Testimonial e influencer per fare SEO

by francesco 3.297 views4

Testimonial o influencer?
Testimonial o influencer?

Quella che stai per leggere è una brave riflessione che tuttavia parte da lontano, precisamente da un vecchio articolo di Rand Fishkin sulle co-occorrenze di chiave di brand più chiave di ricerca. L’articolo è del 2012, ma rimane una pietra miliare nelle riflessioni su un certo approccio alla SEO offsite in base al quale le semplici menzioni del brand su siti web in topic, sarebbero un segnale di ranking tanto più forte quanto più Google riesce a determinare che le menzioni sono frequenti, tematizzate in modo pertinente e soprattutto spontanee.

Se insomma tanti utenti nominano un certo brand su più siti web a tema rispetto ai prodotti o servizi che vende, il sito web collegato a quel brand potrebbe riceverne una spinta non indifferente sui motori di ricerca.

 

Quali fattori attivano il segnale?

Da quello che ho visto in questi anni, le co-occorrenze vengono considerate un fattore di ranking su Google nella misura in cui l’ambito di interesse vede menzionare anche altri brand di aziende concorrenti. Le co-occorrenze tra chiave di brand e chiavi di ricerca non funzionano allo stesso modo in ambiti per i quali non c’è conversazione online.

Inoltre le menzioni del brand possono essere un plus solo in presenza dei fattori classici, ovvero dei segnali endogeni ed esogeni solitamente ascrivibili ad una buona SEO. Insomma, le menzioni sono la ciliegina sulla torta, l’ultima spinta che può portare Google a preferire un sito web a un altro.

Stai già pensando di produrle artificialmente per vedere che succede, vero? Beh, fai pure esperimenti in questo senso, ma non spammare testi spinnati nei commenti come se non ci fosse un domani, perché  dicono che Google divenga sempre più intelligente e non vorrei averti sulla coscienza… non so se mi spiego.

 

Come usare il testimonial nella SEO?

E siamo arrivati al focus di oggi. Un testimonial in termini SEO non è altro che un Brandname già noto a Google. Affiancando la menzione del testimonial a quella del brand sulle varie piazze digitali pertinenti con il brand, anche Google si accorgerà che esiste un legame tra il primo e il secondo. Ma tale legame, sarà sufficiente a spingere su Google il sito web del brand per le chiavi di interesse? Così su due piedi direi che il matrimonio testimonial/brand non aggiunge granché in termini di posizionamento, soprattutto se il testimonial è conosciuto per altro e ciò di cui si occupa non è pertinente con le chiavi business legate al brand.

 

Se ad esempio il noto motociclista Valentino Rossi venisse scelto come testimonial per un’azienda di calzature, il semplice menzionarlo in merito alle scarpe non aumenterebbe la rilevanza del brand rispetto alle calzature, perché Valentino Rossi c’entra con le moto da corsa, non con le scarpe.

Questo passaggio è cruciale, perché per creare un ponte tale da catturare l’attenzione degli utenti non è sufficiente rivolgersi a un testimonial, ma ad un influencer. La differenza tra un testimonial e un influencer è la differenza tra Federica Pellegrini (testimonial) che usa lo shampoo Head & Shoulders e Chiara Ferragni (influencer) che usa Pantene. La prima è una nuotatrice professionista che certamente avrà bisogno di un buono shampoo, ma non è che durante le gare i commentatori discutono di come i vari atleti si lavano i capelli, mentra la Ferragni coi capelli ci lavora, quindi se sceglie uno shampoo in particolare si presume ne valga la pena. Poi magari non è vero niente, ma il senso sarebbe questo.

Chi parla di Chiara Ferragni in riferimento al mondo del fashion, parla sicuramente anche di capelli, tinte, tagli e acconciature, mentre chi parla di Federica Pellegrini discute fondamentalmente di sport. Se quindi la chiave di brand “Pantene” viene messa in riferimento alla chiave di brand “Chiara Ferragni”, rilevante di per sé rispetto alla keyword “shampoo”, come conseguenza, anche la “chiave” Pantene diventerà più rilevante per chi cerca informazioni sullo shampoo.

Così a naso direi che cercando shampoo su Google troverai prima Pantene, poi Head & Shoulders, anche se non si può certo dire che dipenda solo da quanto ho appena scritto.

 

E Valentino Rossi?

Se l’azienda per cui lavori usa un testimonial, per quello che ho detto prima non dovresti poterne beneficiare rispetto alla SEO delle menzioni, tuttavia riuscendo ad avvicinare il testimonial alle occasioni d’uso legate al prodotto/servizio, si potranno costruire legami di pertinenza. Se ad esempio Geox chiedesse a Valentino Rossi di associare la propria immagine al brand, sarebbe intelligente da parte del noto marchio di calzature, sviluppare una linea “racing” di calzature sportive per motociclisti.

Trasformare un testimonial in un influencer può aiutarti a consolidare i segnali onpage e offpage.

Hai mai fatto prove in questo senso?