L’università che ho in mente

by francesco 886 views0

In questi momenti di lutto accademico, mi lascio andare a un esercizio improprio, spero non inopportuno. Dico la mia sugli obiettivi formativi che dovrebbe avere il Dipartimento di Scienze Sociali. Sperando di lanciare uno spunto utile per la discussione.

 

Oggi ero in facoltà per una lezione sugli strumenti del marketing digitale. Ho incontrato Annalisa Buffardi e Lello Savonardo, entrambi visibilmente provati dal grave e improvviso lutto che ci ha colpiti come comunità. Giuseppe sembra essere ancora là, ti aspetti di vedertelo passare davanti da un momento all’altro.

Provàti dicevo ma non stanchi, quello no, pronti a correre con ancora più entusiasmo, perché sono innamorati, pure loro.

Come scrivevo ieri, non ho rapporti di tipo ufficiale con la Federico II, sono solo un operatore a cui ogni tanto viene chiesto di dire la sua, e proprio questo voglio fare stasera, dire la mia su un aspetto importante della formazione accademica, un obiettivo che l’Università dovrebbe perseguire con determinazione:

far capire agli studenti cosa vuol dire lavorare in comunicazione.

Mi spiego meglio facendo alcuni esempi.

Es. 1: Un mio caro amico appassionato di comunicazione visiva, appena laureatosi in Scienze della Comunicazione a Salerno, con una conoscenza media dei software di fotoritocco e illustrazione, senza aver lavorato un giorno in vita sua, si presenta a Milano per un colloquio in un’agenzia. Alla domanda classica, “quali sono le tue skills”, come dire “che sai fare” e “cosa vuoi sviluppare qui”, lui senza pensarci troppo risponde: “voglio fare l’art director”, lasciando di sasso il suo interlocutore.

Es. 2: Una volta nella vecchia agenzia in cui lavoravo, facemmo una serie di colloqui a giovani neolaureati, perché cercavamo un buon copy. Mi colpì molto una ragazza dall’aspetto sveglio e intelligente, ex studentessa di sociologia, che mi rivelò placidamente di non aver mai fatto scrittura per il web, ma di essere in grado di scrivere un piano di comunicazione completo perché lo aveva studiato all’università. Quindi in pratica sai scrivere un piano di comunicazione per Barilla ma non sai come si gestisce una headline su una landing page?

Es.3: Alla fine della mia lezione di oggi, un altro ragazzo, sempre dall’aria sveglia e brillante (non sono ironico, sembrava davvero un tipo in gamba), mi si avvicina e mi chiede se facciamo tirocini. Gli dico che in questo momento non abbiamo convenzioni aperte e quindi non ne facciamo, e gli chiedo cosa gli piacerebbe fare una volta uscito dall’università. Mi risponde “il marketing manager”. Cerco di spiegargli che non esistono al mondo posizioni lavorative aperte per marketing manager neolaureati.

Allora qual è il punto?

Il punto è che questi ragazzi fanno bene ad avere grosse ambizioni, ci mancherebbe pure, ma l’università ha la responsabilità di fargli capire che se vogliono lavorare in comunicazione, ci sono degli step intermedi, non possono cominciare come art director, strategic planner o marketing manager, non funziona così, ma se nessuno glielo dice, questi sono condannati a fare figure di niente ai colloqui.

Ne ho parlato con Enza Maria Paolino, una vecchia e carissima ex collega che ora lavora all’università, che mi ha detto una cosa che condivido: la laurea triennale dovrebbe fornire un solido inquadramento teorico e un quadro d’insieme della comunicazione, mentre la specialistica dovrebbe (come suggerisce il nome) puntare alla specializzazione delle competenze, fornire gli strumenti e soprattutto (aggiungo io) trasmettere la consapevolezza necessaria a capire che diavolo vuol dire lavorare in comunicazione in Italia nel 2013.

Lo stesso Alex Giordano, quando tiene corsi nelle varie Università in giro per l’Italia, è solito stringere un patto con i suoi corsisti, che suona più o meno così:

voi fate quello che vi dico e io vi prometto che alla fine del corso sarete in condizione di gestire un piano di comunicazione sui social network.

Attenzione: un piano di comunicazione sui social network, non un piano di comunicazione in generale.

Ecco, l’università che ho in mente.