La SEO e l’analfabetismo funzionale

by francesco 1.928 views1

L’analfabetismo funzionale è una condizione per la quale certe persone sarebbero mediamente alfabetizzate, ma allo stesso tempo incapaci di capire il senso di ciò che leggono. Talvolta si sottintende che certe persone devono essere un po’ stupidine.

analfabetismo funzionale
analfabetismo funzionale

Ad avvalorare questa tesi, numerosi studiosi, giornalisti influenti e pure qualche amico del web come Rudy Bandiera, concordano nel dire che addirittura i due terzi degli italiani (chissà se poi vale solo qui da noi) sarebbe affetto da questo problema che non saprei se definire un deficit genetico/cognitivo o una malattia presa a scuola. Comunque a quanto pare se fai leggere un articolo di giornale a tre persone prese a caso, probabilmente due di loro non capiranno un accidenti di niente, lo dimostrano test clinici di laboratorio!

 

Google, il primo analfabeta funzionale

I noti personaggi della cultura italiana, quelli che evidentemente non hanno problemi di comprensione, potrebbero farsi una domanda semplicissima rispetto al fenomeno dell’analfabetismo funzionale: perché le persone non capiscono quello che leggono? Si dice solo che non capiscono, mai nessuno che si chieda come mai, eppure chiunque capisca un minimo di comunicazione dovrebbe sapere che un messaggio può passare completamente da una persona all’altra quando oltre al canale si condividono anche il codice e il contesto. Se faccio leggere alla nonna novantanovenne un articolo sull’impiego delle nanotecnologie in campo aerospaziale, probabilmente non capirà niente. Vogliamo dire che è stupida o che si è semplicemente persa un paio di puntate?

 

Bastano casi meno estremi per riscontrare ciò che viene definito analfabetismo funzionale, perché anche un semplice articolo di cronaca o politica può essere difficile da comprendere.

Sono la mancata condivisione del contesto da un lato e la tendenza a rafforzare ciò che già si conosce dall’altro a creare l’illusione dell’analfabetismo funzionale. Se poi diamo pure per scontato che chi ci legge conosca la nostra storia, oltre che miopi siamo presuntuosi. Sai chi è la prima vittima sul web di questa nostra presunzione? Proprio Google quando tenta di scansionare i testi degli articoli che scriviamo.

 

Google fa la figura dell’analfabeta funzionale quando passa sui nostri blog, perché usiamo titoli troppo connotativi o troppo markettari, immagini che servono solo a colpire l’attenzione e non mostrano ciò di cui si parla, testi pieni di metafore o altre amenità linguistiche e ovviamente buttiamo tutti gli articoli in SENZA CATEGORIA usando 20 tag NUOVI ogni volta.

Presumiamo che i nostri lettori condividano con noi il background culturale, diamo per scontato che abbiano già letto tutti gli articoli dei nostri blog e facciamo eccessivo affidamento sulle nostre doti persuasive, nonché sull’umorismo incontenibile che “evidentemente” trasudiamo da ogni poro. Intanto pubblichiamo online cose a mala pena comprensibili dagli utenti, pagine web che talvolta mettono a dura prova le ultime tecnologie di classificazione basate sull’intelligenza artificiale di Google.

Quando a valle del nostro lavoro editoriale destinato a finire tra le opere della letteratura immortale, capita che qualcuno travisi ciò che intendevamo dire intimamente, ecco che scatta l’analfabetismo funzionale e concludiamo con un bel “non hai capito perché non ce la fai, poverino“.

 

Barriere tecnologiche e accessibilità

Per dirla proprio tutta tutta, al di là del nostro acume troppo raffinato, a rendere le persone incapaci di intendere c’è anche il nostro approccio al web design il più delle volte approssimativo. Non solo diamo per scontate le cose dette sopra, ma “evidentemente” pensiamo anche che i nostri lettori abbiano una vista da falco pellegrino oltre che la capacità di leggere con qualunque tipo di contrasto: ecco comparire font minuscoli e aggrazziatissimi in grigio scuro su sfondo grigio chiaro… poi ci lamentiamo che le persone non prestano attenzione.

 

Overload di informazione

Da ragazzi ricordavamo a memoria i numeri di telefono dei nostri 10 o 15 amici o compagni di scuola, oggi sarebbe impossibile perché gli smartphone hanno tirato fuori da noi la memoria per impiantarla in un chip. Questo sta causando maggiori difficoltà nel tenere a mente le cose. Se ti chiedo di ricordare il segno di 4 carte da gioco non avrai problemi, ma se ti chiedo di ricordarne 8 forse andrai in difficoltà. Se in quel momento ti faccio passare sotto al naso un’informazione, sarai ancora più confuso e tenderai a capire fischi per fiaschi. A grandi linee ti ho descritto l’andamento di una giornata tipo dell’utente facebook medio.

 

Sconfiggere l’illusione dell’analfabetismo funzionale

A causare quest’illusione ci sono come visto la mancata condivisione del codice, la poca conoscenza del pregresso, la scarsa cognizione del contesto (che riguarda tanto l’argomento quanto la mentalità di chi lo tratta), le barriere tecnologiche e l’overload di informazione.

Secondo me si prende la comunicazione troppo sotto gamba, considerandola solo un modo qualunque per trasmettere ciò che si ha da dire. Forse dovremmo familiarizzare con l’idea che la comunicazione è una cosa, ciò che abbiamo da dire è un’altra cosa. I due oggetti di conoscenza vanno separati e studiati indipendentemente l’uno dall’altro, altrimenti continueremo a pensare che esistano sciocchezze come l’analfabetismo funzionale… e i nostri contenuti continueranno “inspiegabilmente” a ottenere risultati peggiori di quelli che potrebbero avere sui motori di ricerca.

 

Se l’analfabetismo funzionale esiste non riguarda solo chi non capisce ciò che legge, ma ancora e di più chi non è capace di farsi capire.

  • Roberto Pagliarini

    Ciao Francesco, bel pezzo, complimenti. Dovrebbero leggerlo tutti coloro che per incapacità, pigrizia o motivazioni occulte non si prendono mai la responsabilità di farsi capire, giornalisti in primis. Sarebbero sicuramente più dei due terzi degli italiani.