nel giro di mezz’ora. Magia.

Estate 2016, ancora il panico. Finisco in ambulanza senza sapere come né perché. Una settimana terrificante che si conclude in una nuova visita cardiologica. Ancora una volta uno specialista mi fa una visita approfondita da cui emerge che non ho proprio niente. Passa mezz’ora e di nuovo magicamente i sintomi spariscono. Per me il cardiologo diventa una specie di sciamano guaritore che risolve tutti i problemi con la sola imposizione dei sensori.

Da un po’ di tempo ho ripreso a sentire quella stessa sensazione di fastidio sul lato sinistro del torace, accompagnata da momenti di forte ansia. Sono leggeri attacchi di panico che ormai riconosco e so affrontare, ma non posso più accettare che il mio corpo mi giri questi messaggi senza chiedermi il motivo. Perché mi succede questa cosa?

 

Guardare dentro, più dentro.

Ho meditato molto su questa storia, ripercorrendo tutta la mia vita. Quelle che seguono sono le mie conclusioni.  Se ti ci ritrovi anche solo in parte, allora questo articolo non sarà stato scritto solo per me, ma potrà esserti utile.

Mio padre è scappato da casa nostra quando avevo 3 anni. Lo ha fatto perché mamma soffriva di sindrome paranoide schiofrenica. Magari se ne fosse accorto un attimo prima non avrebbe fatto male, ma tant’è, e comunque non lo biasimo. Ho trascorso tutta l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza subendo la malattia mentale di una povera donna. Non c’è stato un solo giorno che io non mi sia sentito dire che non valevo niente, che ero come mio padre, un fallito, uno che non poteva fare, né avrebbe fatto niente di buono nella vita.

Sono stato uno studente pessimo, dalle elementari fino ai 22 anni. Ho perso un anno a scuola e sono sempre stato bocciato nelle materie più importanti, tra professori che rincalzavano la dose e compagni di classe iniqui, come tutti i ragazzini quando hanno a che fare con un disadattato. Questo ero io, nonostante tre ricordi positivi di quel periodo:

  1. Venni a sapere che la maestra elementare conservava i miei temi. Raccontò alla madre di un vecchio compagno di classe che non poteva capacitarsi di come un bambino di 8 anni riuscisse a inventarsi mondi con leggi fisiche proprie, in cui si parlavano lingue e dialetti con regole grammaticali precise. Non ricordo niente di quel periodo, ma saperlo in seguito mi colpì.
  2. La professoressa di italiano delle medie mi guardava come se fossi una specie di principe alieno (o alienato) venuto da chissà dove e chissà per quale motivo. Fu l’unica a difendermi sempre e comunque, spesso dai compagni di scuola violenti.
  3. Qualche anno fa incontrai il mio vecchio professore di italiano del liceo, ormai anziano e in pensione. Eravamo per strada e mi disse che in tanti anni di insegnamento ero stato probabilmente il suo allievo più brillante. Non il più bravo, anzi, ma il più brillante. E chi se lo scorda…

 

Studi universitari interrotti (lettere) perché a 19 anni non capivo nemmeno in quali aule seguire i corsi. Presi a girare con la mia band, in un “celebre” furgone che all’occorrenza si trasformava in albergo e talvolta in ambulanza. Ho visto scorrere decine di migliaia di chilometri da quel finestrino ed ho pensato tanto a quanto la vita nonostante tutto, doveva essere davvero un dono meraviglioso… se solo fossi riuscito a capirne il significato.

A 25 mi ritrovai per caso nel cortile della facoltà di sociologia a Napoli. Mi sembrava la facoltà giusta per uno che come me non era tanto capace di far bene nella vita, e per altro parlando con alcuni ragazzi, mi sentii attratto da quegli studi, così decisi di iscrivermi. Lo stupore fu vedere che per la prima volta nella mia vita qualcosa mi riusciva bene, parecchio bene.

Dopo una carriera accademica insospettabilmente brillante, decisi di buttarmi sul web con il mio primo socio in affari, una persona a cui devo tanto, perché fu lui a propormi di metterci “in affari”, ma devo dire, una persona che come quasi tutte quelle che avevo incontrato fino a quel momento, non mancò di farmi sentire in qualche modo inferiore, deficitario di doti fondamentali per fare bene. Come dire: meglio se coi clienti non ci parli, ché fai solo disastri. Il problema in effetti ero io, perché mi ero sentito dire talmente tante volte quanto fossi incapace, che una parte di me se n’era convinta.

 

Cosa c’è qui che io non vedo?

Gli anni trascorsi a macerare il mio spirito tra alcol e risentimento (verso chi?) mi portarono ad una conclusione inaspettata, forse l’unica possibile: se ero veramente così incapace, allora sarei affondato da solo.

Così aprii la mia partita iva individuale pensando di rintanarmi definitivamente nell’ombra, solo che da lì in avanti fu tutt’altro che un fallimento. Era il 2014 e le cose che studiavo e condividevo mi rendevano via via sempre più popolare tra gli utenti che le apprezzavano e gli addetti ai lavori, spesso critici. La grande svolta arrivò con la pubblicazione del mio libro, nel 2015, che ancora oggi rimane tra i titoli più venuti dell’intera collana web book di Dario Flaccovio Editore. Il successo personale arrivò come un’esplosione fragorosa.

Può darsi che su quel libro abbia descritto mondi alieni con leggi fisiche e idiomi propri, può darsi che il libro abbia effettivamente aperto nuove prospettive sulla SEO, o magari che si tratti semplicemente un bel racconto “alternativo” su come funziona Google, fatto sta che le mie quotazioni cominciarono a crescere… e non hanno ancora smesso.

Fu allora che iniziarono gli attacchi di panico.

Solo ultimamente, razionalizzando bene ho capito che nella mia vita c’è un disallineamento fortissimo tra chi TUTTI mi hanno sempre detto di essere e chi sono in realtà. È come se la mia psiche non riuscisse a capacitarsi (e dunque non accettasse) il successo che ho come consulente, perché non è in continuità con l’idea fallimentare che ho costruito di me stesso nel tempo.

 

Prenderne atto

La chiave è farmene una ragione. Non perché mi conviene credere di valere tanto, ma perché dopo tutto questo tempo ho le evidenze di valere tanto. Ne ho consapevolezza piena. Per uscirne mi tocca lasciar cadere anni di condizionamenti esterni e ancora altri anni di auto condizionamenti su cosa posso e cosa non posso fare. Mi tocca accettare di aver sviluppato caratteristiche uniche e straordinarie e che tali caratteristiche siano “me”, nonostante tutto quello che ho passato. Credevo di non valere niente e oggi so di essere riuscito a creare un solco nella SEO in Italia. Probabilmente con tutti i freni che mi hanno messo fin da bambino,  ho realizzato ancora poco rispetto a quanto è in mio potere.

A maggio nasce mia figlia. La prima.

Gli attacchi di panico arrivano perché se pensi di non meritare quello che ti arriva, vivrai nella paura che un giorno ti verrà tolto, ma questa paura svanisce come neve al sole quando prendi coscienza di te. Quello che non ti raccontano sulla favola del brutto anatroccolo, è che dopo essersi tramutato in cigno finisce in analisi.

Io sono quel bambino che sapeva descrivere mondi lontani, mondi con regole proprie.

Mondi in cui ogni cosa è possibile.