Intervista SEO: Matteo Morreale

by francesco 1.1K views0

matteo morreale
matteo morreale

Matteo Morreale è l’uomo di JabLabs. Informatico, appassionato di fisica, film e telefilm, si occupa da anni di SEO sviluppando progetti di successo come Napolike. È un piacere per me ospitare la sua intervista sul mio blog, per tanti motivi che forse capirai.

 

 

In che anno hai cominciato e soprattutto perché? (puoi ancora smettere)

Beh, da un certo punto di vista si può dire che ho cominciato a 13 anni nell’ormai lontano 1999. All’epoca facevo siti internet dedicati alle cose che mi piacevano come quello su Dragon Ball che faceva numeri interessanti..

In quegli anni vidi Google per la prima volta, allora si appoggiava ancora a Virgilio estendendone le ricerche, ma devo dire che non gli diedi particolari attenzioni.

La passione vera e propria è nata solo di recente. Nel 2012 abbiamo intrapreso la nostra prima avventura insieme, io e le mie 3 socie. Al tempo avevamo un portale di informazione 2.0, sapevamo poco e niente sui motori di ricerca ed andavamo avanti praticamente solo con Google News.

Successivamente, a seguito di un eccellente corso di formazione a cui presero parte due mie socie, acquisimmo i concetti base con un unico obiettivo: ricominciare sulla base dell’esperienza maturata con un nuovo progetto, sfruttare le cose imparate senza mai dogmatizzarle ma anzi, mettendole costantemente in dubbio e definire dei nostri protocolli e metodologie sulla base di esperimenti e risultati. La SEO secondo noi.

L’esperienza ed un alto rigore qualitativo hanno fatto il resto decretando il successo della nostra scelta e della nostra agenzia.

Come hai imparato a fare SEO?

Si può dire che io abbia imparato direttamente sul campo.

Soprattutto all’inizio erano esclusivamente le mie socie ad occuparsi della cosa, io ero più orientato alla progettazione e programmazione del lavoro, anche perché se da un lato adoro la SEO, dall’altro odio il Copywriting. Non fa per me.

Col tempo ho imparato come scindere nettamente le due cose, specializzandomi più nella parte “strutturale” della SEO.

SEO e Copy vanno strettamente a braccetto, ma ritengo che ci sia una netta separazione tra le due cose.

Nel mio caso, ad esempio, si può certamente dire che so utilizzare gli “strumenti SEO” ed analizzarne i risultati, so ottimizzare i sorgenti, organizzare la sottostruttura nella maglia dei contenuti (soprattutto le tassonomie), pianificare le lavorazioni sulla base della competitività su una query ed i tempi stimati per il posizionamento, lavorare con i dati strutturati, analizzare la concorrenza, pianificare la linkbuilding e tanto altro. Ma al contempo non so fare un piano editoriale, non so scrivere un testo accattivante o ad esempio, e la cosa sconvolgerà qualcuno, non so scrivere un title o una description efficaci.

Non che non mi interessi, ma sono tutte cose di cui si occupano le mie socie, sono loro le esperte nei contenuti ed è giusto che si occupino loro quella parte della lavorazione.

Per gestire adeguatamente un progetto è necessario che nel team vi siano dei ruoli ben definiti e che ognuno sappia cosa sa fare e che si occupi solo di quello.

Se esistesse un ruolo (ma perché non crearlo ora?) potrei definirmi un Chief Operating SEO Specialist Manager. 

Ma forse è meglio inventare un nome più breve. Consigli?

Cosa faresti a Matt Cutts (o chi per egli) se vi trovaste di notte da soli in un vicolo buio e senza telecamere?

Con buona probabilità gli chiederei l’ora e non crederei alla risposta. Quasi sicuramente attaccherebbe con un “pippone” sul fatto che Google controlla tutti gli orologi e se ne accorge subito se c’è qualcuno che spinge le lancette invece che un meccanismo spontaneo ed organico.

Scherzi a parte, ho imparato a vivere il mio rapporto con i motori di ricerca senza dare molto peso a ciò che “arriva dall’alto”, valutando esclusivamente i test (nostri e dei contatti di cui mi fido), le nostre esperienze e, soprattutto, i risultati.

Ben vengano consigli e contributi da Cutts, ma trovo ridicolo il modo in cui affronta costantemente la tematica del “contenuto di qualità” come unico parametro (indefinito) con cui gestire il posizionamento, tanto più quando dall’altra parte c’è una palese incoerenza. Basta guardare le SERP con 4 o 5 risultati non organici nelle prime posizioni per farsi una risata.

Sia chiaro: non intendo dire che i contenuti debbano essere scarsi, per quanto in alcuni ambiti un contenuto scarso possa posizionarsi comunque bene (finché dura), intendo dire che utilizzare come metrica un concetto così astratto è insensato e soprattutto non realistico.

È come se il governatore di un paese volesse organizzare la vita dei propri cittadini in funzione di un buon concetto, magari equo, etico ma praticamente irrealizzabile, quando poi egli stesso è il primo corrotto, dando magari ai vari cittadini un punteggio in base alla bontà.
Ma come quantifichi la bontà?

Se sono gli utenti a definire “la qualità” di un post, allora non parliamo di “contenuto di qualità”, parliamo di contenuto popolare. Quella dove è il cliente a determinare la predominanza sulla concorrenza è per l’appunto una logica di mercato, non qualitativa. La qualità del prodotto è ovviamente uno degli aspetti che può determinare la scelta di qualcuno invece che un concorrente, ma non è detto che sia quello il parametro fondamentale e sicuramente non sarà l’unico.

Ad esempio mi riferisco alla visione della linkbuilding come un’attività sempre negativa e corrotta. Non sono d’accordo, si può fare linkbuilding etica ed efficace, ma è vero che non è sempre necessaria (noi spesso non dobbiamo farla). 

In fondo si tratta sempre di comunicazione: invece di promuovere un prodotto promuovo un nostro articolo per dargli il giusto valore che merita.

Se vogliamo vedere la cosa come una logica di mercato, e non vedo perché non dovremmo, cosa c’è di negativo nel fornire a terzi un contenuto veramente di qualità che promuova un altro contenuto, sempre di qualità?

Quali SEO italiani ti hanno ispirato? In base a cosa li giudichi?

Apprezzo molto il caro Amin El Fadil, magari non sono sempre d’accordo con lui su alcuni approcci alla SEO, ma ammiro l’etica con cui lavora. Rigore etico, rispetto del prossimo e dell’utenza sono prioritari secondo me.

Provo inoltre profonda stima anche per Ivano De Biasi, persona squisita ed eccellente professionista. Anche se decisamente non siamo d’accordo su uno dei cardini della “sua” SEO, la linkbuilding. 

Prioritaria per lui, utile ma non sempre fondamentale per me.

Stesso discorso per Ivan Cutolo. Ho potuto confrontarmi con lui di persona proprio di recente e con piacere ho scoperto molta affinità nell’approccio etico e professionale al lavoro. Peccato che anche lui sia molto innamorato della linkbuilding ☺

Cos’è veramente la SEO?

Per alcuni è filosofia, per altri è matematica.

Per me si può quasi dire che sia “un po’ e un po’ “.

Dato il mio ruolo nel team un po’ “pragmatico”, sono un po’ più tendente all’aspetto concreto: numeri, dati, risultati. Ma non dimentichiamo mai che se anche ciò con cui ci relazioniamo non è altro che un’algoritmica, per quanto euristica possa essere, il risultato finale e concreto arriva sempre a delle persone, l’utenza.

Quindi, insomma, che cos’è la SEO? È uno strumento che permette di raggiungere risultati numerabili e quantificabili e che può, e di solito è così, far parte di un più largo discorso in termini di marketing online come una qualunque altra risorsa del settore comunicazione.

Quali software utilizzi per fare SEO?

Come strumenti online utilizzo soprattutto Seozoom per quanto riguarda il mercato italiano, Semrush per quello straniero. Confesso di aver praticamente smesso di utilizzare Ahref, MOZ e Majestic. Ovviamente i vari tool di Google, da Analytics a SearchConsole. 

Una piccola nota: consiglio di sfruttare in particolare Analytics per effettuare un’analisi dati che compari “il peso” delle keyword stimato dagli strumenti con quello reale.
Una sorta di face to reality fondamentale per correggere il tiro. 

Come strumenti offline: ovviamente ScreamingFrog, assolutamente immancabile, Serpitude, TunnelBear come VPN per visualizzare le serp localizzandomi in altri paesi, TextCrawler per ottimizzare i sorgenti (fondamentale per il pagespeed) ed alcuni software che ho sviluppato io personalmente per la rielaborazione dei dati, in particolare quelli di WebMaster Tools.

Quali consigli daresti a un SEOFITA? (giovane sulla cattiva strada)

Fare domande, sperimentare, testare, controllare i risultati e quantificare.

Creare una propria metodologia, un proprio approccio, senza adattare quella altrui. Non è un settore dove ci sono risposte certe, è necessario far la propria esperienza ed imparare come funziona il proprio settore.

È importante, dal mio punto di vista, non legarsi ad assiomi altrui.

Quando sono entrato io in questo mercato la linkbuilding era tutto, se avessimo dato ascolto a quell’andamento non avremmo concluso nulla.

Abbiamo raggiunto moltissimi risultati con la sola SEO onsite, eppure ci sono ancora clienti a cui preventiviamo anche un lavoro di linkbuilding.

Napolike, ad esempio, è la chiara dimostrazione di ciò che intendo. Progetto nostro, mai fatta linkbuilding, eppure abbiamo guadagnato posizioni importantissime. 

Se avessimo voluto guardare solo questo avremmo potuto dire “la linkbuilding non serve”, invece è una risorsa che non escludiamo mai a priori, perché riteniamo che applicare lo stesso paradigma qualitativo per creare link sia una strada giusta ed etica.