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Segnali di autorevolezza

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La link building è una tecnica con la quale un SEO crea artificialmente una serie di riferimenti ipertestuali (links) verso pagine che ha interesse a rendere popolari e quindi ben posizionate nei motori di ricerca per keyword specifiche.

Utilizzo l’avverbio “artificialmente” per distinguere la link-building dalla link earning, il processo di acquisizione di link naturali, vero traguardo di ogni sito web che venga messo on line con finalità di business.

Tecnicamente un SEO non può fare niente per guadagnare link in modo naturale, ma il suo lavoro come link builder, deve riprodurre sul web una realtà sociale in cui le persone hanno interesse nel parlare di un dato sito internet, allo scopo di generare attenzione sullo stesso sito e innescare conversazioni e link reali.

 

Perché devo fare link-building?

Non devi farla per forza. Una buona ottimizzazione SEO è sufficiente a produrre il posizionamento di contenuti per parole chiave a bassa concorrenza. Se però lavori in un settore per il quale si fanno parecchie ricerche web con chiavi specifiche e ti rendi conto che quelle chiavi a elevata concorrenza fanno la differenza in termini di traffico profilato sul tuo sito, allora la link-building diventa determinante per il tuo progetto di web marketing.

 

Se fai link-building, falla bene…

Chi si occupa di link-building deve fare molta attenzione, perché Google è programmato per scovare e penalizzare i siti web verso i quali vengono prodotti link in modo palesemente artificiale. Per fare un buon lavoro, occorre studiare i siti web dei concorrenti, facendo molta attenzione a tre cose in particolare:

Quantità dei link in ingresso

Se il numero di link prodotti durante un lavoro di link-building è esageratamente più alto rispetto a quelli che riceve il sito web del principale concorrente, Google può dedurne un comportamento sanzionabile con una penalizzazione.

Frequenza dei link in ingresso

Se ho notato che il principale competitor riceve 20 link al mese e per fare prima gli produco 30 link in soli due giorni (così nel resto del tempo mi rilasso), ho lavorato con una frequenza troppo elevata e potrei aver prodotto attenzione negativa sul mio sito da parte di Google.

Qualità dei link in ingresso

Importante capire, non solo quanti link (e in quanto tempo) arrivano ai competitor, ma anche “da dove”: forum, blog, siti web aziendali, directory, di che tipo? Quanto sono pertinenti? Quanto pesano i siti web da cui provengono? È evidente che ragionando del peso dei link ingresso, la loro quantità diventa un fatto relativo, mentre a parità di peso, per ottenere buoni risultati occorrerà averne un po’ in più.

 

Tecniche e schemi di link-building

Ci sono diversi modi per produrre link, quelli che vengono utilizzati più spesso sono:

·      Forum link: si partecipa a una discussione in modo attivo, linkando una risorsa

·      Comment link: si commenta l’articolo di un blog inserendo nella firma il link

·      Directory link: si iscrive il sito web a una directory specifica e tematizzata

·      Scambio link: si scambia un link con un altro sito web in pagine ad hoc

·      Article marketing: si pubblica un testo originale (2.000 battute minimo) contenente un link su siti web preposti ad accoglierlo previa verifica

·      Guest post: (fa parte dell’article marketing) si contatta un blogger di settore pertinente e gli si propone di ospitare uno o più articoli con dentro un link

Un aspetto da considerare con molta attenzione quando si fa questo lavoro è la diversificazione degli schemi di link, vale a dire che se ad esempio produci solocomment link, magari sugli stessi tre o quattro blog, con lo stesso anchor text, Google riconosce uno schema, vale a dire che si accorge del lavoro che stai facendo e può penalizzarlo.

 

Il migliore schema di link non è uno schema

Affermazione difficile e rischiosa per chi fa un lavoro schematico per definizione come il consulente seo. Il senso è che lo schema deve essere variato per tipologia di link e per anchor text, in modo da riprodurre una distribuzione quanto più naturale possibile.

 

Ultima cosa, i link vanno meritati

L’andamento naturale della crescita in popolarità di un sito, non si basa solo sui link in ingresso: non è detto che chi parla del tuo sito su internet debba anche linkarlo e anzi, è strano che un sito riceva una discreta quantità di link in ingresso senza che nessuno ne scriva sul web in modo estemporaneo. Un SEO quindi non deve riprodurre solo l’interesse del pubblico in termini di link, ma in rapporto ad essi, deve produrre un numero definito di testi web non linkati, in cui compaiano il nome del brand e la parola che si intende posizionare, quindi, si produce la co-occorrenza tra chiave brandizzata e chiave di ricerca.

Questa tecnica, si chiama Co-citation e rappresenta il modo in cui il “software” Google identifica e riconosce i segnali sociali (che non sono i mi piace su facebook, almeno per quanto concerne la SEO).

Dal mio punto di vista è il modo in cui Google funziona già da diversi anni. Ce ne siamo accorti solo da quando con l’algoritmo Penguin 2.0 si è verificata la stretta di vite sulla link-building meno spudorata, cioè da quando Google ha affinato la sua capacità di riconoscere i link prodotti artificialmente.

Per questo motivo, il mio consiglio è: non fate link-building a meno che non abbiate la possibilità di monitorare tutte le attività, in special modo quelle dei competitor e soprattutto se non avete chiaro il concetto di schema di link e co-citation. In questi casi sarà preferibile limitarsi all’ottimizzazione SEO del sito.

Meglio un sito mediamente posizionato che uno bannato.

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