Il Trucco è Sapersi Raccontare

by francesco 4.5K views0

trucco company profile
il “trucco” nel company profile

Spesso quando ottimizzo un sito, sono costretto a potare l’indicizzazione delle varie “chi siamo”, “mission” ecc. perché rimandano a contenuti del tutto inutili. Possiamo sfruttare il company profile aziendale per fare posizionamento? Io dico di si, a patto che…

 

Il Company profile va tenuto sotto controllo. Davvero, ne ho viste abbastanza di pagine “chi siamo” tutte uguali, buttate lì perché ci devono stare (ma chissà perché).

 

Errori devastanti nel CP 

1)   Non dire niente. Leggete ad esempio un passaggio del genere:Azienda leader nel settore, la taldeitali ha rivoluzionato il mercato dei servizi alle imprese e alla pubblica amministrazione, creando nuovi standard nella produzione e circondandosi di partner globali sempre alla ribalta dei trend di settore. Un successo dopo l’altro, guardando avanti in continuità con la tradizione. Bello vero? Avete capito per caso cosa vende quest’azienda? Sapete quanti company profile sono scritti così?

 

2)   Non dire niente in 4 pagine. Nei casi limite, il top (main) menu, che ricordiamolo è una risorsa il più delle volte sitewide, cioè contenente link visibili per tutto il sito, è invaso da company profile scritti come nell’esempio precedente, ma diluiti in più pagine, tipo Chi siamo, Azienda, Mission, Vision. In quei casi per avere una buona ottimizzazione SEO si prende un autobus della parrocchia e si va direttamente a Medjugorje.

 

3)   Non avere CP sul sito. Certo, se è scritto male non serve, però non averlo è peggio, perché rientra ormai pienamente in un sistema di attese condiviso dall’utente medio del web (a patto che esista, ovvio).

 

Come scrivere il CP 

1)   Dire cosa si fa. Subito. È la prima cosa, va detta nel primo rigo della pagina, senza far precedere quest’informazione da altro, indipendentemente dal livello di awareness del brand.

 

2)   Raccontarsi. Si dice sempre, si mette in pratica poco. Per dire chi sei basta un rigo. Utilizza il resto del contenuto per far entrare gli utenti nel tuo mondo. Leggi qui ad esempio: Mandarina Duck è un’azienda di moda italiana specializzata nella pelletteria e articoli da viaggio. Colorata e seducente, l’Anatra Mandarina è un’instancabile viaggiatrice e un partner fedele per tutta la vita. Ciò la rende la perfetta icona di un brand ispirato da un irrefrenabile desiderio di esplorare le variegate dimensioni dello stile, del design e dei colori, senza per questo perdere di vista le proprie peculiarità. In poche righe, hanno espresso (bene) quello che altri riescono a non dire in 3-4 pagine divere del sito.

 

3)   Dilla tutta senza premiarti da solo (se ne hai da raccontare). Proseguendo nella lettura del company profile di Mandarina Duck, si trova tutta la loro storia gestita con una timeline che comprende i prodotti per anno, il profilo dei loro consumatori e i premi vinti. In nessun caso dicono esplicitamente di essere un’azienda di successo. Che sono forti, deve trasparire implicitamente, non dobbiamo dirlo noi (questo vale per le aziende e per te che leggi in questo momento).

 

Consigli SEO per il Company Profile

1)   Direzione del bot. Il CP è importante, ma nella maggior parte dei casi non è un contenuto determinante. Gli utenti non vengono sul tuo sito per leggere chi sei, ma per comprare i tuoi prodotti, per questo motivo il CP non dovrebbe quasi mai trovarsi al top in modalità sitewide, ma defilato, magari anche sitewide, ma in una sidebar o a ridosso del footer in modo che Googlebot non lo assorba come un contenuto iperprioritario. Ricorda: l’altezza in pagina e la modalità estesa, influenzano l’ordine di priorità nell’indicizzazione in assenza di interventi specifici sulla sitemap e/o sul meta robots.

 

2)   Ottimizzazione: chiaramente, se il title del contenuto non è “chi siamo” o “azienda”, ma contiene una keyword di ricerca, è già un passo avanti. L’intero contenuto può essere ottimizzato per chiavi di ricerca generiche sul settore di attività. Banale, ma sempre utile ricordarlo.

 

3)   All in one: non diluire il CP in 4 o 5 pagine con poco testo ciascuna (mission, vision, ecc); meglio averne solo una, ma organica, ricca e ben ottimizzata per titolo, intestazioni e meta.

 

4)   Link interni: se il CP è sufficientemente ricco e ben ottimizzato, può diventare per il sito web un elemento di raccordo per le categorie, utile al direzionamento di Goglebot. Può avvenire attraverso una corretta (non eccessiva) presenza di link interni alle varie aree del sito, quelle che più ci interessa posizionare.

 

Più o meno tutto qui.

Come sempre resto a disposizione per rispondere a domande nel merito dell’articolo e soprattutto per beccarmi critiche di ritorno.

Nota di servizio per gli studenti di Marketing e nuovi mediaComunicazione, marketing e pubblicità: questo articolo tocca due mestieri specifici, il copywriting e la SEO. Sono competenze che nel mercato della comunicazione vengono prima rispetto a quelle dello strategic planner e del marketing manager.

 

Prima imparate a far funzionare un progetto, poi a gestirlo, ok? 🙂