Google e la Semantica Frasale

by francesco 2K views0

Usare il traduttore come filtro per essere sicuri che Google capisca davvero quello che scriviamo nei nostri articoli. A che punto siamo con la semantica frasale nella SEO?

semantica frasale
semantica frasale

La semantica frasale, lo vedemmo qualche articolo addietro, è lo studio del significato che assumono le parole nel rapporto tra di loro, quindi in sostanza, il significato di proposizioni, ed estendendo il discorso, di interi periodi in cui ogni parola viene messa in rapporto con le altre nella stessa frase e in altre frasi. A partire dalla semantica frasale Google comprende il significato di quello che scriviamo. Ma capisce proprio tutto tutto?

Come fa Google a capire quello che scriviamo?

Per comprendere il significato di quello che scriviamo nei nostri magnifici articoli, Google cerca di comprendere dapprima la singola parola (semantica lessicale), poi la frase, a seguire il periodo e infine l’insieme dei periodi. la disambiguazione di una parola avviene in base alle altre parole che le stanno intorno e quando Google non capisce la singola parola, cerca comunque di farsi un’idea sulla base delcontesto di lettura. È programmato in sostanza secondo logiche da intelligenza artificiale, in base alle quali comunque alla fine della festa, per quanto un articolo possa essere scritto male, riesce a comprenderne con certezza quantomeno il senso, a patto che ne abbia uno, ovviamente.

Cosa capisce Google in realtà dei nostri testi?

Immaginate di guardare un film americano non doppiato. Se il vostro inglese è buono ma non perfetto, riuscirete a comprendere chiaramente il senso di quello che gli attori dicono, ma a meno che non siate padroni della lingua americana (che non è neanche l’inglese) vi perderete una serie più o meno ampia di informazioni e sfumature. Insomma, capirete “quasi” tutto.

Questo purtroppo succede perché non conoscete tutti i vocaboli utilizzati e soprattutto le forme idiomatiche che spesso coincidono con i modi di dire, ma non solo, hanno anche a che fare con le stop words. 

Ecco per Google è lo stesso: ricompone il significato del nostro testo nonostante perda brandelli di informazione qua e là. Ci arriva comunque, più o meno.

Overshooting: sparare oltre il bersaglio

Molto spesso il problema principale con Google non è scrivere troppo male, ma l’esatto opposto, scrivere troppo forbito, abbondando di espressioni idiomatiche, metafore e modi di dire presi da uno slang (mio Dio, gli slang).

L’altro ieri mi trovavo con il mio vecchio amico Luca Iavarone (a cui dedico quest’articolo). Uno dei problemi per chi scrive di cultura è che tende ad essere “colto” anche nel modo di esprimersi, cosa che per carità, va benissimo in generale, non si dica mai che io sia contrario al bello scrivere, ma che nel caso specifico di Google può abbassare un po’ la resa di un articolo in serp. 

Questo caso mi fa pensare al fenomeno che ho studiato in sociolinguistica, l’overshooting, cioè il problema di chi volendo comunicare competenza, esagera con i tecnicismi ottenendo l’effetto supercazzola. In sostanza, sparando “oltre” il bersaglio. 

Come ottimizzare il processo di comprensione di Google

Avete presente il traduttore di Google? Quello che tutti dicono funzioni male? Sapete perché funziona male? Perché lo usate scrivendo cose che Google non capisce!

Aprite il traduttore e inserite la frase: al via la seconda edizione della mostra biennale di venezia. La traduzione in Inglese sarà “to the second edition of the biennial exhibition of venice”. Dov’è il problema? Semplice, Google non riconosce l’espressione (pur corretta in italiano) “al via”. Se invece di “al via” nel traduttore scriviamo “È cominciata la seconda edizione della mostra biennale di venezia”, Google traduce con “ It started the second edition of the Venice Biennale”. La differenza non è solo enorme per la forma, ma perché nel primo caso, ci si accorge proprio che Google non aveva capito che parlavamo della Biennale di Venezia. Fate caso alla traduzione: nel primo caso è “biennial exhibition of venice” mentre nel secondo è “Venice Biennale”. 

È chiaro che leggendo tutto il testo, Google riuscirà a capire che parliamo della Biennale di Venezia, ma se anche da quella frase di apertura riuscissimo a fargli capire ogni cosa con chiarezza, avremmo ottenuto un’ottimizzazione migliore, al di là delle solite classiche istanze relative a titolo, intestazioni e grassetti. Ecco spiegato uno dei motivi per cui certi testi più “parla come mangi”, spesso funzionano meglio in serp.

Che Piero Angela sia con tutti voi. Buon lavoro!