Perché dovresti pensare come un Quality Rater

by francesco 1.739 views2

Quality rater
Quality rater

Oggi ti propongo un articolo scritto da Carmine Pucino, ex quality rater di Google, oggi consulente SEO. Nel ringraziarlo per l’impegno ti auguro buona lettura.

Spoiler: per come la vedo io, un buon SEO pensa già come un Quality Rater! Non ti resta che leggere l’articolo e scoprire perché.

La storia che ti racconto oggi è quella di un ex Quality Rater divenuto SEO. Questa storia non ha niente di sensazionale, non posso svelarti gli arcani segreti del funzionamento di Google. Non perché voglia tenerli per me, sia chiaro, semplicemente non li conosco. Penso però possa essere interessante spendere qualche minuto nella lettura di questo post, soprattutto per chi ogni giorno cerca di percorrere l’impervio sentiero del posizionamento organico, con il rischio di essere divorato da famelici Panda e malvagi Pinguini.

Se la storia sarà di tuo gradimento potrai seguire le prossime puntate sul mio blog, dove approfondirò con esempi concreti (e opinioni illustri) ogni questione relativa alle linee guida per i quality raters.

 

Una prospettiva diversa

Quello che voglio fare è darti una chiave di lettura diversa sugli aspetti che Google chiede di tenere in considerazione nella valutazione di una pagina internet.

Ad essere precisi Google non commissiona alcun lavoro di questo genere. Lo fanno alcune società che svolgono il ruolo di intermediari, sebbene ufficialmente non abbiano alcun legame con Big G, né ci sia alcun riferimento del genere nel contratto sottoscritto.

Ti accorgerai ben presto che il suo obiettivo non è punirti, ma esserti amico. A patto che rispetti alcune semplici regole.

Regole da rispettare
Regole da rispettare

La premessa fondamentale di questo ragionamento risiede in una considerazione tanto banale quanto disarmante: Google fonda il suo modello di business sulle pubblicità degli inserzionisti e vuole essere il top sul mercato, per aumentare al contempo il numero di navigatori e di gente disposta a spendere in pubblicità. Se non riuscisse a fornire le migliori risposte (sia in termini di efficienza che di efficacia) agli utenti, questi lo abbandonerebbero e tutta l’equazione sarebbe destinata a fallire.

Le linee guida dei quality raters sono state rese pubbliche per la prima volta a Novembre 2015, a questo indirizzo puoi leggere e scaricare il pdf con la versione aggiornata a Marzo 2016. Questa versione è stata ridotta a 146 pagine, rispetto alle precedenti 160.

In passato Google preferiva mantenere una certa segretezza su questo documento, oggi non è più così, quindi possiamo provare ad analizzarlo e coglierne le sfumature per capire quali siano gli standard massimi che il motore di ricerca si aspetta di raggiungere. Fatto ciò, sarà facile (sul serio?) adeguare il tuo sito o quello di un cliente alle indicazioni raccolte, e renderlo perfetto!

Vediamo dunque come può Google esserti amico. Scopriamolo grazie al lavoro dei quality raters!  

 

Qualità della pagina

La prima parte delle linee guida è interamente dedicata alla qualità della pagina.

Un concetto tutto sommato banale se ci pensi. Hai mai creato una pagina immaginando di avere come risultato un livello qualitativo basso? Credo proprio di no. Eppure sembra che Google si aspetti un sacco di pagine fatte piuttosto male se dedica ben 55 pagine all’approfondimento di questo argomento.

Ti posso garantire che Google ha ragione!

Il problema, come spesso accade, risiede nella prospettiva di analisi. Sono sicuro che generalmente operi maniera ineccepibile, ma sono altrettanto certo che non attribuisci al concetto di qualità lo stesso significato intrinseco che sceglie il motore di ricerca. I suoi standard (così come l’accuratezza dei suoi algoritmi) migliorano giorno dopo giorno, quindi devi impegnarti sul serio per stargli dietro.

Voglio farti l’esempio di un sito molto famoso, che conta un volume di visite giornaliere davvero impressionante.

Home Page di libero.it a Maggio 2000 (nel caso non sapessi come ho fatto a trovarla puoi visitare questo meraviglioso archivio)

Homepage di libero maggio 2000
Homepage di libero maggio 2000

Home page di libero.it oggi, Dicembre 2016.

Homepage Libero dicembre 2016
Homepage Libero dicembre 2016

Nel secondo caso lo screenshot è parziale, ma puoi tranquillamente verificare in autonomia le incredibili evoluzioni degli ultimi 15 anni di internet, anche per un sito web molto apprezzato da Google.

Tornando alle linee guida, possiamo vedere come ogni singola pagina di un sito possa essere:

  • Highest Quality (Massima qualità)
  • High Quality (Alta Qualità)
  • Medium Quality (Media Qualità)
  • Low Quality (Bassa Qualità)
  • Lowest Quality (Infima Qualità)

Inoltre Big G definisce in maniera piuttosto dettagliata i parametri da considerare nella valutazione qualitativa.

 

  • Comprendere la pagina web
    Comprendere la pagina vuol dire innanzitutto individuarne lo scopo, la ragione per cui è stata creata. Serve a condividere informazioni? Foto? Video? Esprimere un punto di vista? Vendere prodotti o servizi? Scaricare o condividere materiale? E così via…
  • Distinguere il Main Content (MC), il Supplementary Content (SC) e gli Advertisements/Monetization (Ads)
    In ogni pagina c’è, o almeno dovrebbe esserci, un contenuto principale ben visibile, un contenuto aggiuntivo (header, footer, sidebar) e, eventualmente, gli annunci pubblicitari. La percentuale di main content rispetto al totale, nonché la sua qualità intrinseca hanno un peso importante sul giudizio di merito del Rater.
  • Capire se si tratta di una pagina  YMYL (Your Money or Your Life)
    Tradotto letteralmente significa “i tuoi soldi o la tua vita”. Detta così potrebbe sembrare la pagina di un rapinatore di banche :-D. In realtà Google chiede ai quality raters di fare particolare attenzione a quelle pagine che trattano argomenti finanziari, legali, vendono qualcosa, o parlano di questioni mediche. Il motivo è presto detto: questi contenuti possono influire in maniera determinante sulla vita delle persone, comportando grandi vantaggi o grandi problemi.
  • Analizzare il sito nel suo complesso
    Non è sufficiente che la sola pagina sia di qualità, il quality rater deve avere un’idea chiara di tutto il sito, della sua coerenza strutturale rispetto ad una o più tematiche, di chi sia (o di chi siano) le persone che si occupano di curarne i contenuti. Nel caso di siti YMYL i controlli si fanno ancora più stringenti: quali sono i metodi di pagamento disponibili in un e-commerce? È ben visibile la Partita IVA? I moduli di contatto? Le regole per il reso? Le persone che scrivono in un blog di medicina e danno consigli sui problemi di salute hanno i titoli per farlo?
  • Valutare la reputazione
    Talvolta questo passaggio può essere superfluo, ma non sempre tra i task da valutare compare una pagina del Corriere, di Tripadvisor o di Wikipedia. Molto più spesso il sistema restituisce SERP con siti del tutto sconosciuti. In quei casi al rater è affidato l’ulteriore compito di raccogliere informazioni in giro per per il web e analizzarne la reputazione. Inutile dire che questa analisi influisce sul giudizio complessivo.
  • L’acronimo (E-A-T). Expertise, Authoritativeness and Trustworthiness
    Questo parametro qualitativo può essere considerato la summa dei precedenti. In pratica Google vuole sapere quanto il sito web, i suoi contenuti e la persona che lo cura, siano sinonimo di competenza, autorevolezza e affidabilità. È importante non lasciarsi trarre in inganno dal settore in cui il sito opera. Le linee guida infatti specificano:

    “Keep in mind that there are “expert” websites of all types, even gossip websites, fashion websites, humor websites, forum and Q&A pages, etc. In fact, some types of information are found almost exclusively on forums and discussions, where a community of experts can provide valuable perspectives on specific topics.”

    In pratica essere esperto può voler dire anche lasciare una recensione molto accurata, ricca e dettagliata su un ristorante. Oppure illustrare passo passo, con tanto di foto e video, un metodo di ricostruzione delle unghie.

 

Ecco un riepilogo, in ordine decrescente di importanza, delle cose da tenere presente quando si parla di qualità.

 

Comprensione dei bisogni degli utenti che navigano da mobile

L’attenzione di Google verso l’universo mobile è particolarmente morbosa. Non fosse altro che per il sempre maggior numero di utenti che navigano da smartphone o tablet rispetto al passato. Già alla fine del 2015 le ricerche mobile hanno superato quelle desktop.

Molto interessante anche l’anticipazione di Gary Illyes, Webmaster Trends Analyst di Google, secondo cui in un futuro non molto lontano verrà lanciato un indice specifico per i dispositivi mobile e sarà privilegiato rispetto a quello desktop.

Detto ciò vediamo cosa specificano a riguardo le linee guida.

Questa immagine ci offre una sintesi di tutto ciò che, secondo Google, un utente può cercare (o fare) con il proprio smartphone.

Cosa può fare un utente con il proprio smartphone
Cosa può fare un utente con il proprio smartphone

Google ci dice anche che tanto la query, quanto le intenzioni di ricerca dell’utente, possono essere molto diverse se effettuate con un dispositivo mobile. Proprio per questo motivo pone l’accento su alcuni concetti molto importanti.

  1. User Location: il luogo dal quale la ricerca viene fatta.
  2. Locale: considera oltre al luogo anche la lingua che si presuppone l’utente parli.

La comprensione di questi due punti è fondamentale per interpretare correttamente la query e la user intent. Ti dimostro subito perché dico questo grazie alla seguente immagine.

User intent
User intent

Come vedi la query “football” assume significati totalmente diversi a seconda del fatto che venga digitata in Inghilterra o negli USA. Nonostante in questi posti si parli la medesima lingua.

Come se non bastasse anche il momento torico e le queries con significati multipli possono aumentare il livello di confusione e incertezza.

Immagina di voler cercare informazioni sulla Apple, nota azienda produttrice di telefoni. Bene, adesso immagina di essere lo stesso utente (americano) che vuole saperne di più sulla apple, intesa come frutto. Ma non è finita qui. Guarda un po’.

Query con significati multipli
Query con significati multipli

Allo stesso modo se stai digitando la parola chiave Iphone in questo momento forse cerchi notizie sull’Iphone 7; se invece lo avessi fatto nel 2007 volevi scoprire il mitico Iphone 1.

Senza scendere troppo nei dettagli devi tenere a mente che esistono 4 tipologie di query, corrispondenti ad altrettante modalità di interazione tra l’utente ed il suo dispositivo mobile.

  1. Query Know. Quando l’utente cerca informazioni su qualcosa
  2. Query Do. Quando l’utente vuole che il telefono faccia un’operazione
  3. Query Website. Quando l’utente vuole visitare uno specifico sito web o una specifica pagina
  4. Query Visitare di persona. Quando l’utente vuole recarsi fisicamente in un posto nelle vicinanze e cerca informazioni in merito.

Considera infine che le tipologie appena elencate non sempre sono definite in maniera chiara al momento della digitazione. Rispondere quindi ai bisogni dell’utente in maniera corretta vuol dire anche offrirgli una doppia soluzione nel momento in cui cerca, ad esempio, “stadio San Siro”.

Da un lato potrebbe voler sapere quanto è grande, quanti posti ci sono a sedere ecc; mentre dall’altro potrebbe semplicemente necessitare di indicazioni stradali per raggiungerlo.

 

Valutazione sulla soddisfazione dei bisogni utente

Puoi considerare la terza parte delle linee guida come una sorta di “verifica” delle precedenti due. Questo non vuol dire che sia meno importante, anzi, molto spesso è proprio su questo punto che un quality rater poco esperto si arrovella ore e ore, rischiando di commettere non pochi errori di valutazione.

Dico solo che quando un sito è fatto bene da un punto di vista qualitativo e risponde perfettamente alle queries, siano esse desktop o mobile, non deve temere di ricevere un giudizio basso nella scala che adesso andremo a vedere.

Scala di valutazione sulla qualità
Scala di valutazione sulla qualità

Come vedi la scala di valutazione offre cinque possibilità principali:

 

  • Fails to Meet (FailsM)
  • Slightly Meets (SM)
  • Moderately Meets (MM)
  • Highly Meets (HM)
  • Fully Meets (FullyM)

 

Fails to Meet indica che i bisogni non sono per nulla soddisfatti, che NESSUN UTENTE può trovare risposta in quella pagina/sito alle esigenze espresse tramite query.

Highly Meets serve a segnalare una pagina che risponde in maniera pertinente alla query ma è d’aiuto a POCHISSIMI UTENTI, mentre la maggior parte saranno costretti a cercare altrove.

Moderately Meets: contenuto UTILE PER MOLTI utenti o MOLTO UTILE PER POCHI. Quindi una discreta quantità di persone vorrà altri risultati.

Highly Meets: MOLTO UTILE PER MOLTI o QUASI TUTTI gli utenti.

Fully Meets: risponde perfettamente alla query e NESSUNO avrà bisogno di cercare altri risultati in risposta alla propria ricerca.

Avrai certamente notato due cose. Innanzitutto è molto raro che il quality rater riesca a dare una risposta tranchant, a maggior ragione quando si tratta dei due estremi della scala. Per questo motivo ci sono una serie di tacchette intermedie che permettono di dare un giudizio più pertinente e ponderato.

La pertinenza vince
La pertinenza vince

In secondo luogo ti invito a riflettere sulle parole che ho volutamente scritto in maiuscolo, perché è proprio su quei termini che si gioca gran parte della partita. Il numero di persone che trovano utile il tuo contenuto, perché completo e perfettamente rispondente alla query, è la vera chiave di volta.

Per fartela breve quando crei un articolo o una pagina cerca di farlo con un solo obiettivo in mente: deve rispondere in maniera assolutamente pertinente alle domande di quanta più gente possibile, con contenuti di qualità.

Fallo e Google ti premierà, puoi starne certo!

 

Conclusioni

Non mi addentrerò in ulteriori spiegazioni sulle linee guida perché, come ti dicevo all’inizio, ho intenzione di creare una serie di approfondimenti mirati che di volta in volta in volta pubblicherò sul mio blog. Del resto non basterebbe un semplice articolo, seppur corposo e strutturato, per analizzare nel dettaglio tutti i suggerimenti che Google ci permette di cogliere attraverso le linee guida dei Quality Raters.

Ciò che mi interessava era lasciarti una traccia, un messaggio. Nonché la conoscenza di uno strumento ulteriore a nostra disposizione per capire cosa vuole davvero Google dai nostri siti.

Molte informazioni forse ti saranno sembrate scontate, banali.

È vero in effetti. Anche io ho pensato la stessa cosa quando per la prima volta ho letto questo documento. Ma ti posso garantire che lavorando in questo settore, prima come Quality Rater e poi come SEO, mi capita di vedere moltissimi siti ogni giorno, la maggior parte dei quali non rispondono affatto a questi requisiti che immaginiamo ovvi.

In definitiva ti posso suggerire un buon punto di partenza per differenziarti rispetto alla concorrenza (non importa che tu sia un “addetto ai lavori” in ambito web marketing o un imprenditore curioso): metti in pratica le cose semplici, falle bene, con costanza, e sarai già una spanna sopra molti competitor.

  • Francesco Prandi

    bel post..qual’è il blog dove seguire le nuove puntate?:)

  • Carlo Vieri Carradori

    Articolo interessante anche se molto generico e generalista 🙂

    Ti segnalo che c’è un refuso nella descrizione delle valutazioni, viee riportato “Highly Meets” invece di “Slightly Meets”