Come farò SEO nel 2014

by francesco 2.6K views0

Alcune cose cambiano, altre restano uguali, ma solo se fai SEO ogni giorno puoi sperare di capirci qualcosa. Fare previsioni è sempre difficile e rischioso, quindi vi dico quali sono le direzioni che (ho riscontrato) sta prendendo Google adesso e sulle quali continuerò a lavorare per tutto il 2014 a meno che non vengano gli alieni.

Dunque, i pilastri nell’attribuzione di ranking sono tre:

Qualità del contenuto

qui si apre un mondo, perché dietro al concetto di qualità si nasconde da anni un equivoco gigantesco. Ci hanno tirato su come professionisti facendoci una testa così, con affermazioni del tipo –piuttosto che pensare a come sviluppare la visibilità del tuo sito, concentrati su come creare un ottimo sito– sacrosanta verità, a patto di capire che diavolo significa fare un “ottimo sito”. In questo passaggio c’è la differenza importantissima tra un sito ricco e un sitoutile. Un sito ricco, per quanto i suoi contenuti siano esaustivi, avrà necessariamente bisogno di  un certo numero di link in ingresso pertinenti e di qualità per ottenere buoni posizionamenti, mentre un sito “utile” si posiziona anche con contenuti di tre righi e senza link in ingresso, purché fornisca informazioni che altri utenti cercano, ma che nessun altro sito fornisce. Voi mi direte che oggi è impossibile essere gli unici a pubblicare questo tipo di contenuti.

hierarchical structure

 

Ecco, il fatto è che avete ragione e avete torto. Mi spiego meglio: certo sembra impossibile sapere cosa gli utenti cercano disperatamente e che manchi su tutti i siti di settore, eppure vi garantisco che la maggior parte delle domande specifiche degli utenti web non hanno ancora risposta e che trovare il modo di intercettarle e di essere il primo a rispondere, produce un potere di ranking che nessun link in ingresso per quanto autorevole, riesce a eguagliare. È esattamente su questo che sto lavorando e che ho già riscontrato essere la vera chiave di volta nel posizionamento organico. Tutto questo ha a che fare con la semantica e (me ne sono accorto solo ultimamente con risultati straordinari) con la sintassi dei topic nei documenti web correlati. Hummingbird ha già ridefinito il modo in cui un contenuto diviene rappresentativo. L’analisisemantica, più quella sintattica possono creare l’humus per ridefinire attraverso un semplice contenuto web l’intero significato che Google attribuisce a una query di ricerca. In alcuni casi puoi reindirizzare i vettori algoritmici fino fargli recuperare l’informazione proveniente dal tuo sito, come la più valida, quindi la migliore per un certo argomento. tutto questo a patto di comprendere che la risposta di Google non dipende comunque mai da un contenuto in sé, ma appunto, da quanto Google percepisce che in quel contenuto ci sia qualcosa che in altre pagine web manca e che invece non dovrebbe mancare.

 

 smoothed lda

 

Considerazione finale sul concetto di keyword density: è una cagata pazzesca, altrimenti dovremmo assumere che la sola presenza di una parola chiave ripetuta un numero sufficiente di volte sia sufficiente a produrre il posizionamento per una pagina web. Non è la keyword, ma quello che ci sta intorno in termini sintattici e, allargando il campotopici, a far accendere la lampadina, quindi, a partire dal concetto dico-occorrenza, saranno la latent semantic analysis (LSA) insieme alla latent dirichlet allocation (LDA) a fare la differenza in serp. Anche su questo aspetto conto di scrivere tanto nel 2014 e non solo su Seogarden. 😉

Popolarità del contenuto

la link building va rivista. Il web è pieno di articoli in cui si dicono sempre le stesse cose, con link al sito da posizionare. In questi casi, che il link abbia una parola chiave in anchor oppure no, il risultato non cambia, non servono a niente, perché Google non attribuisce più tanto valore sulla base di un link da un contenuto uguale a decine di altri. Capiamoci però, i link in ingresso ricoprono ancora un ruolo importantissimo nel posizionamento di una pagina web, ma devono provenire da contenuti utili, oppure da siti web molto importanti. Ad esempio, un paio di mesi fa abbiamo ottenuto un link da forbes (PR 8) che ci ha fruttato un aumento di 2 punti di PR in una volta sola. Come si riverbera nei posizionamenti? Direi molto bene, abbiamo fortificato la nostra presenza in serp per tutte le parole chiave con cui siamo posizionati. Ma facciamo una precisazione sul Page Rank: per quanto sembri contraddittorio con quanto ho appena scritto, non influenza il posizionamento di un contenuto nuovo, cioè, un contenuto su un sito senza Page Rank ha la stessa possibilità di posizionarsi per chiavi competitive rispetto al contenuto di un sito con PR elevato. Avere un buon PR tuttavia contribuisce a rendere il tuo sito credibile e a “irrobustire” i posizionamenti già ottenuti contro i competitor. La differenza è sottile, per questo motivo ancora oggi molti SEO sono in disaccordo quando parlano dell’importanza del PR.

Visualization of co-citation analysis methods

Credo che nel 2014, per quanto riguarda le attività esterne che producono la popolarità di un contenuto, mi concentrerò molto di più sul modo di innescare i segnali sociali continuando a sviluppare tecniche di co-citation, quindi di far (chiedere) parlare dei siti dei miei clienti, indipendentemente dal fatto che si producano link in ingresso e tenendo conto delle associazioni sintattiche tra parole chiave.

Il ragazzo è abbastanza intelligente da intercettare domande su argomenti “in odore di santità”. I link che produrrò proverranno da contenuti esterni adeguatamente topicizzati sulla base dell’analisi semantica latente LSA, altrimenti, sono categorico, per me si perde tempo. Per l’amor del cielo, basta con le directory, basta con lo scambio link e basta con l’acquisto di link da network potenti, perché non servono e quando servono (in rari casi) espongono un sito agliinterventi manuali del team anti spam di Google, quindi a meno che non vi interessino risultati per due mesi e basta, lasciate perdere queste tecniche obsolete, facilmente individuabili e spesso pericolose.

Qualità della fonte

allora, Google ha sviluppato un intero social network allo scopo di associare ai risultati in serp l’immagine dell’autore e naturalmente la sua autorevolezza. L’idea alla base dell’author rank doveva essere quella di introdurre un ulteriore filtro, in base al quale attribuire ranking ai contenuti di qualità, popolari e prodotti da un autore riconosciuto come autorevole rispetto a un ambito specifico. Ora, pare che in effetti questo terzo filtro non influenzi il posizionamento o almeno, la maggior parte dei seo nostrani la pensa così. Secondo voi Google ci prende per i fondelli? Perché avrebbero montato tutto il baraccone dell’authorship per poi non dargli alcun peso nell’attribuzione di ranking?

author rank model

Vi suggerisco un’interpretazione del fenomeno: l’author rank funziona davvero, il problema è che si basa sulla tua attività di networking su Google+ che comprende la tua interazione, le cerchie a cui appartieni e in ultima istanza quello che condividi. Dal momento che moltissimi autori pure molto influenti non hanno un profilo Google+ o se ce l’hanno è giusto per ottenere l’immagine autore nello snippet in serp, è naturale che in questo caso l’authorship non produce variazioni di ranking significative. Tante persone, hanno aggiunto utenti a caso alle loro cerchie solo perché Google lo consentiva, senza partecipare attivamente ne condividendo alcunché riguardasse il proprio ambito di interesse. Eccolo il problema. Se snobbi Google+ lui snobba te. Il fatto che ultimamente Google stia tagliando molte immagini autore in serp, è solo una conseguenza naturale del disinteresse di tanti autori per Google+, il cui più grosso peccato è di essere arrivato secondo nella competizione con Facebook.

Consapevole di questo, Google sta procedendo a ridimensionare ulteriormente la presenza dell’authorship, suggerendoci implicitamente, se non lo avevate capito, di partecipare di più, smettendola di aggiungere utenti solo per fare numero e in sostanza di referenziarci ai suoi occhi per quello che diciamo e per come lo diciamo rispetto ai nostri interessi. Se la ricerca diventa social e Google+ è (guarda un po’) un social network, è evidente che se Google non sa di noi le stesse cose che conosce Facebook, non ha informazioni sufficienti per referenziare in serp i nostri contenuti, quindi se posso fare una previsione su questi aspetti del ranking legati alla fonte, credo che nel 2014 Google potrebbe provare a migliorare questo filtro usando quello che conosce degli utenti anche al di fuori di Google+ per selezionare contenuti e aumentarne il ranking nelle serp. Per quanto riguarda me, darò molta più importanza al mio networking su Google+, infatti mi sono già iscritto da un po’ alla comunità Google del forum webmaster italiano. Fra qualche mese di partecipazione vi dirò se ci sono riscontri interessanti.

Come sempre quello che conta è stare sempre un passo avanti, ma questo miracolo è realizzabile solo quando senti davvero quello che fai, quando ti appassiona.

Questo vi auguro per il 2014, qualunque sia l’attività di cui vi occupate. Aggiungete un pezzettino ogni mattina, solo perché vi piace da morire.