Semantica e Intenzioni di Ricerca

by francesco 2.249 views3

In un punto della SEO intervista, Martino Mosna si è concentrato nella differenza tra parole chiave e intenzioni di ricerca. Proviamo ad approfondire lo spunto.

Forse un giorno ci accorgeremo che tanti SEO pur partendo da approcci e percorrendo strade differenti, giungono oggi alle stesse conclusioni. Secondo me stiamo vivendo un periodo storico interessante perché molti di noi stanno abbandonando l’idea di fregare l’algoritmo, sostituendola con qualcos’altro. Ormai succedono cose per le quali si fa più viva l’idea che Google sia programmato per rispondere in modo tale che per certi versi non è più controllabile nemmeno da Mountain View. Il “software” è programmato per commettere gli stessi errori di valutazione umani.

 

Cos’è un’intenzione di ricerca

È il motivo vero per cui cerchi qualcosa su Google. Quando affini la tua query fino a trasformarla in keyphrase, l’intenzione sarà palese e Google non avrà difficoltà a mostrarti le risposte più pertinenti possibili, ma in caso la tua query sia breve e non sia evidente il senso della tua ricerca, Google procederà col mostrarti risultati misti che potrebbero rispondere alle tue intenzioni di ricerca oppure no. Insomma, nel dubbio ci prova. Molto spesso la scelta di Google ricade sul tipo di sito web più che sul contenuto in sé – lo abbiamo visto pochi giorni fa parlando delle intenzioni di risposta – ma in diversi casi sono ancora i significati espressi a rendere una pagina web più rilevante di altre rispetto a intenzioni pur latentemente espresse.

In questo senso ti suggerisco di non fermarti all’ottimizzazione delle keyword sulle tue pagine web, ma in prima battuta di costruire una buona sottostruttura di relazioni tra entità e parole chiave onsite, integrando questo lavoro con una buona ottimizzazione della presenza di entità correlate su piazze esterne al tuo sito web. Dalla costruzione del tappeto di correlazioni esterne puoi far crescere la rilevanza dei tuoi contenuti, ma devi prima aver chiaro cos’è un’entità.

 

Differenza tra keyword ed Entity

Tempo fa lessi i commenti ad un articolo di Danilo Petrozzi su come le keyword stiano perdendo terreno rispetto alle entity nelle pratiche SEO. Cominciamo col dire qual è la differenza:

  • Una keyword è solitamente un insieme di almeno due parole che definiscono un ambito di ricerca organica circoscritto.
  • Una entity è un oggetto di conoscenza qualsiasi. È una cosa qualunque, compresa una keyword.

Dal mio punto di vista il rapporto tra keyword ed entity è dialogico, nel senso che continueremo ad ottimizzare i nostri articoli per chiavi di ricerca di cui non ci libereremo (sono d’accordo con Giorgio Tave questa volta), ma dovremo insegnare a Google qualcosa rispetto a quelle parole chiave per cui abbiamo scelto di competere in serp. È qui che subentrano le entità.

 

Intenzione di ricerca e algoritmo LDA

L’entità I7 (processore per computer) è collegata al mondo dei PC e dei Mac. Rispetto a questi ultimi è riferita ai MacBook Pro, non ai MacBook Air.

Se scrivo un articolo di recensione del MacBook Air 13, in cui descrivo approfonditamente le caratteristiche di questo notebook che monta però il processore I7, sto associando alla keyword MacBook Air 13, un’entità sicuramente pertinente, ma non rilevante. L’articolo si posiziona per la chiave “MacBook Air 13”. Qui si nasconde un topic N che intercetta tutto il traffico di coloro che sono interessati al MacBook Air, ma con un’intenzione di ricerca precisa, mirata alla sua customizzazione. Quando parlo di ottimizzare la presenza di entità correlate su siti esterni, mi riferisco all’animare le discussioni fuori dal tuo sito web, in cui le persone fanno domande sul macbook air. Certo, non puoi inventarti una tendenza di ricerca che non esiste, ma puoi cavalcarne una latente e rinvigorirla, intercettando l’interesse delle persone, che sono il focus di Google. Se in quel periodo esce il tuo articolo sulle customizzazioni potresti avere una bella sorpresa.

 

Intenzione di ricerca e concetti latenti

I concetti latenti che ho teorizzato ormai anni fa, rientrano nelle entità intese in senso non strutturato (non potrebbe essere il contrario se ci pensi) e possono essere usati offsite per suggerire a Google un nome da dare alle cose. Se ad esempio volessi posizionare la keyword ortodonzia invisibile, potrei muovermi sui concetti latenti di ansia e imbarazzo, che raggruppano tante esperienze concernenti le persone che devono mettere l’apparecchio per i denti. In questo senso, dopo aver associato solidamente il sito web del dentista a questa coppia di concetti, il passaggio “pedagogico” nei confronti di Google consiste nel frequentare tutti i contesti di ricerca prossimi all’ortodonzia invisibile, che sono articoli pubblicati su siti web (blog e forum) raggiungibili dalle serp risultanti per query correlate alla mia chiave d’interesse. L’iniezione dei miei concetti latenti all’interno dei diversi contesti pertinenti per argomento, porta Google ad associare quelle parole chiave (tutte) ai miei concetti, di cui guarda caso sono il migliore a parlare, avendo precedentemente associato in modo solido il mio sito a quei concetti. I concetti e soprattutto le domande latenti sono alla base delle intenzioni di ricerca, quindi favorire l’intercettazione di queste può agevolare i meccanismi di attribuzione di rilevanza delle pagine web del tuo sito.

 

Intenzioni di ricerca e ricerche correlate

Se ricordi il mio esperimento (riuscito) sul coprywater e ti stai domandando quale sia l’incidenza dei social network nel posizionamento sui motori di ricerca, ti rimando all’osservazione di questa simpatica grafica, che non ha bisogno di commenti. Gran parte delle intenzioni di ricerca è proprio nel riquadro sottostante la pagina con i risultati della tua ricerca. Sono gli utenti a determinare tali intenzioni, talvolta con le ricerche correlate. In questo passaggio i social network hanno un ruolo importante.

Social network e ricerche correlate di google
Social network e ricerche correlate di google

 

Pedagogia del motore di ricerca

In conclusione, credo che Google dia un grande peso alle entità attributo associate alle chiavi di ricerca, utilizzandole per definire le sfumature di significato. Quindi si, parliamo di SEO semantica. Se Google “capisce” in base alle associazioni (o co-occorrenze) di parole, allora sarà interessato a trovare quelle parole che meglio di altre, associate a una keyword ne definiscono un significato tale da associare a un’intenzione di ricerca precisa. 

Per questo esorto i SEO che mi leggono a concentrarsi su cosa c’è vicino alle parole chiave, oltre che sulle chiavi stesse, perché possono bastare 2 lettere (I7) per intercettare una domanda rimasta inevasa e fare una differenza enorme.

Un’ultima cosa, importante. Il testo può fare la differenza, ma solo a patto che sia infilato su pagine che si facciano leggere.

A buon intenditor poche parole… e molta web usability.