Polemiche sulla SEO allo SMAU di Napoli

by francesco 1.281 views3

SMAU Napoli
SMAU Napoli

Le polemiche non servono a nessuno. Il più delle volte sono lo sfogo di chi è insofferente a una situazione, quindi 9 volte su 10 comunicano la debolezza di chi le solleva, non il vigore. Ebbene sì, sono insofferente, più che altro dispiaciuto per una questione legata al Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli. Di questo parlerò al prossimo SMAU di Napoli, non solo di keyword research. Quando andavo all’università, quel dipartimento si chiamava Facoltà di Sociologia, ma era grossomodo la stessa cosa.

Quella facoltà mi ha dato tanto in termini di stimoli, mi ha davvero insegnato a imparare, ed è stata la mia culla professionale sebbene l’approccio più evoluto alla comunicazione “moderna” siano stati i testi di McLuhan (anticipatori, per carità) Jurgen Habermas, Iain Chambers, un esame sul Power Point e soprattutto una scheda sul caso Barilla durante il corso di comunicazione d’Impresa. Conoscenze fondamentali, per carità, salvo che ad oggi 9 laureandi su dieci del Dipartimento di Scienze Sociali di Napoli, ancora non hanno una vaga idea di cosa faranno dopo. Conoscono Habermas come lo conoscevo io, ma sembrano incapaci di sviluppare un progetto su se stessi. E quindi?

 

L’Università deve insegnare un mestiere?

Questa è la domanda che oggi spacca (legittimamente) in due le riflessioni sulla formazione al lavoro. L’Università era il luogo della formazione d’eccellenza. Un laureato negli anni ’60 era uno che aveva le idee chiare sul cosa e sul come. Poi con l’accesso di massa all’istruzione universitaria, la soglia del credenzialismo (Collins) si è alzata via via fino a produrre quelli che oggi sono i master di 1° e 2° livello. Poi diventi Super Sayan, ma ancora non capisci un accidenti di niente.

Finisce che per imparare un mestiere (in particolare legato al web) devi rivolgerti alle mille scuole di formazione private che nel frattempo si sono preparate ad accogliere persone tra i 30 e i 40 anni, tanto preparati sulla social innovation quanto ignoranti sui mestieri della comunicazione. Domanda: ma quanto camperanno? Per quanto tempo si possono collezionare attestati di master e corsi? Soprattutto, non ci vedi un tragico disegno che risponde a logiche di business?

I “corsari” del web oggi hanno davanti le praterie lasciate da un’Università forse ancora un po’ seduta su saperi stanchi, certamente utili, ma che non fanno più la differenza nel mercato del lavoro come 50 anni fa (e per altro all’epoca si studiavano quasi le stesse cose). Parlando per me, ho frequentato una triennale in cui ho fatto teoria e una specialistica di due anni in cui ho fatto ripetizione della stessa teoria con gli stessi professori. Diamine, in quei due anni potevano insegnarmi tanto altro!

 

Dove nasce la polemica?

Qualche giorno fa ho scoperto che il mio Manuale di Seo Gardening è stato scelto come libro di testo per il corso di Social media Management all’Università di Torino (UniTo). La notizia mi ha riempito di gioia per una decina di secondi, poi piano piano mi è salito il dispiacere. Non dico che a Napoli dovrebbero darmi una cattedra, perché non la merito, ma per lo meno si potrebbe riflettere sul fatto che se le risorse sono poche (e si lamentano sempre di questo) forse è anche perché i ragazzi piano piano cominciano a chiedersi se valga ancora la pena iscriversi ad un corso di studi che non è più il luogo della formazione d’eccellenza, ma del conservatorismo più miope e reazionario, condito da seminari a spruzzo, ospitate brillanti da cui non può nascere altro che una bella suggestione, perché durano due ore. Anche meno.

L’ho fatto notare ad alcuni amici docenti sentendomi rispondere che la mia analisi non tiene conto di aspetti complessi, insomma, non ne so abbastanza per giudicare. Forse e vero, intanto mentre si ragiona sui perché e i percome i corsari là fuori ringraziano. Io non ho proposte da fare per il semplice motivo che non lavoro per l’Università, faccio un altro mestiere, quindi se c’è da cambiare le cose, devono essere persone più preparate di me a pensarci, persone che l’università la fanno!

 

L’università non è il luogo adatto per certi insegnamenti? Chissà se sono pronti a dirlo alle giornate di orientamento davanti a centinaia di diciottenni che devono decidere se e dove iscriversi? Perché è di questo in soldoni che parliamo.

 

Lo SMAU di Napoli

Sono contento di parlare allo SMAU di Napoli, perché introdurrò quelle conoscenze sociologiche legate alla keyword research che mi hanno permesso di costruirmi una carriera sul web, conoscenze che ho sviluppato negli ultimi 10 anni (quasi) e che mi sono costate stress, sudore e qualche lacrima. Conoscenze che allo stato attuale i laureandi in Scienze Sociali dovranno pagarmi profumatamente, perché nel loro dipartimento non si insegnano… non ancora.

L’evento è gratuito ed è organizzato dal mio editore Flaccovio. Ecco il link per iscriversi al mio workshop (purtroppo solo) introduttivo.

Ci vediamo il 16 dicembre alle 15:00 alla Mostra d’Oltremare

Ti aspetto.

  • “ho frequentato una triennale in cui ho fatto teoria e una specialistica di due anni in cui ho fatto ripetizione della stessa teoria con gli stessi professori”. Quanto ti capisco….same here, nella bella Milano.

    • Tante persone mi contattano per chiedermi se suggerisco l’iscrizione a Sociologia o a scienze della comunicazione. A queste persone ho sempre detto di sì, assolutamente sì… però certe volte un po’ la voglia ti passa, soprattutto quando finisci a non capire più il motivo per cui stai dando un “buon” suggerimento.

      • ehehe. Effettivamente. Tra l’altro quando dicevo che lo stesso vale qui, intendevo per la facoltà di Design (che ho frequentato). Penso sia una cosa comune al mondo universitario.