Come si valutano un sito e una pagina trust?

by francesco 635 views0

siti web pagine trust
siti web pagine trust

Ovvero, come capire se un sito web o una sua singola pagina sono ritenuti risorse affidabili da Google. Quali sono le cartine di tornasole per capire chi merita e chi no?

Se hai visto il video del mio discorso di capodanno a browser unificati, potresti ricordare una mia previsione che riguarda un passaggio d’attenzione che si andrà consolidando, dal sito web trust alla singola risorsa trust. Ne parlo come di una buona notizia, perché dal mio punto di vista vuol dire che chiunque sia in grado di offrire risorse che siano risorse, può giocarsela con i big del web, indipendentemente dal fatto di avere anzianità o millemila link in ingresso.

Come faccio a dirlo?

Semplicemente perché succede già. Osservando tantissime serp nel corso del 2015 ho visto via via emergere sia siti web blasonati che progetti anonimi, tutti avendo in comune un’attenzione maggiore agli utenti, alla navigazione, ai percorsi logici oltre che a quelli discansione. È sempre più difficile ottenere un buon posizionamento con un contenuto mediocre solo perché hostato sul sito trust di turno. Non faccio nomi, ma se osservi i “colossi”, puoi vedere che tanti di quelli fin ora cresciuti nella bambagia del trust, da circa un anno hanno visto stabilizzarsi il traffico e stanno esperendo una battuta d’arresto, viceversa per keyword “pesanti” emergono “pagine” facenti riferimento a progetti per i quali non sono state investite cifre astronomiche. Parliamo semplicemente di persone che sono riuscite a strutturare contenuti più utili rispetto a quelli già esistenti, più capaci di rispondere a query emergenti

Parlo di SEO che investono il loro tempo studiando web usability, facendo keyword research, web monitoringe internal linking, più che concentrarsi sulle ultime dritte in campo di tiered link building e leggende metropolitane. Parlo di SEO.

Come si valuta un sito trust

La “trustità”, è un indice del grado di affidabilità di un sito web. Ci dice a che livello Google si fida dell’intero sito in quanto risorsa utile e credibile rispetto agli argomenti che tratta. Sono gli stessi utenti a far sì che una risorsa divenga trust, attraverso link e menzioni spontanee, attraverso un alto numero di pageviews e un elevato tempo di permanenza in pagina. 

Secondo me conta tantissimo un altro aspetto di cui fin ora non si è parlato, cioè il volume di ricerca della chiave di brand. Pensaci un momento, se tanti utenti scrivono su Google “pincopallo” e pincopallo non significa nulla al di là del fatto di essere il nome dominio di un’azienda, allora Google, escludendo i tentativi di manipolazione (e per fortuna ci riesce), può cogliere la rilevanza di un intero sito web rispetto all’argomento che tratta, in quanto viene considerato “risorsa”. 

Se ti si è accesa una lampadina mi fa piacere per te. 🙂

L’importanza di un sito web si misurava con il Page Rank, uno strumento di misurazione che Google ha smesso di aggiornare due o tre anni fa (ora non ricordo di preciso). Google continuerebbe a usarlo, ma ce ne nasconde la visualizzazione e fa bene, perché lo usavamo per determinare il valore dei guest post, attività deprecata dal nostro amico che decide tutto.

Per quanto riguarda il Trust Rank, in effetti non è mai esistita una metrica ufficiale di misurazione, anche questo va detto ad onor del vero.

Per misurare il Trust di un dominio o di una singola pagina puoi usare gli indicatori DA (domain authority) e PA (page authority) di MOZ, oppure le metriche di Trust Flow e Citation Flow di Majestic, a patto che tu sappia in partenza che si tratta di indici validi per le aziende che li hanno elaborati e che tali aziende non sono Google.

Più genericamente, per determinare il valore di un sito o di una pagina, se ne guardano il traffico, i posizionamentie il profilo di link, fermo restando che queste indicazioni possono nascondere sorprese, in quanto non è detto che un progetto che fa traffico, sia un progetto “sano”, cioè destinato a farne a lungo.

Cosa guardo io

Io per cercare di cogliere l’importanza di un dominio rispetto alle sue singole pagine, utilizzo lo strumento “pages” di Semrush, che per ciascun sito web, mi dice quali sono le pagine che fanno più traffico (in percentuale), per quali keywords sono posizionate e in che posizione. Da questo strumento vedo emergere generalmente due tipi di progetti, quelli che fanno traffico con tanti contenuti e quelli che ne fanno con pochi. Il primo caso è solitamente quello dei domini trust (qualunque cosa pubblico si posiziona), mentre il secondo è spesso quello dei siti con contenuti trust

Va da sé che i domini trust tendono a fare complessivamente più traffico (parecchio in più) di quello che può essere generato con i singoli contenuti trust, ma la notizia è che se Google smette di assegnare fiducia e ranking in modo pigro, come sembra cominci ad accadere, via via il numero dei contenuti che fanno traffico aumenterà anche per i siti web che Google non considera fonti trust. L’ultimo aggiornamento del core algoritmico di Google mi sembra un chiaro segno della direzione intrapresa.

Per questo motivo ti suggerisco di dedicarti alla cura ossessiva dei fattori endogeni, perché stiamo entrando in una fase fantastica, in cui Google ha una necessità sfrenata di proporre contenuti sempre più rispondenti alle intenzioni di ricerca di utenti ogni giorno più esigenti.

La posta in gioco è alta, l’imperativo è vincere.