Come organizzare la fuga!

by francesco 881 views0

«In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare» (cit).

exit strategy
exit strategy

Lo ricordo benissimo. Fin dai tempi in cui suonavo avevo la convinzione di rendere speciali le situazioni in cui mi trovavo in quanto collaboratore. «Non sono un leader, ma un ottimo gregario, uno di quelli grazie ai quali si costruiscono cose importanti, uno del team». Questo mi ero convinto di essere, questo ero. 

Questo articolo non è per tutti. È dedicato a chi si sente sfruttato, triste e sottovalutato sul lavoro, a chi ha dovuto rinunciare agli affetti per spostarsi in una città che detesta, a chi pur trovandosi in queste circostanze ancora pensa di non essere fuori posto. Smettila di mentire a te stesso, lo sei.

 

Il primo passo: prenderne atto

Il fatto che tu abbia ripetuto ad alta voce per tanto tempo cose come «non sono fatto per lavorare in proprio», oppure «do il meglio di me solo come parte di un team di lavoro», ti ha sicuramente condizionato fino a farti credere che sia vero. Lavorare in team va benissimo, insomma, non possiamo essere tutti freelance, ma se per seguire queste convinzioni devi vivere male, allora spero tu ti accorga che quelle frasi ripetute ad alta voce mille volte, non parlano davvero di te, ma sono scuse che nascondono la tua paura di scoprire chi sei veramente.

Smettila subito! Il primo passo ti sembrerà banale, ma credimi, non lo è. Smettila immediatamente di dire ad alta voce che non sei fatto per lavorare in proprio. La tua viva voce è il principale strumento di autocondizionamento. La chiesa lo sa benissimo, così come chi organizza le convention per venditori di aspirapolvere. Pensaci un momento.

 

Exit strategy

Il primo passo serve a togliere dalla tua mente il veleno di quella percezione distorta. Ora non lo sai, ma tra qualche mese, quando avrai smesso di raccontarti menate allo specchio, comincerai a somigliare ad una persona pronta a prendere decisioni, non più a re Theoden infestato dal Vermilinguo (rif. Il Signore degli Anelli).

Niente colpi di testa! Non devi lasciare subito il lavoro. In quest’articolo non cerco di spingerti a cambiare vita in 7 giorni. Le rivoluzioni vanno organizzate, serve tempo. Lasciare il tuo vecchio lavoro e metterti in proprio, dev’essere un passaggio naturale, la conseguenza spontanea di un cambiamento che comincia dentro di te e che si sviluppa in pensieri e azioni finché arrivi al punto che andare in ufficio al mattino ti risulta una totale perdita di tempo.

 

Nel frattempo…

Possono volerci mesi, nel frattempo accreditati, sviluppa pubbliche relazioni, partecipa alle discussioni sui gruppi facebook, ma soprattutto lavora per avvicinare la tua immagine ad un modo nuovo di fare qualcosa di necessario. Aggiungi il tuo valore e il tuo punto di vista a qualcosa di già esistente e comincia a comunicarlo fuori. Ci vorrà del tempo, durante il quale dovrai essere costante (in effetti non ti fermerai più), ma alla fine le persone cominceranno a cercarti, a chiedere il tuo intervento. A quel punto sarai pronto per fare il salto e spiccare il volo, che non sarà in nessun caso un salto nel vuoto. Quelli li lasciamo a chi ama gli sport estremi.

 

Quello che ti lasci alle spalle

Cerca di essere corretto. Non abbandonare il tuo vecchio lavoro di punto in bianco, ma prenditi le tue responsabilità e considera un periodo di transizione nel quale dovrai concludere i lavori aperti (anche se ti costerà tempo prezioso) e magari aiutare la tua vecchia azienda a tappare il buco che lascerai scoperto.

Metterti in proprio significa rischiare e rischiare è l’unica possibilità che ti rimane per vivere serenamente. Non c’è sicurezza, al di là di questo.

Nessuna.