Piersante Paneghel per Seogarden

by francesco 2.714 views0

Piersante Paneghel
Piersante Paneghel

Al cospetto di Piersante Paneghel non ti occorre molto per capire con chi hai a che fare. Ho avuto la fortuna di farci quattro chiacchiere dopo averlo incontrato all’ultimo SMXL. Sono felice di riportarvi le sue risposte.

 

Perché sostieni che la SEO è una branca della comunicazione e non del web marketing?

L’esempio che faccio di solito è quello di Gutenberg e le bibbie.
Così come noi non definiamo il processo di stampa tipografico come una branca della religione (anche se per secoli le tipografie hanno stampato quasi esclusivamente bibbie) similarmente non dovremmo definire la SEO come una branca del Web Marketing, anche se sono 20 anni che si ottimizza prevalentemente all’interno la filiera del web marketing.

È un accidente storico determinato, non è il destino scritto nel kernel della SEO.
La SEO riguarda l’intera sfera comunicativa di questa era tecnologica, insomma tutto, può riguardare il web marketing ma anche il reverse marketing, per dire.

  • Può difendere un brand o una reputazione oppure attaccarla.
  • Può essere usata per lanciare prodotti o per denunciare i danni che quei prodotti provocano e organizzare Class Action.
  • Può essere usata dai “gro$$i” e dai “piccoli”.

È la forma contemporanea di propagazione dei contenuti (come la tipografia lo fu nel ’500). Senza un po’ di SEO (consapevole o meno) quello che dici/vuoi/fai non avrà ascolto.

In sostanza è la pre-condizione contemporanea per la fruizione di risorse informative di qualsiasi tipo. Riguarda tutto e tutti, non solo il marketing.

 

Qual è il mind set ideale per fare SEO

Quintali di gesso e un orizzonte di calma. La fretta è la madre di tutte le cazzate.

Tipicamente ci sono due scenari operativi: il sito dove operi è tuo Vs. Il sito è di altri che ci campano.
Io frequento solo il secondo scenario e devo considerare che dietro il “traffico” ci sono stipendi, famiglie, mutui ecc. Quindi calma olimpica nelle scelte e orizzonte temporale lungo.
Sull’atteggiamento mentale direi che NON bisogna guardare gli algoritmi negli occhi che altrimenti s’incazzano. Stare morbidi, muoversi sapendo che ci guardano ma senza dar a vedere che lo sappiamo.
Insomma, ci siamo capiti. Un Seo quando legge un documento o analizza un profilo di link percepisce immediatamente se prima di lui è passato un altro Seo.

Ecco, quella è la puzza di SEO. Spesso le risorse rankano non grazie alla puzza di SEO ma malgrado la puzza di SEO.

 

Un sito web di cui vengono navigate più pagine e per tanto tempo, si posiziona meglio? Come fa Google a leggere questo dato?

I siti che “soddisfano” gli utenti si posizionano meglio, si. Ma non sempre questo indice si misura in numero delle pagine navigate, dipende dall’intento di ricerca. Un comparatore di prezzi o un blog ottengono visite puntiformi di solito, ma sono ad alta soddisfazione. Al contrario girare 20 pagine per trovare le informazioni sulle spese di spedizione non può essere considerato un buon indicatore di soddisfazione.

Per vedere cosa facciamo quando non siamo sulle SERP Google ha Chrome a disposizione, un browser molto chiacchierone. Possiede inoltre infrastrutture di rete e una infinità di modi che gli permettono di osservare e patternizzare i comportamenti degli utenti. Può usare tecniche di fingerprinting per “difendersi” ma anche per osservare al microscopio cosa piace a minuscoli target campione o addirittura a singoli utenti.

 

Un link referral da una pagina Facebook molto (ma molto) seguita, può avere effetti positivi sul ranking?

Effetti diretti/stabili direi di no ma può avere importanti effetti indiretti/instabili, paragonabili all’influenza dell’off-line. Qualsiasi attività che abbia ripercussioni sul CTR di una risorsa influisce sul rank, solo che è un’influenza momentanea, che dura fin quanto dura il segnale di “maggior interesse”, per poi svanire.

 

Esiste un caso (o più d’uno) in cui i backlink nofollow migliorano il posizionamento?

Il nofollow blocca per definizione il passaggio di Link Juice. Se un link nasce col nofollow non spingerà, punto. Caso diverso se il link nasce dofollow e si trasforma successivamente in nofollow o addirittura sparisce. La mia opinione è che in questo caso una parte di spinta rimanga. Dico questo sia per aver osservato alcuni test fatti da colleghi, sia in punta di logica.

Il meccanismo che gli algoritmi usano per valutare la credibilità di una risorsa tende a emulare il concetto di fiducia che usiamo noi umani.

  • Se ti fermo per strada e ti dico che sono fico (mi do un link da solo) tu non pensi che sono fico, pensi al contrario che ho l’esaurimento nervoso.
  • Se alla fermata del tram senti due che parlando tra di loro dicono che sono fico (il link arriva da un sito che non è mio), tenderai a ritenere l’informazione più credibile.
  • Se è il tuo professore universitario che dice che sono fico (link da sito autorevole), allora magari gli crederai senza bisogno neppure di aprire il link.

Ok, questo è lo schema.

Ma se il professore universitario muore? Divento meno fico?


Io dico di no, almeno non immediatamente e non tanto quanto ci si aspetterebbe con un’interpretazione rigida del PR. Certo, calerai e probabilmente col tempo la spinta diminuirà, ma IMO non del tutto.

 

Il testo c’entra qualcosa con la SEO?

Beh, da qualche parte qualcosa bisogna pur scriverla.

 

Per concludere, dove ci consigli di guardare per essere SEO migliori?

Dappertutto, non chiudere mai gli occhi.